OLTRE IL VIRUS

 

di Antonio Saccà

 

È diventato un lavoro gravoso parlare, scrivere della nostra condizione. A mia memoria, ormai lunga, non ho vissuto una situazione così squallida e con un che di sospetto. I mezzi di comunicazione insistono con delle frasi che evidentemente vengono consegnate: non abbassare la guardia, il Virus è tra noi, e poi la perenne lettura dei contagi senza dire che i contagi non danno morti, sono spesso inefficaci, invece si perpetua questo andamento rattristante, e si determina una società inanimata, di gente che ha bisogno di protezione, di guida, di dominio. Il risultato della pantomima è, appunto, il dominio protettivo del ceto politico e sanitario sulla società, specialmente sulla imprenditorialità. Nel campo internazionale l’attacco è principalmente agli Stati Uniti, e pare non stia riuscendo, vi sono contagi ma non vi è vasta mortalità, e la crisi economica pare in via di sanazione. Ben diversa la situazione del nostro Paese, noi non stampiamo moneta, abbiamo un elevatissimo debito, e siamo fallaci, falsi, inadempienti, non compiamo operazioni in favore di investimenti, largiamo, con vaste mancanze, denaro senza occupazione, senza corrispettivo di lavoro, creiamo tutti gli ostacoli concepibili alla imprenditorialità, si cerca di impedire un ricambio politico pur avendo un governo senza orientamento unitario, anzi conflittuale, statico, anche se l’orientamento che ne deriva consiste nella rovina dei ceti produttivi e nel tentativo di risolvere ogni crisi con l’intervento dello Stato, con la statalizzazione dell’economia.

E perveniamo alla comprensione: ecco la ragione degli ostacoli “voluti”, pervenire alla crisi e con questo motivare l’intervento dello Stato, ossia del Governo, ossia dei partiti. Il “disegno” è riconoscibile, inutile illudersi, e non arretra dinanzi a situazioni desolanti, da svergognarsi, come il traffico nelle gallerie di Genova, il blocco del ponte Morandi che va ancora collaudato, chi sa quando, la faccenda Autostrade che è sorta per condurla alla nazionalizzazione, perfino sulle piccole e medie imprese si ipotizzava l’immissione dello Stato (ossia del Governo, ossia dei Partiti).

Concludo: c’è, dunque, un progetto: recare al fallimento la maggior parte delle imprese, fare dello Stato (Governo, Partiti) il soggetto dominante nell’economia, con fini torbidi. Vendere a paesi stranieri, alla malavita, costituire una forza gestionale burocratico-politica fedele ad un Partito? Tale la situazione. Contro questa notte scura della società sarebbe, è indispensabile una tempesta di attività, di imprenditorialità. Disgraziatamente il proletariato sul quale contavo, in molti miei libri mi figuro il “lavoratore imprenditore”, è sottomesso, impaurito dal Virus, dalla disoccupazione. I ceti che si credono rassicurati: impiegati di Stato, pensionati stanno fermi e temono ogni scossone. Chi si agita è la parte imprenditoriale, sarà questa sezione sociale a scuotere la società, eventualmente con fasce che verranno maggiormente colpite in futuro, disoccupati privi di sostentamento, sottoproletariato. Pensionati, percettori di stipendi statali sono il nucleo che sostiene il Governo attuale, oltre a zone torbide di affarismo nazionale ed internazionale. Ma se la crisi aumenterà anche pensionati ed impiegati saranno in difficoltà. Zone della Magistratura, della Burocrazia, i globalisti appoggiano questo Governo. Sarà un conflitto, imprenditoria avverso statalismo buropolitico, trafficante.

In questo marasma si inserisce il Virus, l’uso politico ed economico del Virus. Stavamo fiatando quand’ecco una marea di sbarchi contaminativi rinvigoriscono i tremori, il Virus può giungere dall’estero. Che strana coincidenza! Stavamo riprendendo fiducia, e gli stranieri ci rovinano e ci ripiombano. Niente. Qualcuno non vuole il nostro risorgimento, dentro e fuori dal nostro Paese. Esiste una volontà di non darci tregua. Allora? Insorgere per risorgere. Un’insorgenza costruttiva, lavorare, lavorare più che si può, abolire la paura, ristoranti, il turismo, teatri, cinema, mare, montagne, musei, fare, gettare i risparmi nei consumi, se ci sarà la crisi verranno divorati, occorre impedire la crisi, i partiti imprenditoriali stimolino al lavoro ed al consumo, patti aziendali tra lavoratori e proprietari per sopravvivere operando su tutte le variabili: orari, salari, profitti pur di non licenziare, fingere che il Virus non c’è pur sapendo che c’è, vale a dire: non temerlo, gettarsi nel lavoro, fare manifestazioni comunque, cinema, teatri, musei, concerti, fare comunque, manifestazioni nazionali per aprire i cantieri con forme di disobbedienza civile, non basta accusare, proclamare, criticare occorre impedire che lo statalismo del fallimento privato unito al Virus susciti una società buropolitica questurina farmacologica con cittadini che devono ricorrere ai partiti di governo per sopravvivere. Un patto imprenditoriale tra operai, impiegati e datori di lavoro, un patto cittadini imprenditori. Spendiamo, consumiamo, lavoriamo, occupiamo. Ma occorrerebbero “uominazione”. Spesso accade quanto l’epoca esige. L’Inghilterra bocconi ebbe Winston Churchill, la Francia scaduta ebbe De Gaulle…In ogni caso con “i nostri” c’è la voragine

Author: Cris

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