Violenza inaudita alle porte di Roma

di Cristian Arni

 

Colleferro teatro di un atroce pestaggio ai danni del giovane di origini capoverdiane; molte iniziative in sua memoria.

 

 

Roma, 8 Settembre:

Morire a vent’anni per un’aggressione di gruppo, morire in provincia di Roma, come si fosse nella peggiore delle provincie americane, in Alabama o in uno di quegli stati dove il suprematismo sempre e comunque riesce a farla franca, chissà perchè, morire a vent’anni in quel modo non è possibile, non è normale, nono è giustificabile, che si tratti di bianchi o neri, italiani o immigrati, è segno che più di qualcosa è andata fallita nel processo educativo dei quattro giovani protagonisti del pestaggio, ma è sintomo anche che la società ha delle responsabilità, ma la prima e più grave responsabilità la hanno i carnefici dell’esecrabile, quanto abominevole, atroce assassinio compiuto ai danni di Willy Monterio, il giovane rimasto ucciso nel corso di una rissa.

L’episodio è accaduto nella notte tra Sabato e Domenica; Willy per difendere un amico al centro di un alterco con il branco capeggiato dai due fratelli, Marco e Gabriele Bianchi, insieme a, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, sarebbe stato raggiunto dal branco, pare coadiuvato da un quinto elemento più defilato che avrebbe avuto un ruolo di favoreggiamento nella tragedia di Colleferro, avendo guidato il Suv fino al punto della furiosa rissa, che poi avrebbe posta la parola fine alla giovane vita di Willy spezzata a suon di calci ripetuti e pugni a volto, torace e cranio, tanto da sfondarne la cassa toracica e procurargli un’emorraggia interna.

Per la giovane vittima di origini capoverdiane, a nulla è valsa la corsa in Ospedale dove al suo arrivo è stato dichiarato clinicamente morto. 

Ora i quattro responsabili della morte di Willy dovranno rispondere di un’accusa che secondo l’opinione pubblica sarebbe troppo leggere, vista l’entità dei fatti: l’accusa al momento, non ancora confermata sarebbe di omicidio pretereintenzionale.

I quattro non avranno certo vita facile all’interno del carcere, raggiunti via social da insulti, e messaggi che ne incitano il linciaggio fino ad arrivare a minacce di morte.

Rinchiusi nel carcere romano di Rebibbia, osservati a vista, oggi si terrà l’interrogatorio di convalida dell’arresto, mentre domani l’autopsia, sul giovane rimasto ucciso, sancirà le cause della morte a seguito delle ripetute e violente percosse sferrate dai quattro che, ricordiamo, praticavano una delle più complete forme di arti marziali: l’MMA, mixed martial arts, un misto di boxe, lotta greco romana, e arti marziali, senza esclusione di colpi, o quasi.

Scagliarsi contro un giovane, mingherlino e da solo per giunta, che sarà pesato almeno la metà dei quattro picchiatori, è un atto ignobile; se menare le mani è sempre un gesto discutibile e pericoloso, specie se si hanno dimestichezza e confidenza con sport quali Boxe e Arti Marziali, compiere una “spedizione punitiva” ad “armi impari” quattro contro uno è un atto di una barbarie e una gravità inaudita, condannabile a priori, perchè la violenza è sempre un gesto da abolire.

Al momento, è esclusa l’aggravante dell’odio razziale, il che non scagiona minimamente i quattro carnefici dalle accuse loro mosse. Certo è che la difesa avrà le sue belle gatte da pelare nel gestire le gesta dei quattro picchiatori, i quali semrberebbe da quanto appreso, non sarebbero certo nuovi a certi episodi di violenza, minacce e aggressioni,  tanto da non essere sconosciuti alle forze dell’ordine.

Sembrerebbe, come riportato dal quotidiano La Repubblica, che alcuni conoscenti ed amici di Willy avrebbero sentito pronunciare alcune frasi choccanti da alcuni parenti dei carnefici di Willy, all’arrivo nella caserma di Colleferro: “”In fin dei conti cosa hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario“.

Al momento l’accusa dei quattro, come sopra sotolineato, è di omicidio pretereintenzionale; stando così le cose, ad oggi sulla carta la pena si aggirerebbe tra i 10 e  i 18 anni di reclusione, a occhio e croce, secondo l’ordinamento italiano arti 584 del c.p.

Nel frattempo ad indagare sulle dinamiche e circostanze dell’accaduto è la Procura di Velletri la quale sta raccogliendo testimonianze di amici, conoscenti e quanti hanno assistito all’accaduto, consultando inoltre le telecamere a circuito chiuso presenti nella zona.

Le notizie in queste ore, come spesso accade quando avvengono fatti simili, si rincorrono a gran vlocità; da un lato il tentativo di scagionare i quattro da parte dei famigliari, dall’altro le polemiche sul ritardo dei soccorsi, dall’altro ancora le minacce lanciate da chi vorrebbe vendicarsi contro i quattro protagonisti della rissa, insomma, la faccenda come previsto si infittisce di punti oscuri su ui bisognerà presto fare luce per portare chiarezza su un episodio di una violenza inaudita.

Per simili atti, così come appresi e come sono stati presentati i fatti al momento, secondo parte dell’opinione pubblica non dovrebbero esserci sconti di pena nè misure detentive alternative all’ergastolo nei confronti di chi ha causata la morte del giovane.

Come spesso accade in certi casi di cronaca poi, non mancano quelli che invocano la “legge del taglione”, ma certo qui entriamo in un altro argomento che potrebbe condurci fuori strada.

Nel frattempo tante le iniziative di solidarietà nei confronti della famiglia del giovane Willy: dal lutto cittadino ad Artena, al minuto di silenzio osservato ieri, all’istituzione di una raccolta fondi per la famiglia, fino ad un appuntamento promosso dal NIBI- Neri Italiani- Black Italians che hanno indetto per Sabato 12 Settembre alle ore 18.00, in Piazza San Giovanni a Roma, una manifestazione pacifica, una marcia di pace, in memoria del giovane che ha persa la vita a Colleferro.

Author: Cris

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