TRA CONTAGIO E LAVORO

 

di Antonio Saccà

 

A questo punto bisogna avere idee chiare altrimenti rischiamo di renderci tiranni della società, intendiamoci non è neppure un bene dare alla società l’idea che può fare quello che vuole, ma non bisogna neanche dare l’impressione, e la concretizzazione di tale impressione, che il cittadino è in balia del potere politico-amministrativo. Esemplare a riguardo l’evento accaduto in Veneto, un cittadino veneto ha avuto rapporti all’estero ed è stato contagiato, da ciò veementi dichiarazioni del Governatore del Veneto, dichiarazioni che si estendono a misure rigorose ulteriori, punitive e coattive, persino. A questo punto, torno a dire, bisogna che ci accordiamo, o si crede che questa malattia è curabile con i farmaci, o si crede che basti il contagio a rovinarci mortalmente, incurabilmente, ed i focolai sono reputati incendi inestinguibili, o si crede che mascherine, distanziamento, mani lavate siano “ineliminabilmente” il rimedio, o si spera nel vaccino, o non so che … Certamente non possiamo sovraccaricare la gente di tutto questo insieme. Invece è quel che facciamo, con inevitabili trasgressioni. Ma c’è qualche geometra della salute che ritiene attuabile il distanziamento sociale? Vi è qualche ispettore che potrà indagare che volto c’è sotto la maschera? Qualche idraulico che sorveglierà il lavaggio delle mani? Sono misure alla lunga intollerabili e dannose in quanto inosservabili. Non per disobbedienza ma perché percepiamo che il Virus non è più mortale e, soprattutto, è curabile. Ripeto: è curabile. Anzi: è digerito. Per cui sottostare alle “regole” arreca maleficio, appesantimento. Questo sente la gente, in gran parte, sente che è l’ora della salute, della vitalità, eventualmente della cura “medica” non amministrativa.

Per chiarire: occorre passare dalla cura amministrativa, il distanziamento, la clausura, alla eventuale cura medica. E valga il vero: fosse realistica l’idea che è indefettibile il distanziamento, essendo violatissimo, dovremmo essere ospedalizzati a migliaia. Il denunciare molti irregolari e pochissimi malati mostra che il distanziamento inosservato non causa danni, altrimenti, ribadisco, saremmo malati in massa. Paradossalmente le violazioni del distanziamento e del “mascherificio” ed i minimi contagi dimostrano che viviamo piuttosto bene senza, ridico, senza distanziamento e maschere! Non vorrei, davvero non vorrei, che l’incapacità di sanare la vera malattia, quella economica, si occulti con il proclamare che la ragione di questa incapacità nell’economia è dovuta alla presenza del Virus! Poiché c’è il Virus non possiamo far lavorare la gente in quanto si deve proteggere dal Virus! Questo sillogismo non mi piace, è falso, è distruttivo, non mi convince. I teorici del contagio perpetuo devono dirci che intendono proporre per l’economia. Non basta il grido: attenti, non abbassate la guardia, non assembratevi, il Virus è presente, tornerà, giungerà da altri paesi! Sia. Ma che proponete per l’economia? Non facciamo lavorare perché chi lavora si infetta? Saremmo tutti malati, fosse vero, poiché molti lavorano. Indossare mascherine, attuare distanziamento? Sia, ma se il distanziamento rovina bar, ristoranti, alberghi, negozi ecc. e vedo che la gente sta prossima e non si infetta, perché imporre un obbligo di sicuro dannoso e di incerta utilità? Insomma, la medicina esiste o non esiste? Se esiste tuteliamo la salute con la medicina (plasma, tamponi, eparina, clorochina, antinfiammatori…) non con misure amministrative che suicidano l’economia. È vero o no che il Virus ha perduto idoneità mortale? Se l’ha perduta a che servono stanziamenti e mascherine! Ed eventualmente, non basterebbero le mascherine? Ma altrove l’epidemia è violenta, si obietta. Altrove non siamo noi, altrove sono gli …altri! Ma l’altro può entrare da noi, si controbatte. Sia, ce ne difenderemo. Che alternativa abbiamo, stare fermi ad aspettare il Virus? Lavoriamo, e viviamo, e non limitiamoci a difenderci. Ed infine, non confondiamo contagi con morti.

 

Per l’Europa mi preoccuperei massimante della crisi economica, in Italia tragica; mi preoccuperei dell’invasione della Cina; della malavita; della distruzione della nostra civiltà ad opera degli iconoclasti nemici del nostro passato. Sono argomenti gravissimi. A qualcuno conviene parlare del Virus per distrarre l’attenzione. Ma che possiamo fare per il fatto che di Virus la gente non muore, in Europa! Non muore, è un fatto. Dispiace a qualcuno che non può trovare scusanti alla crisi economica? O non può nascondere il salto evolutivo degli stranieri o degli afroamericani: da conviventi integrati a gruppi che si fanno giustizia e partiti da sé contro di noi? Abuobakar Soumahoco, rappresentante di Stati Popolari, irride a chi considera gli stranieri un “bacino elettorale” e ipotizza un loro partito che si fa giustizia e rivendicazioni direttamente. E negli Stati Uniti pare nasce una candidatura presidenziale afroamericana esplicita. A cavalcare la tigre si finisce addentati.

Author: Cris

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