Sua maestà Re Mida Mario Draghi

 

 

 

 

di Cristian Arni

 

 

 

Così, dopo tanta attesa il dado è tratto: abbiamo una “nuova” squadra di Governo di cui quasi 1/3 è retaggio del Conte bis, dentro ci sono alcune new entry, qualche deja vu, insomma, qualcuno direbbe un pot pourri, a qualcun altro invece va bene così.

Arriffa e arraffa si è acontentati un po’ tutti, tranne loro: i 5S, che hanno borbottato come una pila di fagioli nella persona della Senatrice Lezzi. Naturalmente insoddisfatta e fuori è anche FDI, con la sua capa Giorgia Meloni che, da sovranista convinta non accoglierebbe mai di venire a patti con un’euro- atlantista.

A parte questa introduzione, il resto segue come da rito: salita al Colle, presentata la squadra di Governo con i ministri, foto di rito, discorso di presentazione, insomma il protocollo, fin qui nulla di nuovo, a parte qualche polemica di bassa levatura sul fatto che Draghi non abbia salutato il tricolore al suo passaggio, onde poi tornare sui suoi passi.

Alcune polemiche, vedrebbero la bassa presenza di quote rosa nella formazione messa su dal Prof. Draghi, otto ministre contra i quindici maschietti, una presenza in più rispetto alle sette donne del suo predecessore, il Conte bis!

La figura peggiore la fa il PD, che non ha schierato neanche una donna, il che meraviglia non poco, vista la loro propaganda sui temi di parità di genere, diritti delle donne ecc. Dario Franceschini, ancora una volta, è il loro uomo di punta alla guida del Ministero dei Beni Culturali.

Ma ricapitoliamo brevemente quanto accaduto in queste convulse settimane: Matteo Renzi non ne può più, “il nuovo che avanza” scalpita dalle retrovie e, detto fatto, ti  scatena una crisi di governo in piena crisi economica, sanitaria ecc., Bugo ci aveva visto lungo già ai tempi del suo brano “C’è aria di crisi”, al tempo la crisi era sempre: economica finanziaria, lo Spread, la Troika, l’€uropa delle Banche, questo era il brodo primordiale.

Il Conte bis ha le ore contate; seguono giorni di grande incertezza, consultazioni, si paventa un Conte ter, ma di fatto non se ne fa nulla, mancano le pezze d’appoggio giuste.

Inizia a circolare il nome di Mario Draghi come possibile sostituto di Giuseppe Conte; la notizia dapprima è incerta ma poi, con il passare dei giorni, arriva la conferma

Matteo Renzi si è gettato nella fossa dei “leoni da tastiera”, sui social spopolano i post ed i commenti che lo accusano, non a torto, di aver fatto cadere il governo, più per un suo capriccio, mascherato da azione eroica, che non per una crisi politica tout- court, infine, dopo aver tirato il sasso, il “buon” Renzi nasconde la mano e torna a guardare nelle retrovie.

La scena ora è tutta di Draghi, è ora di concentrarsi a risolvere i problemi del paese, e per questo tira su la sua formazione; ne segue il solito giro di consultazioni, Italia Viva (il movimento del “buon” Matteo) figura tra le fila del nuovo esecutivo di Draghi, ma con ministro in meno rispetto al governo precedente, insomma un affarone per Italia Viva, dopo tutto il can- can del suo Presidente.

Ormai la strada è segnata, tutto procede verso la direzione intrapresa, “grazie” a Matteo Renzi, che probabilmente i suoi sostenitori beatificheranno, e nei giorni che seguono il rinsaldarsi della squadra di Draghi, Giuseppe Conte regala un ultimo “colpo di coda” prima del suo definitivo ritiro; l’ex Premier appare sulla pubblica piazza, a Montecitorio, ormai detronizzato dal suo titolo, apparendo con un banchetto, stile raccolta firme per qualche noible causa ambientalista,  e torna a parlare al “suo” popolo fuori dai luoghi deputati alle Istituzioni della politica.

Fa un po’ ridere e un po’ tenerezza, fa un po’ rabbia e un po’ pena, l’ex primo ministro si palesa così, dopo mesi di apparizioni ufficiali nelle sue conferenze stampa, divenute tra i programmi più seguiti della Tv di quel periodo noto come Lock down, uscendo di scena in maniera mesta.

Intanto la vera novità arriva dalla Lega, quella di Matteo Salvini, il quale d’improvviso scopre la sua vocazione europeista! Qualcuno lancia illazioni dicendo che: “I soldi fanno venire la vista anche ai ciechi“, ma a noi non piacciono le illazioni per quanto sia vero che i soldi possano avere il loro peso specifico, ma di quali soldi parliamo?

 

 

Quelli del MES? Del Recovery Plan? O meglio ancora quelli del Recovery Fund, ah no, quelli del Cura Italia, o quelli di Next Generation…insomma, quanti modi diversi per esprimere lo stesso concetto:”soldi”; tra queste diverse risorse economiche colpisce la nostra attenzione per quelli destinati al programma, Next Generation; ci incuriosisce come l’Europa indirizzi le risorse alla nuova generazione, dando già per spacciata, la precedente generazione, che di fatto è stata trattata mica tanto bene, una generazione reietta, lasciata a sè, senza alcuna tutela nè garanzia, ed ora la si spazza via definitivamente escludendola dal piano di rigenerazione, questo è si vergognoso!

La coniugazione del concetto economico prevede quel piano di intervento per risollevare le sorti economiche del paese messo in ginocchio da questa pandemia da Covid. Un piano di ricovero per ristrutturare un’Italia, che è messa male, quel piano ristori che vede nelle sue casse ben 30 mld bloccati, proprio perchè Mr. Renzi è reputato il responsabile della crisi di governo, governo che ora è cambiato e bisogna attendere tempo ulteriore affinchè quei fondi siano destinati a ne ha urgenza: le aziende, il settore produttivo del paese, quel settore che rischia di fallire inesorabilmente e che possiamo individuare in una molteplicità di sfaccettature ed attività.

Se apparentemente stiamo facendo dietrologia, forse è perchè vogliamo volgere lo sguardo e l’attenzione alle spalle di tutto questo per vederne l’andamento e capirne le dinamiche.

E velocemente arriviamo al presente, un presente di larghe intese e vedute, apparentemente, compresi i più acerrimi nemici che contestavano quel Re Mida che tutto toccava trasformandolo in €!

Tutti applaudono al nuovo eroe, a quel paladino dell’€uro- zona, l’Europa della tecnocrazia tanto contestata dai sovranisti incalliti, tra cui era anche Mateo Salvini, oggi salito a bordo del tran-atlantismo europeista.

Tutti a bordo, o quasi, FDI resta sulle sue posizioni inamovibili, ma a parte questo dettaglio Mario Draghi ha l’abilità di metter su una squadra di governo che a molti piace e che in tanti contestano. C’è chi intravede il trionfo della Democrazia attraverso lo schieramento esteso delle diverse parti politiche presenti, chi invece critica le scelte del nuovo premier di aver raffazzonato una squadra che è l’estensione del precedente esecutivo.

Ora si attende la fiducia all’esecutivo messo su dal premier Draghi, domani e Giovedì dovrebbero essere i giorni in cui il capo del nuovo governo dovrebbe tenere il suo discorso, presentando le linee programmatiche del governo che punta su tre grandi temi legati alla riforma: riforma della giustizia, fisco e digitale.

Mario Draghi parlerà alle Camere, una volta concluse le votazioni per la fiducia e allora i temi che affronterà riguarderanno: l’emergenza Covid e il Recovery Plan, caratterizzato da una forte impronta ambientalista

In conclusione: vien da pensare, a conti fatti, che è stato un disegno del destino, di cui sovente l’uomo non può conoscere le trame, un disegno per il quale un Renzi ispirato dal soffio divino ha mandato a casa un Conte esausto, e diciamolo: in Europa anche poco “credibile ed affidabile” in confronto a Mario Draghi che è subentrato in grande spolvero e gode di ben alt(r)a reputazione rispetto ad altri.

Siamo allora certi che l’inter- gruppo tra Leu- M5s e PD, secondo le parole di Giuseppe Conte, serva davvero a dare maggiore spinta a Draghi in Europa e che non serva di più ad estendere le azioni del precedente esecutivo?

Del resto si sa: l’Europa non scherza e l’Italia dovrà dimostrarsi all’altezza della situazione, almeno questa volta! 

 

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.