Stadio della Roma, storia senza lieto fine

 

 

 

 

da redazione

 

 

L’epopea del “fuStadio della Roma prosegue nella “migliore” tradizione all’italiana. Sono anni che se ne parla e sono anni che non se ne fa nulla! 

Chi scrive non è un incallito frequentatore delle arene calcistiche, ma sentendone parlare fino allo sfinimento, per l’ennesima volta, siamo andati per amor di patri, a documentarci un pochino ed abbiamo scoperto che…

Tra lungaggini burocratiche, vicende legali, questioni politiche, problemi legate al luogo dove far sorgere l’impianto, progetti morti sul nascere mentre se ne discute ancora la modifica, si è giunti ad una sola conclusione: l’inefficienza italiana ora è ben conosciuta anche in Texas, e non solo.

Certo, un conto è sentirne parlare, di questa indolenza italica, altro è toccarla con mano, come sta accadendo al Friedkin Group, attore primo nella trattativa per la realizzazione dello stadio della Roma.

Partendo dalla condanna, nel processo di primo grado relativo alla gestione dei terreni dove sarebbe dovuto sorgere lo stadio della Roma a Tor di Valle, a Gaetano Papalia a tre anni di carcere, capiamo già in che razza di situazione ci troviamo; ricordiamo che Papalia è già presidente dell’ Ippodromo di Tor di Valle, dove sarebbe dovuto sorgere l’impianto della A.S.Roma.  L’accusa per lui è di: bancarotta patrimoniale in una indagine che risale, udite udite, niente meno che al 2013.

I due assolti invece, Mauro Ciccozzi (liquidatore della società Ippodromo) e Michele Saggese (amministratore unico della Sais), assolti «perché il fatto non sussiste», non hanno gran peso nella vicenda in questione.

Fin qui la sintesi delle cronache giudiziarie, tanto per capire l’atmosfera.

Poi, spostando invece l’attenzione sul Comune di Roma va considerato che tra pochi mesi ci saranno le elezioni per il Sindaco ed il rinnovo della giunta comunale, vai altra carne sul fuoco, come se già il piatto non fosse già abbastanza pieno.

Nel caso in cui la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, dovesse perdere la sua poltrona, il dossier sullo Stadio della Roma spetterà al prossimo inquilino del Palazzo Senatorio, ulteriore passaggio da considerare. Altra acqua sotto i ponti.

C’è poi tutto lo zoccolo duro della faccenda che riguarda la trattativa dei Friedkin; viste tutte le controversie sui terreni, ad un certo punto potrebbero optare per altri terreni, diciamo meno “affollati” burocraticamente.

Quale potrebbe essere allora una condizione alternativa? Per esempio cedere la parte commerciale dell’affare al magnate ceco Vitek, dopo che si è sentito rifiutare la “propostina” di 1mld di linea di credito dai texani?

ln cambio però avrebbe voluto entrare nelle quote azionarie della Roma. Niente da fare, proposta non accolta dal gruppo Friedkin, tutto da rifare,

A tutto questo, come se non bastasse, è andato sommandosi la pandemia da Covid, a complicare il quadro già compromesso, insomma: siamo proprio alle calende greche.

La lentezza tipica italiana, l’indolenza romana, le beghe politiche, le trattative con Vitek, le problematiche societarie , i potenziali partner da trovare per la squadra e per lo Stadio, insomma, tutti deterrenti per giungere ad una conclusione; se continua così si farà prima a colonizzare Marte, il pianeta rosso, invece che realizzare lo stadio giallo-rosso.

Insomma, sono molti gli ostacoli da superare perchè la Roma possa avere un stadio tutto suo, almeno al momento non sembra cosa immediata, già, la parola immediata dalle nostre parti non ha largo uso; di fronte alla burocrazia italiana, agli inghippi degli uffici romani, che ora funzionano a singhiozzo peggio di prima, non di poco conto poi il fatto che Roma sorge sulle sue antiche vestigia, per cui in caso reperti archeologici in fase di lavori occorrerebbero altri permessi. quelli della sovrintendenza archeologica capitolina…in tutto ciò l’iter burocratico è in sospeso, da qualche parte, tra Regione e Comune,

Questa è l’Italia!

Documentandoci sui giornali online, i quotidiani e i siti web specializzati sull’argomento apprendiamo in particolare quanto apparso su https://www.forzaroma.info/rassegna-stampa/il-tempo/nuovo-patto-per-lo-stadio/ a cura della redazione: “Le modifiche su cui si sta studiando potrebbero essere due: cambiare la destinazione d’uso del comparto uffici e trasformare tutto in commerciale. Ipotesi difficilmente percorribile senza azzerare l’iter e ricominciare da capo. Molto più facile, invece, la seconda opzione: cancellare le sette palazzine «orribili» e utilizzare la stessa cubatura in un unico edificio. Per questo, basterebbe una delibera di Consiglio comunale di integrazione delle precedenti. In entrambi i casi, però, queste modifiche renderebbero molto più appetibile per Vitek accettare l’idea della Roma di cedere al Ceco tutto il «cucuzzaro», tranne la parte sportiva, in cambio di una copertura dei costi delle opere pubbliche da un 55 a un 70 per cento del valore. La trattativa, però, gestita direttamente da Friedkin e Vitek, entrerà nel vivo solo dopo il closing con . Tutto questo, nell’ipotesi di proseguire con . Le riflessioni contemplano anche la cancellazione dell’intero progetto per ricominciare da zero. In questo caso, la proprietà si orienterebbe solo per la costruzione di uno Stadio senza negozi né uffici rimanendo  un’area papabile. Delle altre che sono circolate – Flaminio, Tor Vergata, Fiumicino, Pietralata – l’unica certezza ad oggi è che i Friedkin hanno scartato per impraticabilità il Flaminio.

Questo a dimostrazione del fatto che purtroppo Roma, quindi l’Italia, hanno bisogno di smaltire molta della zavorra che non lascia decollare il paese verso lo sviluppo e l’emancipazione dai vecchi schemi.

Parliamo di questa vicenda perchè è paradossale, è paradossale che nel 2021, in una Capitale Europea, una città con oltre 2000 anni di storia ci sia ancora una situazione così atavica. Oggi parliamo dello Stadio della Roma, ma lo stesso vale per il resto: Sanità, Cultura, patrimonio paesaggistico, beni archeologici ecc… 

Non vogliamo sparare a zero su tutto, tantomeno fare sterile polemica, sono cose che ovviamente il lettore già sa, argomenti che conosce forse anche meglio di chi scrive, se non altro per la passione calcistica, ma ritrovarsi ad un punto di stallo simile, con un impianto sportivo fermo sulla carta, è veramente aberrante.

Proseguendo nella nostra documentazione a riguardo, ci troviamo a leggere questo articolo firmato dall’autore Andrea De Angelis, apparso su il giorno 11/02/2021  https://www.ilromanista.eu/news/stadio-della-roma/73658/pausa-forzata-lo-stadio-della-roma-aspetta-le-elezioni:

E così ieri dopo qualche settimana di silenzio si è tornati a parlare del nuovo stadio della Roma. Complice sicuramente la condanna di Gaetano Papalia a 3 anni di reclusione, per l’accusa di bancarotta patrimoniale. Complici sicuramente le indiscrezioni lanciate da Il Tempo circa la possibilità che i nuovi proprietari della Roma vogliano (o meglio ancora possano) rinunciare all’idea di Tor di Valle. La notizia non è poi così nuova, né inattesa. E non perché la Roma voglia rinunciare all’area dell’ex ippodromo, o prendersi un anno per decidere il da farsi. La realtà è molto più banalmente che allo stato attuale delle cose, a viale Tolstoj, hanno capito come da questa amministrazione non sia possibile aspettarsi nulla, e quindi se proprio bisogna aspettare le prossime elezioni, meglio sfruttare questo tempo per fare tutte le verifiche del caso. Insomma il prodotto non cambia, ma i fattori vanno invertiti. E questo sposta molto le intenzioni del club. Tutto in questa città è sempre andato tremendamente piano, e lo ha fatto ancor più in questi ultimi anni. E come se non bastasse ci si è messa di mezzo anche una pandemia, che sta costringendo tutto il calcio a rivedere e rivalutare le proprie scelte. La Roma e i suoi dirigenti, in particolare il nuovo arrivato Scalera, vogliono capire in che direzioni si sta andando, ed ancor più quali saranno le reali tendenze post Covid. Come evidenziato da molti studi è probabile che i nuovi stadi dovranno tener conto di nuovi parametri di distanziamento e di sicurezza, come pure è probabile vi sia un fisiologico calo degli spettatori. Per questo motivo il progetto va quantomeno ponderato a fondo. Ed allora nella sfortuna, questo tempo di attesa può risultare prezioso per evitare di fare il passo più lungo della gamba, e quindi costruire un impianto (e quanto ad esso connesso) sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del club. Questo ci sarebbe dietro il pazientare della Roma. O meglio questo principalmente. Perché poi è vero che il progetto targato Pallotta e Parnasi calza poco alle esigenze di Friedkin e Vitek. In epoca di smart working costruire sette palazzine di uffici rischia di essere un colossale buco nell’acqua. E se questo investimento dovesse risultare infruttuoso, non si giustificherebbero gli oltre 300 milioni di opere pubbliche da realizzare a compensazione. Ed ecco quindi la seconda ragione di questa sfiancante attesa: quella economica. Il progetto rimodulato dalla Raggi rischia di non essere finanziariamente sostenibile. Starà a Vitek ed alla sua CPI stabile se e come ridimensionare l’investimento. Quindi pandemia e questioni finanziarie.”

Ecco, qui chiudiamo questo nostro breve viaggio nella vicenda dello Stadio della Roma, una vicenda che ha del paradossale, per la quale speriamo i tempi siano maturi abbastanza affinché si possa uscire dalla palude.
 
 

Author: Cris

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