Piove…

di Cristian Arni

 

In attesa di un presunto ritorno alla normalità, ci consoliamo con file ai supermercati e agli uffici postali.

 

“Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane….”
(da La pioggia nel Pineto di Gabriele D’Annunzio)

 

 

 

 

 

 

 

 

Non siamo in un pineto, tanto meno in un mondo incantato, arcaico, come quelli descritti in alcune liriche del Vate! Per altri versi, più prosaicamente detto, siamo in una realtà altra, questo si, se non altro, diversa dal solito, da cui la specificità e la particolarità della situazione.

Che meraviglia, è tutto così pulito, gli animali popolano le nostre strade, la natura si riprende il maltolto, siamo confinati a casa da un agente patogeno, pare creato in laboratorio a Wuhan, secondo alcuni professoroni; secondo altri invece, sembra ci sia stata una mutazione genetica, passando dalla specie animale a quella umana. Teorie, complotti, complotti, teorie, stabilire la verità è complicato! Ma inveire contro un Governo, piove, quello cinese, di aver mentito sul numero delle vittime, e di aver tenuta taciuta la notizia poi a conti fatti, accusare quel Governo e quel Laboratorio, quando il pulpito delle accuse viene da Ovest, e su quel pulpito sale un certo Trump, “è cosa che deve indurci a riflettere“, (Amleto, Atto III, scena prima W.Shakespeare).

 

 

 

 

Del resto si cerca una spiegazione plausibile ed ognuno accetta, accogliendola, la verità che più gli aggrada, persino quella che vorrebbe un attacco alieno, per un grande esperimento nel Laboratorio Terra, e vedere la reazione genetica di risposta al Covid-19, giunto sul pianeta terra da vattelappesca!

Torniamo a Terra: è Lunedì di Aprile, come da titolo l’acqua viene giù da un cielo plumbeo e basso, prove tecniche di trasmissione, in giro qualche apparizione in più, macchine per lo più, auto, camion, autobus, qualcuno gira a piedi, i primi clacson, i primi sorpassi azzardati, i primi, timidi segnali, di un ritorno alla normalità, già, la normalità. Cosa sia la normalità, è cosa ardua da stabilire. Forse una consuetudine accolta da una compagine sociale, allora anche questa realtà sta diventando l’a-normalità; bando ai calembour però, lo scirocco spinge le nubi, mentre le auto sfrecciano incuranti dei pochi passanti. File ai supermercati, distanziate ad intervallo più o meno regolari, le persone, munite di ombrello, mascherina e guanti (per i più disciplinati) attendono l’ingresso contingentato, poi dentro non importa la ressa nei reparti di ortaggi e verdure, o chi ti passa accanto sprovvisto di DPI minimi, magari tra un colpetto di tosse e l’altro, in fondo capita sempre agli altri, che ci frega!

E allora, dicevamo le prime auto strombazzano tra i primi accidenti accompagnati da gesti veementi con le mani, sguardi assassini dagli specchietti retrovisori, qualche dito medio in bella mostra, come non si vedeva da un mese e mezzo a questa parte. Piove, dicevamo “…sulle tamerici salmastre ed arse, piove sui pini, scagliosi ed irti, piove sui mirti, divini…” e le città sono s-popolate di umani ma da animali visitate, e c’è l’aria pulita, e il suono del silenzio interrotto da qualche altro suono, o voce o rumore che fa quasi piacere distinguere, le orecchie si riposano, la mente anche, e questa quiete, inusuale, inusitata, quanto durerà, quanto ancora respireremo il canto degli uccelli e il rumore dei passi, a che prezzo, però tutto questo? Di vite umane!

La mente, per quanto siamo bombardati da notizie contrastanti e diffuse, ripetute continuamente, voci al vetriolo, messaggi al veleno, la mente, forse non ce ne rendiamo conto ma è più distesa, certo gli animi lo sono un po’ meno per varie ed ovvie ragioni, ma questa è la realtà al momento.

E allora, è un Lunedì come altri, no anzi, no! E’ un Lunedì di Aprile, piove…”Governo ladro”, alla fine l’abbiamo dovuta dire; è sempre colpa di un Governo come è sempre cola di un popolo scriteriato, che quel Governo sostiene!

E in questo Lunedì le prime timide apparizioni, a parte i corridori, i maratoneti, sembrano dire: “Aria!”, come se non riuscissero a respirare data la situazione, ma c’è davvero chi a respirare non ci riesce, e chi ha smesso di farlo. E allora a cosa servono le lamentele in giro, in attesa agli Uffici Postali, davanti ai Supermercati, davanti agli Istituti di Credito/Debito, se queste lamentele non tengono conto di quanto abbiamo vissuto fin qui, e quanto ancora dovremo sostenere.

E’ Lunedì pure sui social network, dove si scagliano gli uni contro gli altri, per questa o quell’altra ragione, o perchè qualcuno ha detto qualcosa che ha urtato qualcun’altro, ma in fondo ognuno può dire quel che crede, fino a prova contraria siamo ancora in una parvenza di semi libertà.

Intanto c’è chi in questa situazione, gli umanisti, i positivisti, vedono un punto di ripartenza dell’umanità, della civiltà, un punto da cui diventare se non altro migliori. Spiace disilluderli, spiace disilludersi al primo sorpasso azzardato a destra ad un incrocio con tanto di aggressione verbale; spiace contrastare questa visione idilliaca da “Heidi, ti sorridono i monti quaggiù in città“, qui in città i monti non sorridono, anzi, pare proprio gli rodano e parecchio.

 

 

 

Dicevamo, Piove “E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti (e il verde vigor rude ci allaccia i mallèoli c’intrica i ginocchi) chi sa dove, chi sa dove!“, ed è un Lunedì che invoca il ritorno al prima, a come eravamo prima, ma davvero ci sarà un ritorno al prima? Davvero l’umanità ne uscirà cambiata e migliore? In giro l’indifferenza mi pare la stessa, chi era migliore resterà tale forse, chi era vanesio continuerà la sua pratica, chi era balordo inside, neanche a dirlo, chi generoso, speriamo continuerà ad esserlo.

Non sarà questa o un’altra pandemia a migliorare il bestiario umano, questo è un esercizio costante e quotidiano, un lavoro su se stessi, per chi ha voglia e ragione di farlo al di là del Covid-19, ma intanto in giro la fretta preme, i clacson suonano, chi ti può fregare lo fa volentieri, e l’egoismo è l’univa sovranità di cui disponiamo, il resto è superstizione!

E’ Lunedì, di Aprile e piove “E piove su i nostri vólti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude, o Ermione“.

Così oggi 20 Aprile è la vigilia della nascita di Roma, il Natale della Città Eterna quest’anno sarà vissuto mestamente, senza celebrazioni, Roma spegnerà 2773 candeline speriamo usando la mascherina, altrimenti immaginate voialtri che razza di baraonda potrebbe mai scaturire, il popolo potrebbe insorgere al motto di “Roma colera” e magari, falra crollare giù nel fango fino al rango più basso ed abietto dell’umanità, tra gli appestati.

 

 

E ancora: piove…

Author: Cris

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