Torna in scena “Il Fazzoletto di Dostoevskij” di Giuseppe Manfridi

a cura di Cristian Arni

L’occasione è di quelle che meritano tutta l’attenzione possibile, appuntamento con la drammaturgia di uno degli autori più prolifici del nostro tempo:Giuseppe Manfridi,  Con la messa in scena di Claudio Boccaccini e l’interpretazione di Paolo Perinelli, lo spettacolo sarà in scena nei giorni 28(sabato h. 21) e 29 (domenica h. 18,30) Settembre al Teatro Le Salette – Vicolo del Campanile 14 (traversa Via della Conciliazione).

Vi raccomandiamo vivamente di prenotarvi per non perdere questo appuntamento, dite pure che ve lo abbiamo consigliato vivamente noi di CH Press Office.


“Nella penombra di una stanza si consuma un mercato strano tra un vecchio morente e un giovane imbellettato che mira a sedurre la moglie dell’altro. Il vecchio è Dostoevskij, mentre il giovane è uno che non ha idea di chi sia colui che gli sta di fronte. Si chiama Pavel, e l’unica cosa che sa è che quel vecchio vuole il suo bel fazzoletto di seta e che lui dovrà darglielo, per poi scoprire suo malgrado che quel fazzoletto è il lasciapassare per altri mondi.

 

 

IL FAZZOLETTO DI DOSTOEVSKIJ nota di Giuseppe Manfridi

Pietroburgo. Fine Ottocento. Siamo nello sparuto salottino di Pavel Petrovic, un piccolo burocrate arruolato come impiegato di sportello presso il banco di pegni gestito dal suocero e dal cognato. E’ giorno di lutto. Nella casa si riuniscono, afflitti, amici e parenti in visita di condoglianze per la recente scomparsa dell’evanescente e gracile Liza, la giovane moglie di Pavel Petrovic. Nella finzione scenica il gruppo degli ospiti coinciderà con quello degli spettatori, al punto che alcuni di essi verranno presi dichiaratamente di mira per essere precipitati in un alterco a senso unico dai toni accesi e grotteschi. Il Nostro, difatti, ha qualcosa da espettorare e non riesce a trattenersi. La causa della sua stizza apparentemente fuori misura è nella mancata assoluzione susseguente alla confessione di una certa colpa di cui egli avrebbe voluto sgravarsi dopo la scomparsa di Liza e che sarebbe stata commessa proprio ai danni della povera fanciulla. Il piccolo usuraio, insomma, è fuori di sé, e approfittando dell’assemblea che gli si è radunata attorno decide di chiamare gli astanti a emettere un giudizio. Dal racconto tumultuoso che ne viene, emerge in tutta la sua inconsapevole imponenza un episodio dissepolto dagli anni che ci mette al corrente di come Pavel decise a suo tempo di venirsene a Pietroburgo per fare di questa città l’arena di chissà quali trionfi sociali. Eccolo perciò iscriversi a un corso di stenografia, disciplina ancora ignota ai più e dunque piena di prospettive. In realtà, unico risultato che riesce a conseguire è quello di invagirsi di una collega: Anja, giovane attraente e volitiva che, però, verrà presto assunta da un certo scrittore che ha necessità di comporre i suoi romanzi a tambur battente e sotto dettatura. Il suddetto, scopriremo, è Fedor Dostoevskij, destinato di lì a poco a diventare il marito di quella sua efficientissima copista. Il fatto che l’amata sia andata in sposa ad un altro viene comunque interpretato da Pavel come un irrisorio incidente di percorso incapace di frenare le sue strategie seduttive, tanto che il poveretto, trascinato in una girandola di equivoci, finirà col trovarsi a casa di Dostoveskij proprio il giorno della sua morte. Ossia, il 28 gennaio del 1881. “Il fazzoletto di Dostoevskij” è, insomma, la storia di un colossale fraintendimento e, al contempo, la cronaca delle disavventure a cui si sottopone un accidioso senza limiti che si sia dato per motto la seguente regola di vita: “Rivendico, per godere, il mio diritto a soffrire!”; da questa apodittica determinazione vedremo, da ultimo, come abbia potuto scaturire sia la colpa nei confronti di Liza (ovvero, il colpo di scena con cui si conclude la commedia), sia la lunga serie di sevizie a cui, negli anni e suo malgrado, Pavel Petrovic ha condannato se stesso.

Author: Cris