The man who sold the world

di Cristian Arni

 

Chi è l’uomo che ha venduto il mondo? Per quanto ha venduto il pianeta? Perchè lo ha fatto? Siamo noi stessi quelli che vendono il mondo ogni giorno, lo vendiamo perchè pur di soddisfare le nostre voglie scendiamo a bassi compromessi, quando facciamo compiamo scelte che ci fanno perdere la direzione, oppure quando tradiamo chi siamo, ogni qual volta facciamo una di queste cose possiamo dire di aver venduto il mondo.

David Bowie cantava “The man who sold the world”, e mai brano fu tra i più indicati tra le cover in quel famoso unplugged dei Nirvana agli MTV unplugged tutti anni ’90, concerti acustici da cui “scollegato” appunto, “unplugged”, strumenti acustici, niente distorsori e voce messa in risalto senza alzarsi dagli sgabelli, questi furono i concerti che portarono le band di Seattle, ma non solo, lontani dalle grandi arene, in una dimensione apparentemente più intima, quella di uno studio televisivo, in cui il pubblico pur non potendo fare “diving” quella pratica che insieme al “pogo” animava i concerti di quegli anni e quei suoni ruvidi anni ’90/’00.

 

 

Come sempre il tempo è relativo, oggi sembrano così lontani e vicini quegli anni di nostra giovinezza eppure proprio oggi, a distanza di trent’anni, una delle icone più indelebili di quella stagione e generazione, avrebbe compiuto 53 anni, qualcuno che rispondeva al nome ridondante di Kurt Cobain.

Al di là delle etichette sterili che media, stampa, manager senza scrupoli affibbiarono al cantautore americano, Cobain era un musicista istintivo e diretto, empatico e verace, senza filtri eppure filtrato attraverso quel gioco al massacro che solo la grande giostra discografica sapeva fare prima che venisse smontata con l’avvento del web, implodendo su se stessa schiacciata dai colossi di internet che Cobain non conobbe, chissà come avrebbe trovato il leader dei Nirvana questo mondo virtuale, finto e artificiale, lui che voleva uscire dal mainstream nel quale si era ritrovato, chissà cosa avrebbe pensato e comunicato ai suoi fan, avrebbe usato Facebook o Instagram o Twitter o nessuno dei tre maggiori social?

Quello che è certo è che in questo giorno del suo genetliaco, Cobain ha lasciato ai suoi fan non solo una discografia ruvida ed intensa ma anche tanto materiale inedito che oggi, proprio grazie alle nuove tecnologie, potrebbe vedere la luce, come avvenuto per esempio con il brano “You know your right”, che vide la luce postumo la morte di Cobain.

E come non pensare ai tanti video su youtube dove è possibile ammirare e riguardare all’infinito le performance di Cobain e compagni? Allora a noi oggi piace fare simbolicamente gli auguri al front man della band di Seattle che portò avanti una stagione musicale e culturale che non conoscerà eguali a posteriori, gli ultimi veri e propri paladini del Rock, dopo di che il vuoto cosmico a parte qualche eccezione ad oggi irripetibili.

Author: Cris

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