TRA ESISTENZA E SOCIETA’

di Antonio Saccà

 

Disgraziatamente ad un certo livello di consapevolezze ogni atto sembra inutile. Da questa consapevolezza nasce l’opprimente entusiasmo, la voglia di agire. Diciamo a noi stessi, non tutti: agisci per dimenticare l’inutilità di ogni azione, agisci con intensità, da stordire la coscienza del Nulla, agisci come se quel che fai sia essenziale sapendo che niente è essenziale giacchè anche il più informe grano di polvere ed il più sontuoso agglomerato di galassia forniranno al vento della notte disperdendovi vani. Impegna le tue forze in opere dove sei più idoneo a manifestare la tua energia. Se non agisci non ti distrai dalla coscienza del Nulla. Nell’usare la tua potenza avrai persino impressione che vale quel che susciti e che vali tu. E’ un’illusione. Si frantumerà perfino l’Universo. Ma immergiti nell’operare. Anche soltanto per distrarti.

Seduto sulla mia solita panchina vedo passare giovani neri, alti, magri, muscolosi, coloriti di un nero ferreo, duro, lucente, sanissimi, passo ampio, rapido, bambini, uno, due, bellissimi, ridenti, occhi neri, capelli neri, labbra che aprendosi si colorano di ingenuo rosa, anche la lingua…Donne solenni, diritte, con gonne sbandierate… Qualche decennio, l’Europa diverrà africana, i neri sono troppo vigorosi, troppo riproduttivi, troppo energici per contentarsi di una condizione secondaria, faranno un partito, decideranno, avremo un’Europa africana, un’Europa europea. Poi si vedrà. Continuando la nostra denatalità che immaginate di vedere? Il sogno millenario africano, prendere l’Europa, da Annibale ai musulmani, forse non resterà un sogno. Anche i cinesi hanno lo stesso scopo. Cinesi ed africani banchetteranno in Europa!

Si è concluso questo travagliatissimo convegno dei capi di governo dell’Unione Europea per stabilire il denaro da distribuire alle nazioni che hanno patito ampiamente la malattia virale. Credo sia stato un convegno tra i meglio recitati. Paesi severissimi specie nei confronti dell’Italia e paesi a nostro favore. Apparentemente. Dico: apparentemente giacchè i paesi a nostro favore hanno magnificamente usato i paesi severissimi a noi avversi per farci sopportare condizioni di prestito, in gran parte sono prestiti, condizionati e addirittura inattuati se non forniamo progetti accettati da commissioni europee. Vale a dire: siamo obbligati ad essere approvati, rischiamo di non esserlo, quindi di non avere denaro. Ma fosse questo il tragico ridicolo. Tragico ridicolo è che siamo incapacissimi di concepire piani per gli investimenti, anzi: non vigliamo investimenti. Li volessimo, avremmo già aperto i nostri cantieri, addirittura con cifre stanziate, disponibili. La falsità odierna è tale e tanta da proclamare riuscito e buono per noi un convegno che paleserà la nostra incapacità. Siamo capaci soltanto di indebitarci ma incapaci di usare utilmente il credito ottenuto. Assisteremo ad una parodia del fare, ad un fare tangenziale, ad uno pseudonimo del fare. Se non si risveglio la sostanza imprenditoriale, a che serve il denaro!

Il solo, l’unico risultato della vita, il risultato che meriterebbe ogni lotta, anche le più strazianti da patire pur di ottenerlo consiste, consisterebbe nel fermare il Tempo. Inconcepibile un eterno presente ma è tragico che il presente non si fermi, oscilla e si annulla, il presente diventa perennemente passato. L’attimo svanisce all’apparire e sorge un attimo che sparisce all’apparire, le stesse carte, lo stesso risultato dei dati, morire vivendo, anzi, morire doppiamente, quando moriamo per l’eternità, quando moriamo attimo su attimo: una vena aperta insanabile, perdi sangue inarrestabilmente, vedi quel che accade e non puoi riparare. Scatenati a capofitto nell’agire, cerca di dimenticare il Tempo, e la coscienza del Tempo ossia il morire, dimenticare pur sapendo, è l’unico rimedio senza essere un rimedio. Vi sono uomini in tutto dedicati alla vita, ci sono uomini che indossano la coscienza della morte e non li distrai neanche il sonno. Ma gli uni e gli altri agiscano, accrescano la civiltà, dimenticare la morte dedicandosi a costruire civiltà. Sapreste dirmi che altro, e di meglio, può concepire l’animale cosciente di morire detto: uomo!

Siamo nati in un luogo preciso, in una città determinata, in una ragione, in un paese, in un continente, nel mondo. Ogni tratto è necessario. Non siamo cittadini del mondo, ma della nostra città, della nostra regione, del nostro paese, del nostro continente, del mondo. Non siamo scambiabili. Non siamo soltanto uomini. Non siamo soltanto “natura”. Siamo natura e civiltà, natura e storia. Siamo cittadini del mondo, ma da europei, italiani, siciliani, messinesi (parlo di me, ciascuno a modo proprio). Dobbiamo difendere ogni anello di questa corona, altrimenti o siamo troppo limitati (paesani) o siamo troppo universalisti. Noi siamo europei, non l’Unione Europea, ma la civiltà europea. L’Unione Europea se non difende la civiltà europea è carta da stracciare. La Civiltà Europea ossia libertà religiosa, libertà politica, aristocrazia del pensiero, valore del singolo non assorbito dallo Stato. Oggi dobbiamo difendere l’Europa e le nazioni europee. Noi, l’Italia, e l’Europa. Questa è sovranità. Difendere, accrescere, elevare la propria civiltà. Il Tempo distruggerà anche le stelle ma dobbiamo fare, che altro possiamo se non “fare”! Coloro che sono contro il fare per la civiltà sono rogna, ruggine, muffa sulla Vita. Coloro che fingono siano vittorie le sconfitte sono la rovina della propria nazione. Se l’Unione Europea ci soccorre dobbiamo essere capaci di avvantaggiarci del soccorso. Ma, incredibile, il denaro verrà “lavorato” dai nemici dell’impresa!

Author: Cris

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