Una serie di proposte per uscire dall’ impasse

DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

di Antonio Saccà

 

 

 

 

La situazione odierna del nostro Paese e nell’ insieme della situazione mondiale è drammatica e può anche peggiorare. Quando finì la Seconda Guerra Mondiale l’Italia era a pezzi rotti ma la volontà di ricreare enorme, oggi è proprio la volontà di fare ostacolata. Le problematiche sociali ed economiche esistevano in Italia e nel mondo ma le problematiche sanitarie hanno suscitato degli aggravamenti impeditivi, in specie per il timore dei contagi, lavorando e nelle relazioni. Se un teatro, un ristorante, uno stabilimento di spiaggia stanno sotto rischio di assembramento, cessano la loro funzione associativa, non attivano lavoro, pertanto non hanno necessità di lavoratori, la conclusione è la svendita, il fallimento, il licenziamento. Inoltre esistonestare in massa, violeremmo il distanziamento sociale. Insomma, impoveriti e muti. Ho scritto che le regole anti morbo sono in effetti regole anti-economica, se le rispettiamo saremo al crollo economico. Per esemplificare, un teatro con le misure odierne non supporterebbe un adego concezioni antimprenditoriali, antindustriali che, di un ambientalismo anti produttivistico che porterebbe alla fame milioni di persone costringendole a questuare elemosine di Stato. In siffatte ragnatele difficilissimo slegarsi, impossibile protuato pubblico e similmente le altre attività. Ma non intendo vagliare queste situazioni, intendo essere prospettico, anche se insisto con il ribadire che non sono le regole a tutelarci ma le cure e strumenti che accertino rapidamente la nostra salute. Segno taluni punti.

Punto primo, impresa normale, diciamo, che  mantiene solo  gli operai  necessari dato l’accrescimento dei mezzi di produzione e  gli strumenti tecnici nuovi e quindi licenzia i superflui o esuberi, come si definiscono attualmente; seconda ipotesi: impresa normale che mantiene gli operai e gli impiegati ma data la maggiore capacità produttiva con i nuovi mezzi di produzione  diminuisce salari, stipendi , orari; terza ipotesi: impresa normale che non diminuisce salariati e stipendiati ma diminuisce l’orario di lavoro ed il profitto del capitalista; quarta ipotesi, originale: impresa di lavoratori che non appartiene al proprietario capitalista ma ai lavoratori che dispongono del lavoro come capitale, i  lavoratori  nominano un imprenditore, tra di loro o stipendiato, e lavorando al di fuori di ogni limite pur di far sopravvivere l’impresa e l’aut occupazione, gestiscono orari, salari, stipendi nel modo variabile necessario alla persistenza dell’impresa dei lavorato a scopo di aut occupazione(ILSA). Queste imprese possono attivare imprese fallite, lasciate, o crearle. Ripeto: orari, salari, profitto allo scopo dell’aut occupazione e la persistenza nel mercato. Inoltre, nessuno, se non gravemente impedito, deve ricevere denaro senza corrispettivo di lavoro. In una società c’è sempre qualcosa da fare. Inoltre, grandi opere pubbliche e scatenamento dell’imprenditorialità. La criminalità si afferma non con la imprenditorialità ma senza la imprenditorialità. In ogni caso il timore dell’imprenditorialità disonesta non può paralizzare l’imprenditorialità in generale. Le variabili imprenditoriali che ho enunciato coprono le possibilità produttive. I lavoratori non sono in condizioni di esigere dal capitalista, né devono dipendere dalla elemosina di Stato, devono assurgere a classe dirigente per se stessi. Lo Stato avrebbe un ruolo essenziale nel promuovere l’imprenditorialità ed esserlo, il rischio sta nel diventare Governo di parte non Stato. Solo cenni. Siamo nel bollire e il cittadino si avventura nell’autoprotezione imprenditoriale, in forme di autodifesa collettiva. Altrimenti è l’assoggettamento. Bisogna che i potenti nuovi mezzi produttivi non annientino l’occupazione e non servano a pochi contro i moltissimi. Per questo è indispensabile l’Impresa dei Lavoratori a Scopo di auto occupazione(ILSA), in tutti i campi. Il cittadino imprenditore.

Author: Cris

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