Tra normative, decreti e de-cretini: il bavaglio all’imprenditoria e la dipendenza come stato di necessità.

Editor e Copy Cristian Arni

Alcune cose hanno il sapore dell’ovvietà, della ripetizione, il concetto che non torna! Ci sono aspetti contraddittori di questa pandemia, analisi e dati che non tornano; poi ci sono regole, atti amministrativi e decreti, che dovrebbero aiutare a contenere il virus, ma questi stessi atti hanno un effetto, una ricaduta e una ripercussione: sociale, economica, individuale, politica a dir poco: conflittuale! C’è chi accusa al Governo l’imbavagliamento del Parlamento, chi invece plaude all’operato della squadra capitanata da Conte e poi ci sono quelli che “sottostanno” alle regole e allo stesso tempo le trovano assurde, ma in tutto questo come un grand leit motiv: queste mascherine che senso hanno? E cosa si cela dietro di esse? E ancora: l’imprenditoria, può davvero uscire in questo modo dalla crisi nella quale è piombata, per colpa del Covid-19 e viste anche alcune misure restrittive? Sentiamo cosa ci dice oggi il Prof. Antonio Saccà.

 

 

 

 

 

 

 

DIARIO DELLA GRANDE PESTE E DI PICCOLE PESTI

di Antonio Saccà

La contraddizione perniciosa in questo momento sociale e politico sta in ciò: governano dei partiti che non hanno del tutto, o tutti, la passione imprenditoriale. Ora nei momenti di crisi chi fa rinascere è lo spirito imprenditoriale, uno Stato che aiuta, ravviva lo spirito imprenditoria, uno Stato imprenditoriale, con mentalità imprenditoriale. Imprenditoriale anche da parte dei lavoratori. Valutate in tal modo, le prospettive da noi sono pessime. Vi è una tesissima contraddizione del ceto politico-burocratico e imprenditori-lavoratori, i quali ultimi vorrebbero fare quello che è il nel loro mestiere, gli imprenditori ridiventare imprenditori, i lavoratori, lavorare. Ormai tutti ribadiscono che la “ripresa” deve avvenire in sicurezza, sarebbe essenziale chiarire che significa “sicurezza”. Un esempio banalissimo. A mesi di società virale non sappiamo esattamente la funzione delle mascherine. Si dice servono a non infettare gli altri da parte di chi è infestato. Altre servano per non contaminare ambienti sterilizzati. Al cittadino che esce di casa quali servono e quanto servono? Se la mascherina non fa propagare l’infezione, chi è infetto la ponga sul viso e non contamina. Tutto risolto! Per niente. Allora, usiamola tutti e ci salviamo. Tutto risolto? Meno che mai. Allora, non usiamola! Dio scampi da questo errore. Non si riesce o meglio non riesco a comprendere a che giovano le mascherine, anzi: quale mascherina servirebbe. Che le mascherine correnti servano è immaginazione protettiva, l’aria penetra dappertutto, del resto il Virus colpisce anche o specialmente gli occhi. Pensare, tanto rumore per le mascherine, ed il Virus penetra anche dagli occhi! Allora occorrerebbero maschere apposite, mirate, rafforzate al preciso scopo di tutelare dal Virus! Ciò che scrivo dall’inizio: niente, il deserto. Ogni tanto leggo di privati che inventano ma la “scienza” si occupa d’altro. Eppure se il Virus ci raggiunge per il naso, per la bocca, per gli occhi una ermetica separazione o depurazione tra noi e l’aria intorno dovrebbe essere lo scopo fondamentale della ricerca, risparmieremmo tutte le modificazioni logistiche. Niente. Ed allora, a che servono le mascherine? Siamo nella magia, più che nella scienza! Gravissima colpa della scienza e della politica. Subito, da principio, nettamente, dovevano indagare sulla difesa all’esterno. Se quanto scrivo varrà almeno come testimonianza, documenti che da sempre affermo che è la tutela all’esterno decisiva, non lo starsene in casa. Lo starsene in casa ha suscitato la protezione materna, un ritorno di sicurezza infantile, con lo Stato a fare da Padre che emana rigorose leggi protettive. Ma non restiamo figli a vita, c’è il tempo di uscire, ma il Padre non ti fa uscire o sotto la vana concezione protettiva ti reclude. Ma è inevitabile, vitale uscire, ancora una volta il Padre Stato vuole proteggerti, ma non ti protegge con la sicurezza di te stesso, la sicurezza dell’autonomia come sarebbe una maschera del tutto rassicurante, ti protegge accerchiandoti di divieti, regole, sottomettendoti maggiormente e rendendo la giornata una successione di ostacoli. Non va. E’ stata ed è una gravissima colpa non cercare una protezione autonoma, che rende il cittadino autoprotetto. Inconcepibile che se le maschere in qualche misura servono non se ne possa rafforzare la capacità protettiva. Vociferano che le contaminazioni sono avvenute per la mancanza di mascherine e non si dedicano possentemente alle mascherine! Ma che scienza, che politica abbiamo? Hanno reso il distanziamento sociale un totem. E va bene, ma soltanto Dio controlla in casa il distanziamento sociale! Hanno detto; chiusi in casa. E i malati hanno convissuto con i sani. Ci fosse scrupolo bisognerebbe contare quanti sono i morti per contagio intra casalingo! Indagano sulle case per anziani, la cui mortalità è gravissima. Ma se proclamano che questo morbo colpisce gli anziani di che si meravigliano! Hanno terrorizzato, terrorizzano ancora gli anziani ritenendoli vittime predilette dal Virus! Dovevano da subito pensare alla protezione esterna, e non ci pensano neanche oggi. Distanziamento sociale, mani lavate, non sono risolutivi. Su tutto il resto, siero, posizionamento, tampone siamo al balbettio, elaborazione di posti nei trasporti comportano cifre, lavori immani, e non rassicurano, il vaccino è lontano, e ricominciamo addirittura con il fantasma di una ripresa del morbo in autunno. Eppure, e con tutto ciò, vi è una pulsione di ripresa, di lavorare, di imprenditorialità animosa, furiosa. I lavoratori, gli imprenditori fiutano il cataclisma, nessuno darà soldi a fondo perduto, se danno soldi in prestito i soldi vanno restituiti e per restituire bisogna produrre e lavorare. L’imprenditore ancor più del lavoratore sente l’ala del fallimento, si che ha perso la calma. Invece al governo, italiano e dell’Unione Europea sono quieti. Le settimane per loro non contano, rimandano, stabiliscono incontri, ne stabiliscono altri, ci vediamo sabato, no martedì, facciamo venerdì, via tra un mese…Che gente rassicurata, la calma degli…

Gli imprenditori hanno voglia di fare gli imprenditori, è gente dinamica, spesso si è fatta da sé, una vita di lavoro…E’ il punto essenziale. L’imprenditorialità. Se la si tarpa non c’è protezione al mondo che serva, posso essere garantito, posso lavarmi duemila volte, posso distanziarmi sette metri, posso areare, posso disinfettare, posso mascherarmi, “sieparmi”, mapparmi, tamponarmi ma se neutralizzo lo spirito imprenditoriale con l’unione “buropoliticamagistrata” che tende alla decrescenza post industriale, tutto è perduto. Se le garanzie di protezione tanto richieste non vengono poi animate dallo spirito imprenditoriale, dal libero gioco dell’imprenditorialità, dal corso a fiumana dell’iniziativa, e devono sottostare al continuo sospetto di errori, violazioni, corruzioni, se imperversano il poliziotto il carabiniere, il magistrato, il vigile urbano, saremo morti con la mascherina in volto e un de-cretino in pugno. Se consideriamo che sono ferme opere finanziate di grande rilevanza infrastrutturale ci avvediamo che c’è un virus micidiale, un sub virus, l’anti imprenditorialità. Ed allora sorge un dubbio: il Virus è usato per attuare il virus anti imprenditoriale, serve a giustificare un progetto antimprenditoriale, antioccidentale? Serve al disegno di una società impoverita che dipende dalla concessioni caritatevoli dello Stato PadreMamma? Interessante. Ne diremo. C’è un disegno in questa cornice!

 

P.S. La Cina ha concesso trenta milioni all’OMS. Interessante

 

Author: Cris

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