PENSIERI AL TEMPO DI VIRUS

Per la rubrica: Diario quotidiano della Peste

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Testo a cura del Prof.Antonio Saccà 

del 09/03/2020

VIRUS:REGOLE PER VIVERE NON PER MORIRE

È un periodo opprimente quello che passa e passerà il nostro Paese. Non sappiamo quanto lungo e con quali modificazioni in peggio o in meglio. La fase attuale è greve, opprimente, dicevo, e con sviluppi incerti, forse qualcosa di negativo ancor più del presente avverrà sia dal punto di vista del morbo che pervade e ci invade, sia per le conseguenze mentali del morbo, sia per le conseguenze economiche. È già da tempo, ho scritto sull’argomento e manifestavo preoccupazione, per il fatto che avevamo lasciato un paese, la Cina, fare quello che voleva pur di avere i vantaggi economici delle imprese e delle merci che produce a basso costo o importiamo a basso costo. Lentamente il morbo esce ,vola dalla Cina alla Corea del Sud, al Giappone e raggiunge l’Italia, dove, a quanto pare, ha trovato una condizione favorevole. Dapprima trascuratissimo, quindi temutissimo, gridatissimo, il morbo diventa il nemico sociale per eccellenza, con un capovolgimento di fronte,all’inizio era la parte del Centrodestra che si preoccupava e veniva ridicolizzata dalla Sinistra con aggiunta dei Cinque Stelle, successivamente fu il contrario,la parte governativa esaspera la drammaticità della situazione mentre l’opposizione, diciamo, è meno estremista. La questione virale si trasforma in questione politica. da parte del Governo Centrale si è capito che era opportunissimo giocare la carta della preoccupazione massima in quanto il morbo attaccava le Regioni del Nord e quindi le umiliava e le deprimeva economicamente, esasperare la loro crisi sanitaria costituiva una vulnerabilità netta, e poiché le Regioni del Nord sono a guida del Centrodestra la disfatta era piena, economica, politica, ideologica. Addirittura si presentava il Nord colpito nella cura della salute, suo vanto, ed un Sud puro, che temeva e teme di contaminarsi, di colpo il Sud riscatta la sua afflizione e sorge il suo ,illusorio, riscatto. Ma sono piccole ombre nel gioco della politica cinica e cieca, la crisi del Nord travolgerebbe l’intero Paese, del resto nei giorni a venire sapremo se il virus non si estenderà al Sud, che dimostrerà la validità dei suoi ospedali. Da siciliano mi auguro che questa esperienza non avvenga! Ma facciamo ipotesi, anche il godimento del Governo Centrale avverso il Nord è un’ ipotesi, sarebbe infame supporre che sia una certezza.
Veniamo alla questione decisiva, se questa epidemia si diffonde largamente non avremo adeguate strutture per contenere le persone che rischiano di morire giacchè saranno molte di più di quelle che noi possiamo curare. A tale situazione si pongono dei problemi netti, bisogna forse rendere momentaneamente sociali anche la parte privata delle cliniche, fare una convenzione per l’emergenza, ampliare la possibilità di accoglienza? Visto che si tratta di una guerra misure di ricezione straordinarie sono lecite. Pare che si assumano medici ed infermieri, ma se non vi sono i luoghi di accoglienza serve a poco. Certo, si potrebbero inviare i malati nelle Regioni ancora non contaminate, ma se un domani fossero contaminate ne verrebbe il marasma. Problema enorme,la tutela dei posti di lavoro, delle imprese , del sistema produttivo che l’infezione paralizza.Un’impresa affidata ai mezzi informatici, all’intelligenza artificiale, alla robotica non esisterà nei tempi brevi, non del tutto, non dovunque, in ogni caso sconvolgerebbe e sconvolgerà il sistema produttivo. Dove la contaminazione è maggiore di sicuro crollerà il turismo , quindi alberghi, ristoranti, musei, agenzie, un gravissimo danno… Inutile continuare, potremmo affossarci.C’è modo che questo non avvenga? Paralizzare tutto non mi sembra un rimedio, tutt’altro, né vociferare notte e giorno sull’argomento. Suscitiamo tremore a noi ed agli stranieri. Ma il virus esiste ed è mortale ma soprattutto contaminante. I punti di focolaio devono essere chiusi! Ma altrove: perchè chiudere le scuole invece di ampliare la distanza tra i banchi, se possibile? Perchè chiudere teatri, cinema, musei, chiese e non spaziare i soggetti? In treno, in metro, in bus viaggiamo ben vicini, eppure non sono impediti! Sarebbe opportuno cominciare a sperimentare imprese di lavoratori giacchè molte imprese falliranno, mutare gli orari come conviene pur di lavorae, magari a turni per non ravvicinare troppo, modulare salari e profitti, lavorare con dei compiti, tutti coloro che possono lavorare, non fare oziare, assegnare dei compiti, ripeto, misura importantissima, nel momento in cui si chiede alle persone, in specie agli anziani, di stare a casa non lasciarli a bivaccare inutilmente, sarebbe portarli alla follia, a perdere l’equilibrio mentale, anche i ragazzi devono ricevere dei “compiti”, i mezzi informatici sono limitati… Insomma, scatenarci, rispettando le modalità , che non devono essere afflittive, si aggiungerebbe crisi a crisi. Vita imprenditoriale, lavoro con tutte le precauzioni . La difesa passiva non serve, il virus c’è, non è che possiamo mettergli una barriera stando sempre chiusi a casa, i contatti ci sono sempre, forse la soluzione sarebbe forzare la situazione,lavorare, frequentare, con le dovute cautele, un empito vitali, non so, ipotesi, scommesse, ma dubito che noi possiamo contenere la malattia richiudendo le persone, serrando le fabbriche, spegnendo le attività produttive…Non va bene lottare in forma passiva, non è il migliore ritrovato, rischiamo di essere mentalmente depressi, economicamente a terra e con il dilagare del morbo non risolto. non so davvero, la mentalità taoista è apprezzabile ma noi la accresciamo di mentalità funerea, virtuosa, rinunciataria, il peggior cattolicesimo ed il peggior comunismo si stringono per riesumare una società di piagnoni, povera, contrita, elemosinante! Non so, l’individualismo anarcoide, disobbediente è rovinoso ma il sistema carcerario virtuosistico pseudo ascetico è mortuario. Forse la soluzione starebbe nel convivere con il morbo, che ormai c’è, rispettando tutte le regole ma per vivere non per sottometterci con afflizione, anzi accrescendo la volontà di vivere, di fare. Bisogna capovolgere il senso delle regole, non limitare vita ed azione ma renderle salutari Questa ondata piagnona è a sua volta un morbo, spegne volontà e gioia di vivere, aggiungerebbe depressione a depressione. Via, l’esistenza è troppo rapida per uccidere i giorni che ci toccano in sorte. Regole per vivere non per un suicidio legale. Forse qualcuno vuole un Paese derelitto? Non possiamo crederlo. Non dobbiamo crederlo. Non vogliamo crederlo. E tuttavia certe misure possono, potrebbero desolarci, e soprattutto la continuazione dell’odierna filosofia istituzionale, per dire. Regole, regole ma per vivere. Bisogna mobilitare le forze, prospettive evolutive, c’è una guerra bisogna combattere anche sotto le bombe. Ma perchè non si aprono i cantieri, e ci volgiamo all’economia dell’elemosina, del debito! Perchè non convinciamo noi italiani, i più accaniti risparmiatori dell’Universo, ad investire in attività produttive ritrovando fiducia nelle imprese e nello Stato! Che sarebbe l’Italia se potessimo investire con fiducia! Maledetta situazione, non poter impegnare i risparmi per salvarci! Qualcosa deve cambiare oltre la morte del virus!

Author: Cris

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