Personale dedicata al fotoreporter romano recentemente scomparso: Emiliano Mancuso

Ricevere una notizia simile mi rallegra, perdonate il personalismo, e mi inorgoglisce poichè Emiliano Mancuso era un mio compagno di classe delle scuole elementari, negli anni ’70; siamo cresciuti nello stesso quartiere. insieme, fino ad un certo punto poi, come la vita conviene, le nostre strade si sono separate per moltissimi anni, ci si è ritrovati solo…tre/quattro anni fa, forse cinque, il tempo non conta più ormai, in un parco di quel quartiere bambino, quello dove vivevamo e ci conoscemmo. Ebbene, quest’incontro fu spontaneo, inaspettato e così sorprendente, perchè rivedersi a distanza di 30 e passa anni, quando i capelli iniziano ad incanutirsi, dopo che ci si è lasciati alle porte dell’adolescenza, è stato sicuramente un viaggio quantico. Cosa dirsi dopo tanti anni se non che quel po’ che può riassumersi in un incontro lampo, dal vivo, poi diventato, immancabilmente di questi tempi, “virtuale” . Su facebook ci siamo scambiati l’amicizia e lì abbiamo, forse più io che lui, scoperto chi eravamo diventati e cosa facevamo. Rimasi colpito ed entusiasta da quello che appresi sul suo conto dal mio vecchio account. Poi sempre tramite facebook appresi purtroppo la brutta notizia in Settembre, capì fosse successo qualcosa ma non volevo crederci, quando realizzai, restai molto male e allora arriviamo ad oggi a questo appuntamento che segnalo vivamente poichè ho conosciuto in minima parte il lavoro di Emiliano e da quel po’che ho potuto conoscere, merita sicuramente di essere approfondito ed apprezzato da più persone possibili.

Ripeto: mi scuso del personalismo e del sentimentalismo, ma quando se ne va una persona che ha fatto parte della nostra vita anche se lontano nel tempo, non si può essere “sterilmente” professionali. Vivamente consigliato da Cris Hars Press Office.

 

Una diversa bellezza. Italia 2003 – 2018

Sarà aperta al pubblico dal 14 giugno al 6 ottobre 2019 al Museo di Roma in Trastevere “Una diversa bellezza. Italia 2003-2018”, una mostra dedicata al lavoro del fotografo Emiliano Mancuso, scomparso prematuramente lo scorso anno.

L’esposizione è promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è prodotta e organizzata daOfficine Fotografiche con ZonaPCM StudioPostcart edizioni in accordo con la famiglia di Emiliano Mancuso, ed è realizzata con il supporto di Digital Imaging partner di Canon.

La mostra è a cura di Renata Ferri che ha selezionato quattro differenti corpi di lavoro realizzati lungo l’arco di quindici anni in cui emerge un’umanità dolente, un’Italia ferita alla costante ricerca della sua identità in un perenne oscillare tra la conferma dello stereotipo e la cartolina malinconica.

Emiliano Mancuso ha usato tecniche e linguaggi diversi: bianco e nero, colore, immagini digitali o analogiche. E le polaroid, importanti poiché nella loro immediatezza accompagnano il passaggio dell’autore dall’immagine fissa a quella in movimento che lo porterà, nell’ultima parte della sua vita, a essere regista. Senza abbandonare il suo terreno d’indagine, semmai amplificandolo grazie all’audio e al video, Emiliano Mancuso traccia un paese intessuto di microstorie, di esperienze che ci appaiono nude nella loro sincerità.

In mostra saranno esposti i principali lavori di Emiliano Mancuso:

Terre di Sud (2003-2008): un progetto fotografico sul Mezzogiorno che, nell’epoca della globalizzazione, si trova ancora a fare i conti con i vecchi termini della “questione meridionale”. Dal lavoro è stato realizzato un libro, Terre di Sud, pubblicato nel 2008 dalla casa editrice Postcart.

Stato d’Italia (2008-2011): un viaggio lungo tre anni attraverso l’Italia, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale: gli sbarchi di Lampedusa, Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, i ragazzi di Taranto assediati dai fumi delle acciaierie Ilva. Anche questo lavoro è diventato un libro, Stato d’Italia, pubblicato nel 2011 da Postcart.

Il Diario di Felix (2016): è un lavoro realizzato a Casa Felix, la casa famiglia di Roma dove vengono ospitati sia minori del circuito penale che scontano misure alternative al carcere, sia minori civili. Il Diario di Felix racconta l’ultimo anno di permanenza all’interno della struttura di un gruppo di otto ragazzi.

 Le Cicale (2018, co-regia di Federico Romano): è un viaggio intimo della vita di quattro persone, già andate in pensione o in procinto di andarci, e il loro barcamenarsi per riuscire ad avere delle condizioni di vita dignitose nonostante una vita di lavoro.

In esposizione circa 150 fotografie.

I differenti capitoli della mostra sono accompagnati dai testi di Lucia Annunziata, Domenico Starnone e di Mimmo Lombezzi, oltre che della curatrice Renata Ferri, con le traduzioni in inglese di Francesca Povoledo.

Stampe di Digid’a di Davide Di Gianni, cornici di Ditta Fiammeri di Francesco Cardini.

Grafica di Anna Lavezzoli.

Author: Cris

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