VOLONTÀ DI VIVERE. VOLONTÀ DI IMPRESA. VOLONTÀ DI LAVORO.

presentazione di Cristian Arni

L’articolo odierno del Prof. Saccà punta la lente d’ingrandimento su molti. moltissimi argomenti a noi cari, da sempre; qui su CHPress abbiamo quotidianamente riportate le note di Saccà, immancabilmente, instancabilmente Saccà ha lavorato ogni giorno per fornirci una opinione: lucida, ferma, senza esitazione, pur nell’evoluzione degli eventi. Ebbene, oggi nella sua nota ci sono alcuni punti di contatto del tutto casuali e sorprendenti, come in apertura il riferimento agli attacchi atomici subiti da Hiroshima e Nagasaki, ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo: https://www.chpressoffice.com/a-75-anni-dalla-catastrofica-esplosione-atomica-ad-hiroshima/ ecco allora che che ci sorprendiamo e compiaciamo anche po’ vista la sensibilità che ci accomuna in parte al Prof. Saccà così, i temi affrontati nel suo articolo sono tremendamente attuali e non possono che trovarci concordi, no, non già per il fatto che li pubblichiamo, non pubblichiamo solo quello che condividiamo, ma ciò che troviamo degno di esser letto, che ci offra spunto di una riflessione profonda e genuina.

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

È l’anniversario dell’impiego bellico della bomba atomica. Fu gettata nella città di Hiroshima, in Giappone, al finire della Seconda Guerra Mondiale nella convinzione, discussa, controversa, che avrebbe anticipato la resa del Giappone, la fine del conflitto, limitato il numero dei morti. In realtà morti ne causarono a migliaia, le due bombe, dopo Hiroshima fu annientata Nagasaki. Non soltanto morte ma orribile novità del morire, gente a migliaia bruciata, carbonizzata, muri trascinati e polverizzati da vento bruciante quanto il ventre del sole, corpi che diventano stampe nel suolo, tutto liquefatto, storto, chi sopravviveva portava mostruosi segni deformanti. La guerra, come sempre, peggio di sempre, appariva distruzione degli uomini e delle cose, uno sconfinato arido terriccio cimiteriale insanguinato. Noi, dunque, attualmente stiamo esagerando quanto ci accade con intollerabile magniloquenza. Chi ha vissuto lembi di guerre ha ben altra coscienza del male. I mezzi di comunicazione e la società del benessere alterano ed ampliano gli eventi rendendoli universali, giganteschi e dolorosissimi. Per i mezzi di comunicazione non è la notizia che conta ma la diffusione della notizia, una notizia data con un mezzo di comunicazione di massa diventa grandiosa pur essendo minima; la società dei consumi altera la percezione, siamo talmente abituati, almeno in Occidente, ad evitare i fastidi, il dolore ed a volere il piacere che il minimo ostacolo diventa gravissimo insopportabile. Il malessere di questi mesi ha evidenziato entrambe le disposizioni percettive. Non vi è nessun paragone con il periodo delle guerre o altre esperienze pandemiche. Davvero nessuna comparabilità, la guerra stermina milioni e milioni di persone, frantuma città, interi paesi, affama popoli. Ma dico di più, al presente la penuria, l’acqua mancante o contaminata, le guerre locali, la siccità, la mancanza di farmaci e di ospedali causano una mortalità, in specie infantile, sovrastante a milioni quella della pandemia ma è pressoché taciuta, questa moria costante! Per tornare alla “peste”, la presente è incomparabilmente minima rispetto alle “pesti” trascorse. La febbre “spagnola” uccise decine di milioni di persone e le pestilenze storiche, Atene, Firenze, Europa, Milano dimezzarono le popolazioni, le persone morivano a grappoli. Allora? C’è qualcosa che non è spiegabile, c’è qualcosa e qualcuno che deforma la cognizione, non la relativizza, vuole il dramma. Intendiamoci, la malattia esiste. È il modo di opporsi che suscita antagonismo. Altro è vivere soggetti all’incubo, altro è, pur con l’incubo, vivere. Altro è paralizzare, intralciare il lavoro in nome della salute, altro è tutelare la salute e tutelare il lavoro. Al dunque, è da considerare se un focolaio, parola ormai canonica, di decine di persone, sotto controllo, accade, l’evento è da considerare la via di ingresso della fine del mondo! Ecco il punto. La vita è energia, forza, potenza, volontà, desiderio, amore, odio. Quando si attenuano questi impulsi la vita deperisce, si spegne. In circostanze particolarmente difficili, e non sono le nostre, in ogni caso occorre un accrescimento di volontà vitale. Non c’è altro rimedio.
Chi governa deve rendersi esemplarmente fiducioso nella vita e nella salvezza, tutelare ma non soltanto tutelare, occorre spinta vitale. Tutto è perduto se pensiamo solamente a difenderci.
Non voglio entrare nelle decisioni specifiche odierne: continuazione dei non licenziamenti, aiuto agli acquirenti, conta soprattutto la volontà di vivere nonostante il male, e non esagerare il male. Ritengo che “scatenare” l’iniziativa imprenditoriale favorirebbe, sfogherebbe la volontà di vivere. Per me è un punto capitale. Chi lavora ha fiducia nella vita. Qualche immissione filosofica, psicologica nella ripresa sarebbe opportuna. La voglia di vivere al di là di ogni ostacolo. L’esistenza non scorre mai tranquilla. La vita è un processo che ha in sé l’opposizione (dialettica). Fermarsi di fronte all’ostacolo, ribadirlo, non vivere superandolo ma nascondendosi (paralisi dell’eros, dell’impresa) non è colpa della malattia. È colpa nostra. L’impresa economica non è esclusivamente impresa economica.
È impresa vitale.

Author: Cris

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