Trump vs America, 232 a 306

di Cristian Arni

 

Donald Trump non concede la vittoria, ma il popolo americano ha espresso il suo parere.

 

 

Washington, Stati Uniti

Non c’è pace alla Casa Bianca per il cambio di guardia alla guida degli Stati Uniti, passerà alla Storia come l’insediamento più complicato e discusso di tutti i tempi.

Biden ha vinto, Trump ha perso ma non ci sta!

Il leIt motiv è questo ormai, da quasi due settimane dalle elezioni per l’elezione del 46° Presidente degli Stati Uniti, e tutto il mondo oltre all’America sta con il fiato sospeso.

La gioia per la vittoria di Biden è stata in qualche modo smorzata dai toni minacciosi del Presidente uscente, che ha tuonato e minacciato ricorsi contro il pericolo di brogli elettorali, legati al voto postale, un sistema in uso in America da sempre, per via della sua estensione geografica permetteva di “accorciare le distanze”, oggi invece è soprattutto a contrastare il pericolo contagio da Covid-19.

Ma Trump ha innescato una miccia nella polveriera del sistema elettorale americano accendendo una battaglia all’ultimo ricorso, soprattutto in alcuni Stati quali: Wisconsin, Michigan, Georgia, Pensylvania e Arizona.

 

 

Il punto è: come mai il presidente uscente lamenta solo a cose fatte, irregolarità nel voto espresso via posta? Perchè non si è lamentato prima dell’espressione popolare, tacciandolo di apparente iniquità? Perchè attendere che il suo avversario risultasse in testa per iniziare a twittare con toni minacciosi contro eventuali brogli?

Oggi la piattaforma sociale lo censura, censura un suo Twitt in cui sbraita ancora una volta contro la sua non concessione di vittoria a Biden, il quale replica che non devono essere i twitt di Trump a concedere la vittoria ma i voti espressi dal popolo americano, già ricontati.

E Donald Trump tuona che «Non erano ammessi osservatori e il voto è stato «tabulato» da una società privata della Radical Left, la Sinistra Radicale, Dominion, che ha una cattiva reputazione e attrezzature inadeguate che non sarebbero neppure ritenute sufficienti in Texas (dove ho vinto di gran lunga» 

 

 

Si certo, la sconfitta è dura da accogliere, ma un po’ di sportività nella vita ci vuole, specie per uno che gioca a golf e all’uscita dalla Casa Bianca per salire nella sua Limousine, è accolto da una folla di suprematisti e suoi sostenitori che lo salutano.

Non è però sufficiente questo per arrivare a mettere in discussione quello che l’altra parte dell’elettorato americano ha espresso con quello stesso impianto di voto in uso, praticamente da sempre. Cosa sarebbe accaduto se l’esito del voto fosse stato a lui favorevole? Avrebbe urlato contro in egual misura? Ovvio che no!

Ci si lamenta quando si perde, non certo quando si vince una partita di calcio o football o qualsiasi altra competizione, allora perchè non dovrebbe essere così anche per le elezioni presidenziali? La sua è una lamentazione ostinata contro la sconfitta che brucia primo, perchè la vittoria di Biden, forse secondo Trump, non sarà stata schiacciante, secondo perchè Biden a quanto pare, avrebbe vinto con lo stesso numero di grandi elettori con cui Trump vinse il suo mandato nel 2016, ossia: 306.

 

 

E possiamo capire che brucia, parecchio pure, ma tant’è!

Certo Donald Trump non sta facendo una bella figura, anche agli occhi del mondo; non concedere la vittoria al futuro Presidente, Joe Biden, è condotta di caparbietà ai limiti del ridicolo, un capriccio che finirà per ritorcerglisi contro, come un boomerang.

Negare l’evidenza dei fatti, anche dopo il riconteggio dei voti, è sintomo di una testardaggine tipica di chi non è in grado di ammettere la sconfitta.

C’è però un però, Trump può formalmente presentare quanti ricorsi vuole finchè non si sfinirà, arriverà un momento in cui si sentirà di aver abbondantemente messi i bastoni davanti alle ruote del suo avversario e allorà batterà in ritirata, magari trascinandosi appresso l’orgoglio ferito, stropicciato dalla sua inutile rivalsa.

 

 

Neanche ora che la CNN ha confermato a pieno titolo che Biden ha conquistato l’Ariziona e la Georgia, i due stati su cui poggiavano le ultime speranze di un ribaltone di Trump, pare serva a fargli cambiare idea.

E allora, andando un po’ più in profondità rispetto all’effetto complessivo di questi atteggiamenti di messa in discussione radiale, cosa ci dice tutta questa vicenda a livello sociale, specie semmai Trump dovesse continuare ad libitum il suo braccio di ferro contro un nemico fantasma?

La percezione a livello globale è che nulla è più certo, nulla più è sicuro e netto, che tutto deve passare per controlli e verifiche, mediante sistemi e apparati creati apposta a mettere in discussione la realtà stessa, che anche di fronte ai fatti si può arrivare a negarli, persino scardinare interi sistemi e fattori, arrivando ad usarli a proprio  vantaggio e uso e consumo pur di ottenere l’affermazione di un “io” imperante, rispetto al proprio volere, e potere!

In questo nostro tempo così minato dall’incertezza, abbondantemente assalito dai dubbi, in gran parte instillati anche dalle tante voci, dalle fake news, dalle tante dichiarazioni e dalle immediate smentite, dove le notizie viaggiano al fulmicotone susseguendosi in contrasto tra di loro in un continuum presente spasmodico, resta davvero ben poco a cui appigliarsi e di certo, se la realtà e la lealtà vengono messe così in discussione, l’intima sensazione sarà sempre più quella di sentirsi…spaesati, privati di certezze, in balia degli eventi!

La domanda che ci assale è: sarà così per ogni cosa in futuro? Il trend sarà mettere in discussione l’evidenza dei fatti mascherandola in un clima di totale incertezza?

Sebbene il mood pare sia proprio questo, a dispetto di ciò, per fortuna, c’è ancora un briciolo di sensatezza a sanare gli strappi e le ferite, diciamo pure lacerazioni, del nostro tempo.

Lo stesso, del resto, lo stiamo vivendo con il Covid: un susseguirsi di notizie, negazioni, tesi complottiste, collaborazionismo ma poi, di contro, il virus esiste, e fa anche molto male!

Allora a noi pare proprio che qui ci sia anche un altro virus, altrettanto virulento e pernicioso, ma da un punto di vista più legato alla sfera etica: quello dell’arroganza e presunzione ad ogni costo di certo, potere.

L’accanimento di Trump sarebbe stato giustificato se ci fossero stati i presupposti di brogli elettorali conclamati e certi, ma pur di affermare la proprio…pres(id)enzialismo, Donald Trump è arrivato a criticare di fatto un sistema di voto in essere da tempo immemore.

Una cosa l’ha segnata, questa sua caparbietà: la lacerazione, la spaccatura all’interno della società americana, forse ora è questo il suo obiettivo: portare gli Stati Uniti ad una profonda divisione interna, specie ora che il suo avversario vincitore, Joe Biden avrà invece il duro compito di compattare il sentimento americano e non solo quello.

 

 

 

 

Intanto la variazione sul tema è il nuovo look di Trump; il colore dei suoi capelli, di un bianco argento fa scalpo-re rimbalzando sui social le immagini della sua nuova acconciatura innescando battute ironiche che tendono ad alleggerire il clima.

Fosse che dopo la fatica di queste elezioni Trump si è incanutito dalla fatica della sua battaglia titanica contro il nulla?

 

Author: Cris

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