Salute ed economia due facce della stessa medaglia.

Introduzione, editing e copy Cristian Arni

E’ il 2 Giugno, può significare o meno qualcosa per qualcuno, per il sottoscritto significa qualcosa in più della propria sfera personale, essendo nato in questo magnifico giorno. nasce la Repubblica Italiana! Ora sulle ceneri di questo grande Paese pendono le sorti di tanti italiani, la pandemia è solo la punta dell’iceberg, nemmeno una punta troppo piccola, figuriamoci il sommerso cosa debba essere. Il concetto popolo, nazione, territorio confini, costituzione, bandiera, inno fa accapponare la pelle di molte persone, perchè poi?! E’ presto detto: gli spettri del passato aleggiano ancora nel nostro presente, ma il peggiore spettro è quello che non si vede nè si conosce: la paura dell’ignoto! Bene lo sa, e meglio ancora lo chiarisce il Prof.Antonino Saccà con ottica “olistica”, che tutto comprende unitamente, non separa la “Salute” da “l’Economia”, le due cose sono strettamente connesse tra loro e tutto il resto, ivi compreso il concetto di “Democratia”: δῆμος, démos, «popolo» e κράτος, krátos, «potere», solo che l’esercizio del «potere» sovente viene delegato, o depredato, a seconda dei punti di vista, a pochi/molti eletti.

 

 

 

DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

Parlo in prima persona, sono molto preoccupato, non vi è la coscienza della drammaticità della situazione in cui siamo oggi o vi è una coscienza falsata o, persino, la volontà di rovina. Non intendo giudicare queste ipotesi mi limito ai fatti. La situazione è gravissima e non si compie alcunché di opportuno per risolverla, addirittura la si aggrava. L’idea che la società possa continuare assistita con denaro senza il corrispettivo di lavoro è sufficiente a rovinarci, ovviamente non dico delle concessioni a fondo perduto, quelle sarebbero utili perché servono a difendere l’esistenza dell’impresa e dell’occupazione. Mi riferisco all’idea di non collegare il denaro ai processi produttivi, ai processi di occupazione, al corrispettivo di lavoro. In concreto: se l’Europa fornirà denaro quali progetti espansivi noi abbiamo formulato se noi stessi blocchiamo i cantieri? Ecco il punto. Vi è una mentalità anti imprenditoriale, antindustriale che vagheggia ambienti risanati, aria linda, acque potabili anche nei fiumi e quant’altro, ma sono mete che esigono estreme formulazioni realistiche non soltanto la negazione dell’industrialismo e delle imprese. Che senso ha rovinare le imprese e le industrie senza alternative predisposte? Nei sistemi produttivi la negazione va collegata ad un’affermazione, altrimenti è distruttività. Noi abbiamo paralizzato i cantieri ma non è che abbiamo creato alternative ai cantieri oltre la beneficenza improduttiva. Questo il difetto micidiale del governo presente, propone esigenze legittime o che potrebbero esserlo o possono esserlo se esistesse un’alternativa realizzabile. Con il fumo di un futuro ipotetico non si procede, né si avanza consegnando denaro a migliaia e migliaia di giovani per lasciarli bivaccare. Si dice: i redditi di sussistenza aumentano i consumi. Ma li avrebbero aumentati ugualmente se i giovani lavoravano! Che male c’era a farli lavorare accrescendo in tal modo la ricchezza sociale! Permettere i consumi a spese dello Stato che vantaggio offre? Non si può andare avanti con questi errori, con questi errori si ottengono dei voti elettorali perché si concede qualcosa ma non si scatena la produzione, la verve imprenditoriale, l’accrescimento con il valore del lavoro. Adesso ci troviamo in una situazione assurda, ai legacci della mentalità governativa anti imprenditoriale, si associano i legacci della difesa della salute. La società è preda di doppi ostacoli, uno riguarda l’economia, dove non c’è voglia, capacità di sviluppo, tutto è frenato, se non paralizzato dalla possibilità della corruzione, non si attivano i cantieri perché possono aversi “infiltrazioni” criminali! Ma se proprio adesso, con la crisi ed i cantieri inattivi, la malavita, i cinesi, i tedeschi comprano il nostro Paese! L’usura dilaga, efficientissima. È la crisi che sostiene la corruzione non lo sviluppo. E poi, procediamo, animiamo, e se c’è da intervenire lo si farà. Un Governo che ha fiducia in se stesso non sospetta a vuoto genericamente paralizzando le imprese, colpisce consapevolmente. Ma ci rendiamo conto che potremmo scatenare mille opere e siamo statici! Il moralismo è la catena al collo della società.

 

Altro errore preistorico, l’aver trascinato la medicina nell’economia, con il distanziamento sociale. Applicato all’economia “disastrerebbe” le Colonne d’Ercole, figurarsi i piccoli nuclei produttivi. Dimezza i consumatori, rende difficile l’attività, fa perdere tempo in modo “scialacquoso”, se poi capita un tipo anale che esercita il potere serrando gli sfinteri, del genere: stia a distanza, metta meglio la mascherina, uno alla volta, usi i guanti, ebbene se si coniugano il dimezzamento dei clienti e la ritualità ossessiva degli obblighi comportamentali, ci “disastreremo”. L’unica speranza è che il Virus se ne vada per conto suo, come ipotizza qualche medico (Zangrillo), biasimato da quanti hanno fatto della preoccupazione la loro occupazione. Siamo degli irresponsabili che odiano o spregiano le regole? Tutt’altro, vogliamo regole per la vita non per la catastrofe. Regole sostenibili. Del resto, gli uomini finiscono con il regolarsi secondo direttive che poco o niente si riferiscono alle regole legali. Stasera, primo giugno, i bar a via Tiburtina, Roma, straripavano di gente a dieci o quindici centimetri di distanza. La distanza “socievole”. Certo, i gestori tremano. Anche i clienti. Appunto, e quindi tutto si complica. Ed è la crisi nella crisi. Ma non si può intervenire con metodi investigativi: misurazione della febbre, siero pregresso, posizionamento, e togliere mascherine e distanziamento? Misure paralizzanti, “dimezzatrici”, blocco dei cantieri contro la presunzione di criminalità, promesse non mantenute di denaro, denaro concesso a gente improduttiva, inerte (solo chi non può lavorare “deve” ricevere denaro gratuito), ambientalismo vacuo, mancanza di progetti di riforme per ottenere prestiti europei (ne vedremo!), come può avanzare un Paese! Bisogna assolutamente, assolutamente!, fare del lavoro la base della società e i lavoratori si trasformino anche loro, non aspettino niente dello Stato e dal capitale, si diano lavoro facendo del lavoro il capitale, facciano impresa, e scambio di prestazioni, il Baratto Sociale, io faccio una cosa che tu non fai, tu fai ciò che io non faccio, una compensazione di prestazioni, non guardare il tramonto del sole, bellissimo, per altro, lavorare, scambio di lavoro, di prestazioni, avremo un periodo molto difficile, abbiamo un Governo imbambolato, decreti, decreti, denaro a mazzi e la gente aspetta. Fare, non aspettare. Un cambio di mentalità. Non dare soldi se non a chi è impossibilitato a lavorare, per il resto denaro in cambio di lavoro e Baratto Sociale ed Impresa per l’Autoccupazione. Lo dico e lo ripeto. E lo ridirò e ripeterò. Cambio di mentalità. Un versamento di calvinismo nel cristianesimo cattolico, un ricamo di Antico Testamento (il sudore della fronte etc.).

A fondo perduto soltanto per malati, impossibilitati a lavorare o per sostenere l’impresa e l’occupazione momentaneamente, per il restante è pazzesco bruciare tante energie senza impiegarle. Esistono fin troppi lavori da fare, la gente disoccupata sia occupata nel Baratto Sociale o in opere pubbliche o facendo impresa magari riprendendo l’impresa chiusa. Un popolo che lavora, rinasce, la inoccupazione è un errore, campagne di lavoro, le case abbandonate siano date a chi le ricostruisce, le campagne abbandonate a chi le coltiva, gli antichi romani agivano in tal modo e risolvevano la disoccupazione migliorando la Città. Una filosofia del lavoro umano in epoca informatica e di robot! Altrimenti, con la filosofia dell’elemosina di Stato, del criminale che agirebbe nei cantieri che quindi non devono riaprire, del distanziamento che dimezza i locali, delle promesse a salvadanaio vuoto, dei progetti inesistenti per avere prestito europeo, ambientalismo enigmatico chiuderemo il sipario come al Quinto Atto di una tragedia. Ma vedo una tale voglia di fare che addirittura perfino il Governo attuale sarà costretto ad agire… o a fuggire. Non credo vinca la parte tremebonda del Paese, quella che sopporta ogni sudditanza perché crede di salvare la salute. Ma chi è tanto inidoneo a governare da ritenere la salute indipendente dall’economia! Trovare mezzi curativi che non distruggono l’economa, e poi…non distruggere l’economia. Ma il nostro popolo è talmente restio ad essere governato che riesce a salvarsi proprio perché non si fa governare da chi non sa governare!

Author: Cris

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