Pensieri antropici

a cura di Cristian Arni

Nei giorni della “reclusione” la voglia di evadere è molta; l’Italia si finestra.

 

Ci sono momenti nel Bel Paese in cui il popoli Italiano è Sovrano, questi momenti coincidono con: i Mondiali di Calcio, ed ora con il Covid-19. In questi momenti il senso di appartenenza, unità e comunità sono elevati. L’orgoglio e la fierezza fanno esplodere il tricolore, facendo scoperchiare i sepolcri dai quali sembrano uscire i padri fondatori della Patria, da Garibaldi a Re Vittorio Emanuele II, da Massimo d’Azzeglio a Goffredo Mameli e tutti gli altri personaggi del nostro Risorgimento sembrano essere stati riabilitati dall’oblio nel quale erano caduti, non per tutti ovviamente. 

E’ un ossimoro, un paradosso, tutto questo tempo lo è: c’è il sole, invochiamo le nuvole; piove, vogliamo il sole; c’è traffico e inquinamento, desideriamo calma e aria pulita; lo stress ci attanaglia, vorremmo chiuderci in casa lontani da tutto e da tutti.

Ora siamo a casa, per la maggior parte del tempo,e ci affacciamo ai balconi, alle finestre, per la nostra boccata di aria fresca, di ossigeno, pure dobbiamo eludere la diffusione del Covid-19, quindi ci sentiamo come braccati, ci sentiamo in gabbia, molti soffrono le pene dell’inferno per questo. Comprensibile, ma dobbiamo osservare norme comportamentali che ci tutelino tutti dall’ulteriore diffondersi del virus.

Là dove c’è una norma, una regola, in un certo senso un’imposizione, ci si sente in qualche modo di doverla trasgredire; quasi la propria libertà sia lesa ed attentata, sottratta, questo si evince dalle nostre consuetudini, quelle del Bel Paese, che poi diventano norme comportamentali, sociali, acquisite, diventando parte del patrimonio genetico, radicandosi nel nostro DNA.

Allora tutti al balcone, alla finestra!

 

Noi italiani siamo superlativi, meravigliosi: individualisti, eppure desiderosi di una collettività, ora che siamo “isolati”! Ci hanno sottratto il nostro pubblico, ci sentiamo senza nessuno cui mostrarci, a cui apparire forse, forse no, ecco l’epoca Social, dove possiamo connetterci, così scollegato siamo nella realtà, talvotla, sempre più spesso.

I primi giorni delle nuove disposizioni varate dal Governo, tutto sembrava rispettato alla lettera, oggi basta andare al supermercato e già si nota qualche differenza: dopo la fila all’esterno, a un metro di distanza gli uni dagli altri, tutti vicini a toccare la merce, molti senza maschera nè guanti, neanche prestando attenzione a quelli messi a disposizione nei punti vendita!

Ma vediamo cosa diranno di noi nel futuro, perchè possiamo avere il dono della lungimiranza e scrutare, se non altro, le cose che diranno di noi:

Ai tempi del corona virus, nel 2020, l’umanità dovette mutare vita, abitudini, consuetudini. Era bastato un agente patogeno delle dimensioni di 26/32 kilobasi, una cosa immensamente microscopica, eppure (per la appartenenza alla classe di Virus RNA) una cosa notevolmente grande ma nulla di altrettanto visibile quanto…un moscerino.

La vita perse il suo assetto “normale” e qualcosa fece cambiare corso all’umanità, forse non tutta ma gran parte delle loro abitudini mutarono aspetto, equilibrio: la produzione di beni rallentò, l’emissioni di CO2 ed altre sostanze, altrettanto tossiche e nocive all’uomo e all’ambiente, si ridussero notevolmente, il consumo conobbe una stretta; energia, carburanti, lo sfruttamento delle risorse naturali, si ridusse drasticamente.

Anche l’intrattenimento conobbe una botta d’arresto: cinema, teatri, concerti, luoghi di ritrovo e aggregazione, lo sport. il Calcio, che per buona parte degli Italiani era come una droga, furono banditi, a causa della pandemia da Covid-19. Anche i parchi pubblici, le ville storiche, i Bar, Ristoranti e Pub e tutti i luoghi di ritrovo, nulla più era possibile, niente era rimasto aperto, solo supermercati, farmacie e tutto quanto concernesse i generi di primissima necessità. Era stato bandito tutto il surplus di una società opulenta e consumistica, eppure in totale crisi economica (così pareva) ed ambientale.

A quel tempo l’attività dell’uomo si era ridotta al minimo essenziale, a poche cose, stava sperimentando una specie di ritorno alle origini, osservava, ascoltava il suono del silenzio, il canto degli uccellini, il fruscio delle fronde degli alberi, il suono del vento; si potevano percepire tutti i suoni naturali, inframezzati da pochi rumori tipici delle grandi città; l’uomo si stava riappropriando di sè, e la Natura le venne in soccorso.

Certo la sua salute era in serio pericolo, perchè a ricondurre l’uomo ad uno stato più calmo e quieto era intervenuto un virus pericoloso per il genere umano, ma da quella circostanza sembrava che l’ambiente, la natura e il pianeta tutto, potessero finalmente trarre beneficio e vantaggio, finalmente l’aria e la natura potevano prendersi una meritata pausa da tutte le attività umane che aveva dovute sopportare specie negli ultimi 100 anni; ora la natura poteva respirare una sana boccata di ossigeno. La terra reclamava ciò che esigeva da tempo: sanare le ferite inferte dall’attività umana.

Del resto queste riflessioni che verranno, non si discostano molto da quelle che i movimenti ambientalisti, da Greenpeace al WWF fino alla paladina del nuovo millennio e dell’ ecologismo spinto, venuta dai paesi del grande Nord, Greta Thunberg, lo stanno proclamando da tempo: l’uomo ha grandi responsabilità sullo stato di salute e conservazione del pianeta e delle specie viventi, animali, pianti, esseri umani.

Ecco, queste considerazioni provenienti dal futuro, non si discostano tanto da quello che sentiamo anche oggi, e anche da quello che si diceva ieri, andiamo a sentire:

Anche in Italia scoccherà l’ora X, quella in cui si faranno flashmob da casa, isolati nelle proprie abitazioni; tutti alla finestra a suonare: cantare, applaudire, farsi sentire, fotografare, condividere sul web e sui social i propri contenuti, battere mestoli, padelle, campanacci, fare live streaming del proprio “esserci”, del proprio esistere. Sarà un modo per esprimere la propria solidarietà agli operatori sanitari, i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine e quanti garantiranno la sicurezza pubblica; a loro verranno attribuiti e osservati riconoscimenti dai balconi; il popolo applaudirà in segno di gratitudine dai propri affacci sulle città, in canottiera e mutande, con i bigodini in testa e un mozzicone di sigaretta in bocca; finalmente si sentiranno fieri di essere parte di una vera comunità, un vero popolo, una grande Nazione.

Sarà allora che il popolo italiano dimostrerà di riconoscersi in quanto tale. In quel tempo le serenate non si faranno più per le strade verso i balconi, ma dai balconi verso le strade; non si scenderà più nelle piazze, ma ci saranno nuove agorà, virtuali, ove si gli italiani si raduneranno virtualmente. Per gli Italiani il balcone avrà un grande potere evocativo, e staranno tutti fuori, come i balconi.

Soffriranno per l’assenza da contatto: umano, fisico, non potranno più agitare le mani per parlare, alzare la voce per farsi sentire, non potranno neanche più avvicinarsi minacciosamente per intimidire come saranno soliti: “Ao che c’hai quarche probbblema?!” No, tutto questo finirà!

Impareranno nuovi modelli comportamentali, ridimensionando la propria espansività ed esuberanza a gesti e movimenti fisici contenuti, parleranno a tono normale, non urleranno più. Assumeranno comportamenti e abitudini contenuti, pudichi, in altri termini: impareranno l’educazione, una nuova forma di educazione a loro sconosciuta o ignorata, quella del rispetto dello spazio vitale proprio e altrui, questo sarà, solo quando arriverà da lontano un microscopico agente di contaminazione e di coscienza che muterà tutto e tutti.

Rientrati nel presente, vediamo come le profezie del passato e le osservazioni dal futuro ci indichino cosa stiamo vivendo nel presente, un presente palpabile ma come sempre inafferrabile, un presente che ci indica una nuova opportunità, una nuova direzione da seguire, una via di uscita da un sistema che è andato collassando con un effetto domino incredibile.

La dicotomia della nostra società è stata quella che ci ha imposto modelli e messaggi, neanche troppo subliminali con veementi slogan pubblicitari che ci fanno desiderare cose che ora non possiamo avere, a parte forse la vera libertà: quella di avere molto tempo a disposizione per noi stessi e degli altri.

Per il momento è archiviato il tempo di messaggi tipo: ” Puoi avere tutto senza limiti”, “Mangi tutto quello che vuoi con soli pochi Euro”, “Prenota il viaggio dei tuoi sogni”, “Stressati?! Centro termale con SPA, sauna e massaggio a pochi km dalla tua città”; non è più quel tempo, quello in cui tutti urlavano alla crisi economica, eppure nessuno rinunciava a nulla, è finito anche quel tempo nel quale: lavori gratis, o per pochi euro, o sottopagato perchè qualcuno speculava sulla tua pelle, o buona fede.

Anche il mercato del lavoro non sarà più lo stesso, perchè quando usciremo da questa emergenza sanitaria, saremo tutti come trasformati, non saremo più gli stessi, quelli di prima.

I “santoni”  “guru” del Marketing, del profitto e del Neo- Liberismo spinto non avranno più tanta vita facile, ma troveranno altre soluzioni.

Il Covid- 19 ha indotto tutti noi, l’intera popolazione globale ad un arresto, un blocco, un’emorragia del sistema e del ciclo produttivo e consumistico. Un collasso verticale ed orizzontale su tutti i piani: economico, finanziario, produttivo, lavorativo, tutto, tutto si è bloccato! 

Eureka o anatema, dipende dai punti di vista, non saremo noi a indicare se ci sia da rallegrarsi o da rattristarsi, certo è che in questo spazio abbiamo voluto esclusivamente instaurare una microscopica osservazione sugli effetti che sta avendo il Covid-19 sulle vite di tutti noi e sull’intero sistema.

Per certi versi, questi pensieri in libertà, sono solo alcuni dei tanti spunti di riflessioni che si sono innescati all’indomani della pandemia.

Qualcosa di realmente profetico e distopico, era già stato ipotizzato in tanta letteratura e cinematografia del nostro tempo, tra tanti tornano alla mente chissà perchè alcuni titoli come il “Batman” di Tim Burton, cupo e claustrofobico ambientato in una dark e caotica “casba”:Gotham City; ai nostri occhi di spettatori incuranti dell’epoca, era il 1989, ci apparivano paesaggi così lontani nello spazio e nel tempo, così inverosimili, eppure…. Oppure viene in mente, chissà perchè: “V per Vendetta”, come non pensare al film che ha riscosso grande successo di pubblico diffondendo una cultura di massa e pop, di maschere, simboli evocativi, emuli e “adepti” home made. Infine, per limitarci a pochissimi titoli, potremmo citare: “Blade Runner” di Ridley Scott, la saga di “Terminator” e poi: “Matrix”, come non calcolare “Mad Max” e quante altre pellicole a raccontarci di scenari futuribili, apocalittici, post bellici e dove un agente patogeno o un elemento inquinante sparso nelle falde acquifere delle metropoli, ha minato la salute pubblica, provocando un radicale cambiamento nello stato delle cose. 

Ecco, non vogliamo con ciò instillare o insinuare nulla, magari il nostro sprone è più quello di invitare tutti noi a goderci di più un buon film, vederlo o in caso rivederlo, passando in rassegna la filmografia di genere che tanto è vasta, pure la nostra attenzione e richiamo ricadono, in questo “volo pindarico” e fantasioso nelle epoche, nell’individuazione dei nostri comportamenti tentando, per quanto possibile, di comprenderli.

 

Author: Cris

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