Un Don Chisciotte che non tradisce le aspettative.

di Cristian Arni

Al Teatro dell’Opera in scena fino al 20 Ottobre; Hilaire firma la coreografia ispirata alla versione originale di Baryshnikov.

ph di Yasuko Kageyama

MUSICA Ludwig Minkus Balletto in tre atti dal romanzo di Miguel de Cervantes Don Chisciotte della Mancia Durata: 2h 40′ circa – ATTO I 35′ – INTERVALLO 25′ – ATTO II 30′ – INTERVALLO 25′ – ATTO III 43′

E’ un gradito ritorno il Don Chisciotte di Hilaire in scena fino al 20 ottobre al Teatro dell’Opera di Roma; un balletto carico di gioia ed emozioni senza sosta, dall’inizio alla fine.

Così l’appuntamento con la grande danza si rinnova e chiude la stagione del Teatro Costanzi con un balletto favoloso, in strictu e lato sensu, 

Brio e leggerezza in punta di piedi, quei piedi che conoscono la fatica di ore di allenamento e studio inimmaginabili per arrivare a risultati di tale destrezza e naturalezza.

© Yasuko Kageyama

Energia pura per un balletto che cattura subito l’attenzione con le belle coreografie di Hilaire che rendono omaggio al grande Baryshnikov.

La migliore tradizione del balletto classico rinnova così il repertorio con questa nuova edizione.

Prima ancora dell’apertura del sipario, il pubblico si trova davanti il boccascena decorato con disegni, pochi tratti, essenziali, come quelli fatti dai bambini. una rappresentazione stilizzata, dell’ambientazione e dei personaggi dell’opera, fanno venire alla mente i disegni di un altro Don Chisciotte, quello di Mimmo Paladino.

Dietro questa fanciullesca raffigurazione si apre la scena realizzata dal noto scenografo, Vladimir Radunsky, un gigantesco libro pop- up, un grande teatrino di carta coloratissima e bizzarra con linee e forme i cui punti di fuga evocano le prospettive di De Chirico, ma anche quelle di certo Espressionismo tedesco.

© Yasuko Kageyama

David Garforth dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma con un’eccellente concertazione.

Belli e colorati sono i fantasiosi costumi il cui estro caratterizza i personaggi in armonia con la scenografia e lo spirito di questa rilettura del balletto. 

Raffinata l’illuminazione curata dal light designer, A.J.Weissbard che calibra colori caldi, quasi pastello, per il sole della Mancia, a cui fanno da contrappunto i colori freddi  della notte, il campo gitano è un vero carosello, come lo è tutto lo spettacolo.

Quando poi Don Chisciotte cade nel sonno profondo si ritrova in un’ambientazione suggestiva, con il cielo puntellato di stelle luminose, tra amorini che danzano.

Le coreografia di Hilaire segue lo stilema di Baryshnicov mantenendo l’intera azione teatrale e la struttura del balletto al quale però sono state però aggiunte alcune danze: il Fandango e le Danze delle gitane; così Hilaire, pur rispettoso della “lezione” di Baryshnicov ci ha messo liberamente del suo. 

La serata alla quale abbiamo assistito vedeva nei ruoli di Kitri e Basilio rispettivamente: Evgenia Obraztsova e Davide Dato, che si sono guadagnati l’affetto del pubblico presente per una performance vigorosa, applausi per loro e per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, che sostiene una prova impegnativa tra repertorio classico e danze di carattere.

Il recitato nel Don Chisciotte come è noto a chi segue la danza classica, gioca un ruolo fondamentale, tra mimica e pantomima ai ballerini è richiesto un impegno che va a sommarsi alle parti danzate.

Un finale di stagione con ospiti internazionali e nomi eccellenti sul palcoscenico per un balletto che riserva molte sorprese e tanti momenti in cui ci si diverte sinceramente, alla fine tanti, tantissimi applausi per tutti.

© Yasuko Kageyama

Author: Cris

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