Quando la fede nella vita vince il legalismo

Editor e Copy Cristian Arni

Il Prof. Saccà ci offre quotidianamente una sua riflessione su questa pandemia abbracciandola da più lati per affrontarne i molteplici aspetti, collegati anche alle misure restrittive che da cinquanta giorni ci tengono “alle corde”. Chi più chi meno sono state rispettate, o violate, le misure che il Presidente del Consiglio ha disposto nelle sue conferenze stampa televisive attraverso i dpcm che si sono intervallati con l’aggiornamento dei dati infettivi, decreti che secondo li primo ministro sono stati presentati alla popolazione italiana al fine del contenimento del Covid-19. Ci sono state poi riflessioni del Prof. Saccà più strettamente sociologiche, economiche e non ultime gli aspetti che le disposizioni del premier, hanno influenzato la produzione/ consumo in Italia, con effetti sul mercato del lavoro a dir poco importanti in termini di perdite economiche e di forza lavoro, cassaintegrata o in certi casi spedita a casa, smart working?! Chi può dirlo, se funziona o meno, bisognerà vedere quando torneremo a regime se davvero lo smart working sarà in grado di rispondere alle esigenze della società; intanto le scuole sono chiuse, la produzione ha rallentato i suoi processi, ma siamo ormai prossimi ai sessanta giorni di questo Stop, ora pare che dal 4 di Maggio qualcosa dovrebbe riprendere a funzionare, cosa succederà a tutto il mondo imprenditoriale e lavorativo? Antonio Saccà ci dà la sua opinione in merito, come sempre arricchita dal suo fantasioso glossario, tutto personale, che ricorda un po’ Zavattini, Flaiano e altri “fantasisti” della nostra lingua. Buona lettura.

 

 

DIARIO DELLA GRANDE PESTE E DI PICCOLE PESTI

 

di Antonio Saccà

 

E’ il 26 aprile e siamo alla svolta. Dopo circa due mesi di reclusione e di misure restrittive  non solo nel nostro paese ma nel mondo, dopo  conflitti politici e scientifici, infine la pressione  della società produttiva e l’impossibilità di stare chiusi porta alla graduale riattivazione, condizionata dalla necessità di non causare utleriori  malanni. Separazione fisica, lavaggio delle mani,  areazione ambientali , mascherine  sembrano utili se non risolutive per diminuire se non impedire i contagi. I trasporti sono i luoghi più vulnerativi, ci sarà di certo confusione, orari, turni per evitare assembramenti, ma si finirà con suscitare condizioni opportune, l’uomo è l’animale meglio adattabile. E tuttavia incovenienti, gravami. Difficoltà maggiori nelle scuole. I genitori temono per i figli. Ma è a settembre che le scuole torneranno ad operare. Forse. Sia che sia, è il momento in cui bisogna farsi valere, iniziativa e coraggio, affrontare la malattia, il morbo, il virus. In questi mesi ho detto che è stato un errore micidiale aver creduto lo stare in casa la soluzione congrua del problema, ci sono stati più vittime per contagi intra familiari che fuori, inoltre il claustrale ha distolto l’attenzione dalla protezione fuori casa, il punto essenziale era, è proteggere fuori casa, ce ne avvediamo adesso e ne paghiamo e pagheremo le conseguenze. Punto vuoto è la classe dirigente, non esiste, non esalta la nostra volontà affermativa, l’impresa, e quando dico impresa non intendo la fabbrica ma la mentalità imprenditoriale degli imprenditori e dei lavoratori, si coltiva invece una forma di assistenza generalizzata, che sulle prime può valere ma dopo qualche minimo tempo distrugge l’economia e attenua la volontà imprenditoriale. Fattiva… Economia è relazione del lavoro con la retribuzione. Produzione, produttività, investimento, profitto, occupazione, concorrenza… Bisogna assolutamente favorire le imprese dei lavoratori, vi sarà grande disoccupazione, enorme sottoccupazione, eventualmente diminuire gli orari, attenuando i profitti. Ripeto: attenuando i profitti, giacché se il capitalista approfittando della disoccupazione pagherà minore salario accadrà il finimondo. Vi sono due strade, la strada del maggior profitto tutto a vantaggio del capitalista, la strada del profitto del capitalista una maggiore parte del quale a vantaggio dei lavoratori. Ma poiché la buona volontà non vale, opportuno che i lavoratori facciano impresa e si tutelino. O impongano la diminuzione dell’orario di lavoro. Sopra tutto “scondizionamenti” “legalisticoburocratici”, a noi italiani così indebitati non ci resta che la volontà di vivere, di operare. La fede, nella vita, oltre il legalismo.

Ed ora, via, questa nuova avventura. Abbiamo fino ad oggi il sommo bene, la vita. Qualche limitazione, anche sacrificio, purché la vita viva. E’ l’essenza “filosofica” del momento. Se qualcuno volesse utilizzare il morbo per sottoporre la società al ricatto della paura e del legalismo “buropoliticogiudiziario”, un cittadino intimorito, sotto vincolo di sorveglianza e tremore di illegalità, incapace di protestare, di associarsi (violerebbe il distanziamento sociale), controllato in ogni movimento (con il posizionamento telefonico), se un pugno di uomini o uno stato si giovassero di questa pandemia “pandemonica” per sradicare gli anziani, annientare altri popoli… Tra autoritarismo mediante la paura del morbo con lo Stato protettivo, “vulnerazione” di paesi occidentali, la situazione per noi si farebbe asfissiante…Voglio dire, si sarà compreso, che la questione non si circoscrive alla ripresa delle attività produttive ma della libertà all’interno, dell’indipendenza, all’esterno. Tre fantasmi si aggirano sui cieli occidentali, il fantasma “Buropoliticogiudiziario” in paesi come il nostro, il fantasma euro germanico, e su tutti il fantasma “giallocina”.

Author: Cris

1 thought on “Quando la fede nella vita vince il legalismo

  1. Come di consueto, analisi e proposte inconfutabili.
    Complimenti professor Saccà.

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