Misure di sostegno dei settori della cultura e dello spettacolo a contrasto degli effetti dell’epidemia COVID 19

 

a cura di Cristian Arni

Buone notizie arrivano per la nostra Cultura e il nostro patrimonio, vera fonte di orgoglio e ricchezza che è stato colpito, come tantissimi altri comparti, dalla crisi legata alla battuta d’arresto per la pandemia da Covid- 19; insieme al settore dello spettacolo poi, si è trattato di un significativo duro colpo per l’economia. Cintema, Teatro, Danza, Musica, patrimonio artistico- culturale, turismo, sono per l’economia del nostro paese un importantissimo volano, l’arresto improvviso di tutta questa macchina produttiva ha messo in crisi molti lavoratori. Ora occorre ripartire e finalmente giungono notizie rassicuranti circa misure di sostegno a questi settori in cui sono impiegate migliaia di persone, tra artisti, maestranze e personale tecnico. Le misure approvate a riguardo le apprendiamo mediante la Dott.ssa Silvia Costa che ci informa mediante la Risoluzione approvate in Commissione VII, allora andiamo a vedere il testo integrale che ci è stato inviato dalla Dott.ssa Costa. Essendo un testo lungo ed articolato vi chiediamo di leggerlo con pazienza in ogni suo punto a comprenderne la complessità.

 

 

 

 

RISOLUZIONE APPROVATA

 

La VII Commissione,

premesso che:                

il Covid-19 e il lockdown che dall’inizio di marzo 2020 ha bloccato il Paese hanno all’improvviso messo davanti ai nostri occhi la fragilità del mondo della cultura così come lo conosciamo;

lo sforzo nel contrasto all’attuale emergenza sanitaria ha imposto al nostro Paese di adottare misure difficili e restrittive, che hanno limitato in maniera stringente tutte le attività: da quelle del singolo individuo alla dimensione dell’impresa e della produzione;

a seguito delle misure adottate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al fine di contrastare il diffondersi sul territorio nazionale del virus, sono state sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 marzo 2020. Questo ha comportato, un drastico calo di ricavi nel settore dell’industria culturale;

oggi all’improvviso il sistema culturale italiano affronta una gravissima crisi che ne mette in forse la sopravvivenza, facendo scoprire le anomalie e le incongruenze che gli sono proprie e costringendo a prendere atto che, così come lo abbiamo strutturato negli anni, rischia di non reggere più;

la crisi economica incombente sul Paese e sul reddito dei cittadini comporterà forti ripercussioni sul settore della cultura in generale, poiché vi è la concreta possibilità che la spesa culturale rappresenti una delle prime voci ad essere tagliate nei bilanci delle famiglie in difficoltà. D’altra parte, è acclarato da numerosi studi che la cultura ha ricadute dirette su altri aspetti fondamentali strettamente connessi con il benessere dei singoli cittadini e per la crescita di una nazione, perché agisce da stimolo e modello di partecipazione attiva dei cittadini ed è portatrice potenziale di flessibilità comportamentale;

nel quadro di una visione d’insieme, tutto il mondo della cultura ha subìto un repentino ed inaspettato arresto e vive in uno stato di pausa, in attesa di indicazioni per la ripartenza. Allo stato attuale è proprio la ripresa a rappresentare la sfida più grande per la cultura del nostro Paese: da un lato sarà necessario confrontarsi con i danni economici e sociali di un arresto forzato, dall’altro lato bisognerà guardare al futuro – a quella che sarà indubbiamente una «normalità» nuova e ridisegnata – con il sostegno di nuovi e più forti strumenti, nonché con un miglioramento di quelli già esistenti;

è dunque fondamentale assumere rapidamente decisioni sia nell’attuale fase di emergenza sia per le scelte strategiche finalizzate ad una crescita e ad una trasformazione strutturale nel medio periodo;

appare chiaro, dunque, il bisogno di pensare a una nuova governance del mondo della cultura che preveda una visione più ampia – e non tarata su comparti separati e blindati – e che coinvolga attivamente e valorizzi tutto il territorio, le comunità – grandi e piccole, – le cittadine ed i cittadini. Bisogna ripartire dai musei, dai teatri, dalle imprese creative, dall’editoria, dalla musica, dal cinema e dall’audiovisivo: nessuno deve rimanere escluso ed è necessario affrontare le numerose problematiche emerse in maniera lampante in queste settimane complicate;

senza investire in partecipazione culturale diffusa – per adesso in maniera ancora solo digitale, poi anche progressivamente fisica e integrata online-offline – è impensabile dare al Paese una prospettiva di uscita e ripresa dalla pandemia che assicuri progresso civile, economico e sociale;

la sfida che si propone al mondo della cultura è dunque complessa. Tale complessità è data, innanzitutto, dall’orizzonte temporale su cui bisogna operare: è indiscutibile il bisogno di un intervento urgente ed immediato per affrontare l’emergenza, ed è proprio su questo piano che si sviluppano, in primo luogo, le misure contenute nel decreto-legge cosiddetto Cura Italia, con la previsione di un Fondo emergenza da 130 milioni di euro, le indennità per le lavoratrici ed i lavoratori autonomi dello spettacolo e la destinazione della quota pari al 10 per cento dei compensi incassati dalla SIAE per «copia privata» al sostegno economico degli autori, degli artisti, degli interpreti e degli esecutori. In secondo luogo, sono necessarie delle misure che permettano l’avvio della fase di ripartenza, prevedendo risorse che diano «respiro» ai comparti in difficoltà, bloccati completamente dallo stato di emergenza: bisogna rilanciare l’editoria, sostenere la riapertura di cinema, teatri e musei, ragionare su come salvaguardare la stagione musicale: pensare, dunque, all’immediato dopo. Con questa visione bisogna guardare ad un orizzonte di lungo periodo, con l’obiettivo di ripensare il mondo della cultura nel suo complesso, nello scenario di una «nuova normalità»: renderla partecipata, vicina al territorio, accessibile a tutti, un fulcro attorno al quale possa agganciarsi l’attività delle cittadine e dei cittadini, un motore nuovo per il nostro Paese; alcuni punti fermi sembrano ormai acclarati: il ruolo del Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo resta centrale, anche a fronte delle evidenti difficoltà degli enti locali, oggi in affanno, ad occuparsi del proprio patrimonio culturale; esiste poi un’infrastruttura culturale di prossimità, di luoghi da cui poter ripartire prendendosi cura dei cittadini: spazi dove si sperimentano già nuovi modi di produrre welfare generativo, fare cultura e partecipare al rinnovamento di un patrimonio culturale materiale e immateriale in continua trasformazione; tutti i settori sono accomunati da una gravissima crisi di liquidità; lo scenario di complessità aumenta se si considera la natura del comparto culturale, che non è univoca, ma declinata in un insieme articolato di settori, ognuno con le proprie specificità in termini di infrastrutture, filiere di produzione e professionalità. Bisogna dunque avere una visione complessiva, che tenga però conto del fatto che i diversi ambiti culturali non possiedono le medesime possibilità di resilienza e riconversione; il punto di partenza per la definizione di una strategia a sostegno della cultura prevede un ripensamento della natura dei fondi e del reperimento delle risorse economiche: senza dubbio, la dimensione pubblica mantiene un ruolo primario e centrale, ma devono essere rafforzate le forme di partenariato pubblico-privato, devono essere utilizzati meglio i finanziamenti di natura europea ed è centrale immaginare nuovi strumenti che coinvolgano in senso partecipato i cittadini, in una visione di azionariato popolare o di mecenatismo evoluto e disarticolato dalla logica dell’«investimento remunerativo», a beneficio di una reale partecipazione comunitaria e diffusa in grado non solo di alimentare il sistema, ma anche di produrre importanti esternalità positive in tema di formazione e sensibilizzazione culturale, di partecipazione civica, di sostegno diffuso, di innovazioni della governance gestionale; in un sistema in rapida trasformazione i problemi possono diventare opportunità per cambiare in meglio, per cercare nuove strade, superando una difesa vana del passato; la rivoluzione digitale che sta accompagnando l’emergenza sanitaria ha modificato la scuola, l’università, il mondo della cultura. Non si tornerà indietro, occorre ripensare il mondo in modo virtuoso, ipotizzando modelli più flessibili e decentrati che sappiano coniugare in modo nuovo momenti sincroni e asincroni, proponendo fonti diversificate di informazione e di conoscenza e costruendo nuove alleanze fra cultura e rivoluzione digitale; nuovi mestieri si propongono e sarebbe insensato non considerarli. Le digital humanities, che l’Unione europea sostiene e promuove da anni, dovranno avere anche nel nostro Paese uno spazio riconosciuto nei corsi di laurea, nei bandi dei concorsi pubblici, nei posti di lavoro, utilizzando strumenti già pronti, a portata di mano; la Commissione Europea sta negoziando con gli Stati membri i nuovi accordi di partenariato per il periodo 2021-2027. Dei cinque obiettivi principali, tre riguardano, in modo particolare, il mondo della cultura, e sono: 1) perseguire un’Europa più intelligente, attraverso l’innovazione, la digitalizzazione, la trasformazione economica il sostegno alle piccole e medie imprese; 3) perseguire un’Europa più connessa, con trasporti strategici e reti digitali; 4) perseguire un’Europa più sociale che sostiene l’occupazione di qualità, l’istruzione, le competenze, l’inclusione sociale e la parità di accesso all’assistenza sanitaria; l’impalcatura comunitaria può essere usata per sviluppare politiche a livello locale e nazionale in favore delle organizzazioni culturali riconosciute come mediatori all’interno del proprio territorio di riferimento, ma anche in progetti internazionali; devono essere considerate, anzitutto, le numerose iniziative di divulgazione e valorizzazione digitali dei beni culturali, delle collezioni o delle fonti storiche promosse da musei, archivi e biblioteche nelle settimane di chiusura imposte dall’emergenza Covid-19: su questo fronte emergono nuovamente le incertezze applicative in materia di riproduzione dei beni culturali, anche in relazione al libero riutilizzo delle riproduzioni digitali delle opere di pubblico dominio. Il riuso dell’immagine del bene culturale è uno strumento funzionale alla libera diffusione del sapere in una prospettiva concreta di democrazia della cultura e si qualifica come strumento utile a rivitalizzare le imprese turistiche diffuse nel territorio, e dunque immagine del patrimonio culturale italiano nel mondo, e per sostenere l’industria creativa, il design, l’editoria e in generale tutte quelle attività culturali che subiscono maggiormente gli effetti negativi dell’emergenza in corso; il Network of European Museum Organizations (NEMO) ha lanciato la prima indagine europea sull’impatto del Covid-19 sui luoghi della cultura in Europa. I risultati parlano di altissime perdite in termini di reddito, che in alcuni casi arrivano fino al 75-80 per cento a settimana. In poco più di un mese, la filiera degli organizzatori delle mostre culturali ha subito gravi ripercussioni economiche, i cui effetti negativi e conseguenti difficoltà per l’intero comparto della cultura saranno sempre più evidenti nei mesi a seguire. Parliamo di una filiera complessa, composta principalmente da piccole, medie e grandi società e associazioni organizzatrici, musei privati e case-museo, ditte specializzate nei trasporti, case editrici, allestitori e artigiani del settore, curatori e specialisti, gallerie d’arte, testate giornalistiche, anche on line, specializzate nelle tematiche del settore, per cui è necessario ragionare su soluzioni urgenti. I musei chiusi e le mostre sospese pongono di fronte uno scenario di enormi perdite economiche; ai danni diretti si aggiungono quelli indiretti, derivanti dalla contrazione della fruizione dei servizi ausiliari integranti l’offerta museale, erogati dai concessionari, come bookshop e servizi di ristorazione; la stagnazione del mondo dello spettacolo nella sua interezza ha avuto un impatto devastante sul mondo del lavoro: secondo la Fondazione Centro Studi Doc sono fra i 300 mila e i 380 mila i lavoratori dello spettacolo attualmente fermi, senza considerare il lavoro sommerso. Il riferimento è soprattutto ai lavoratori definiti «intermittenti», comprendendo gli artisti e tutti i tecnici, i truccatori, i macchinisti, i costumisti, gli assistenti: tutti coloro che fanno funzionare la macchina dello spettacolo musicale, televisivo, cinematografico, come pure di quello circense e viaggiante; in aggiunta, il 10 marzo 2020 Assolirica, alla luce della sospensione di ogni attività musicale nel nostro Paese, ha denunciato l’annullamento dei contratti per circa 300 cantanti lirici, a cui vanno aggiunti quelli di direttori, registi e ballerini, ossia di tutte quelle figure professionali che i teatri ingaggiano per una produzione; è necessario dunque pensare urgentemente alla ripartenza di tutti i comparti e ad adeguate misure che comprendano una forma di indennità per questi lavoratori, che convivono da settimane con l’assenza di un’entrata salariale. In aggiunta si ritiene fondamentale iniziare a ragionare di un orizzonte temporale entro il quale i lavoratori della cultura possano salire nuovamente sul palco a porte chiuse nel rispetto della sicurezza; al fine di rilanciare le produzioni culturali, in grave difficoltà economica a causa delle misure di contenimento per il contrasto al Covid-19, è auspicabile una riconsiderazione a fini di adeguamento della normativa del finanziamento pubblico dello spettacolo dal vivo, ora incentrata sui meccanismi del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), tenendo conto delle criticità attraverso il confronto con le diverse realtà operanti nel settore, al fine di valorizzare il teatro e gli spettacoli, in ogni loro forma, nella strategia più ampia per risollevare l’ecosistema culturale nazionale dalla crisi; le imprese del settore dell’audiovisivo sono circa 8.500, per un totale di circa 61.000 dipendenti, ai quali si aggiungono altri 112.000 posti di lavoro generati dall’indotto, per un totale di circa 173.000 lavoratori messi in una situazione di incertezza, dei quali la maggioranza è costituita da giovani e da donne, le classi professionalmente più fragili della nostra società; i dai dati di Anica (Confindustria) risulta evidente l’estrema trasversalità delle professioni dell’indotto, dalle attività creative alla manifattura, dall’agricoltura ai servizi, fino all’edilizia, considerando anche la post-produzione e la distribuzione; in relazione agli incassi cinematografici si evidenzia come questi abbiano registrato un crollo del 95 per cento, secondo i numeri rilasciati da Confindustria Cultura, tanto che, già a partire dalle prime ordinanze del 24 febbraio 2020 e sino alla chiusura definitiva delle sale avvenuta domenica 8 marzo 2020, il mercato cinematografico ha registrato una perdita di guadagno e presenze dell’81 per cento circa, pari a 16,3 milioni di euro e 2,5 milioni di spettatori; la chiusura delle librerie fisiche ha significato un ulteriore colpo inferto al settore già duramente provato dalla profonda crisi legata ai cambiamenti nella struttura distributiva ed ha inoltre privato gli editori del canale principale di vendita. La loro parziale riapertura – anche se molte Regioni hanno preferito lasciarle comunque chiuse – dovrà inoltre tenere conto del fatto che molteplici misure di sicurezza – come distanziamento e contingentamento degli ingressi – snaturano la loro funzione di luogo di socializzazione, di confronto e riflessione; è inoltre possibile ipotizzare una deroga al divieto di ripianare le perdite delle aziende partecipate da comuni e regioni particolarmente necessarie per il settore, considerando la natura di enti partecipati dal settore pubblico di molte imprese culturali; occorre ripensare secondo nuove prospettive la realtà che ci si propone, aggiornando in tempo reale i percorsi, mantenendo unità di intenti dentro le diverse filiere, utilizzando strumenti già collaudati e già a disposizione, sia a livello italiano, sia nell’utilizzo dei fondi europei, da indirizzare secondo i nuovi bisogni e favorendo le nuove professionalità che emergono; dove sia possibile, occorre costruire un rapporto di assistenza e di collaborazione reciproca con il mondo della scuola, che, seguendo percorsi analoghi a quello della cultura, si sta del resto già ripensando. Molte sono le responsabilità condivise e le opportunità che si possono offrire in una visione coraggiosa e innovativa, compresa la creazione di poli che leghino scuole e musei, istituti culturali o biblioteche consentendo di innovare la didattica tradizionale e l’abituale fruizione dei luoghi della cultura;

 

impegna il Governo:

 

a proseguire nella consultazione di esperti, coinvolgendo gli attori dell’intera filiera dell’industria culturale e dello spettacolo e le rappresentanze di tutte le categorie interessate dei vari settori, comprese quelle minori, anche al fine di elaborare proposte e scenari utili ad affrontare le differenti fasi dell’emergenza;

ad assumere ogni utile iniziativa per valorizzare l’impatto virtuoso dell’ecosistema culturale su tutta la Nazione, nonché ad intraprendere tutte le iniziative possibili in sede europea per incrementare i finanziamenti riservati alla cultura nei quadri finanziari pluriennali dell’Unione europea;

a promuovere campagne mediatiche finalizzate alla fruizione e alla valorizzazione del patrimonio culturale, del teatro e degli altri luoghi della cultura dopo la fine della sospensione delle attività conseguente all’adozione delle misure di contenimento del Covid-19;

a considerare i servizi di fruizione dei beni e delle attività culturali come «servizio universale», tenendo conto delle disuguaglianze fra le diverse aree del Paese e adottando iniziative per sostenere con interventi mirati le attività culturali diffuse sul territorio, anche per contrastare i rischi di segregazione culturale e per favorire l’inclusione sociale, nonché ad adottare iniziative per introdurre misure di sostegno alla diffusione dell’offerta culturale negli spazi urbani e nel territorio, facilitando forme di collaborazione tra le istituzioni pubbliche, le imprese e gli enti senza scopo di lucro e incoraggiando l’integrazione tra l’offerta culturale analogica e le sue riproduzioni digitali;

ad adottare iniziative per destinare risorse specifiche ai centri culturali multidisciplinari e multifunzionali – presidi culturali e civici sul territorio diffusi come infrastruttura culturale di prossimità, – tenendo conto che si tratta di spazi ibridi, aperti anche all’uso spontaneo e informale da parte dei cittadini, non destinatari di alcuna forma di finanziamento pubblico;

ad adottare iniziative per incrementare l’entità dei finanziamenti destinati al settore dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo, anche a valere sul Fondo emergenze di cui all’articolo 89 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni nella legge 24 aprile 2020, n. 27, per affrontare la crisi, che potrebbe protrarsi per lunghi mesi, soprattutto per la difficoltà di riaprire cinema, teatri e luoghi della cultura e per destinare le risorse agli operatori del settore tenendo delle perdite subite;

a valutare la possibilità di adottare iniziative per realizzare un Fondo nazionale per la cultura, sul quale convogliare investimenti pubblici e anche attraverso il coinvolgimento dei principali attori del sistema produttivo e creditizio italiano;

a valutare la possibilità di un’azione di mecenatismo diffuso e partecipato, anche attraverso sistemi di micro-finanziamento, per garantire la liquidità necessaria ad affrontare le più urgenti emergenze e a finanziare interventi di promozione e investimenti, per rafforzare il sistema culturale e renderlo idoneo a una ripartenza una volta superata la crisi dovuta all’emergenza sanitaria;

ad adottare iniziative per prevedere risorse economiche per le imprese culturali e creative, anche allo scopo di favorire la creazione di una rete di distribuzione di prodotti culturali, per sostenere le iniziative di tali imprese per l’innovazione e la digitalizzazione, nonché per incentivare, anche in tal modo, processi attivi di rigenerazione urbana;

a valutare l’opportunità di adottare iniziative a sostegno delle imprese culturali e creative, prevedendo, in particolare, che le stazioni appaltanti possano concordare la temporanea modifica dei contratti pubblici in corso tra gli Enti locali e le imprese che non possono effettuare le proprie prestazioni a causa dell’emergenza sanitaria;

al fine di poter riavviare le attività nei settori della cultura e dello spettacolo aperte al pubblico e consentire la fruizione dei prodotti culturali, a predisporre le necessarie linee guida, anche caratterizzate da innovazioni tecnologiche e organizzative, nonché da nuove forme di gestione del pubblico e di distribuzione del prodotto artistico, per garantire lo svolgimento in sicurezza delle attività, nonché a prevedere le necessarie risorse per l’attuazione dei protocolli di sicurezza;

a valutare la possibilità di consentire, la ripresa in presenza, nel rispetto di tutte le misure di distanziamento e sicurezza necessarie, delle attività di formazione professionale per tutti i mestieri della cultura che prevedono una percentuale significativa di attività laboratoriali;

a valutare la possibilità di orientare i contributi dei progetti speciali del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo con particolare riguardo ad istanze provenienti dalle regioni più colpite dal Covid-19;

ad adottare iniziative per integrare e rafforzare le misure di sostegno al reddito per tutte le categorie di lavoratori dello spettacolo e della cultura, con particolare riferimento ai lavoratori intermittenti e compresi i lavoratori autonomi e quanti ricavano redditi unicamente dai diritti d’autore, nonché per prevedere il monitoraggio delle misure previste e per valutare eventuali nuove misure a copertura di categorie del settore escluse dal sostegno al reddito, tenendo conto delle specifiche professionalità e delle peculiari strutture retributive nel settore;

ad adottare le opportune iniziative per l’eventuale prolungamento dei termini di sospensione degli adempimenti tributari e contributivi anche in favore degli operatori del settore culturale;

a valutare l’adozione di iniziative per adottare misure fiscali di sostegno e di agevolazione per i canoni di locazione degli immobili destinati allo spettacolo, al cinema, nonché alla diffusione della cultura – come musei, gallerie d’arte, pinacoteche e dimore storiche – e dei locali adibiti ad attività di interesse culturali, compresi i locali adibiti a laboratori per arti e mestieri;

ad adottare iniziative per estendere la validità dei voucher di cui all’articolo 88 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni nella legge 24 aprile 2020, n. 27, a diciotto mesi dall’emissione, anche per favorire la miglior riprogrammazione possibile del calendario 2020;

ad adottare iniziative volte ad adeguare i criteri di ripartizione del FUS alle esigenze contingenti derivanti dall’emergenza sanitaria, al fine di assicurare il necessario flusso di risorse agli enti beneficiari;

a valutare l’opportunità di prevedere, per gli enti finanziati dal FUS e in generale per tutti gli enti dello spettacolo dal vivo, la predisposizione di iniziative in vista della ripresa delle attività dei prossimi mesi, nonché la possibilità di provare gli spettacoli della prossima stagione, anche a porte chiuse e con le necessarie e dovute precauzioni volte alla salvaguardia personale e collettiva;

a considerare, nell’ambito degli interventi di sostegno, la particolare specificità delle scuole e accademie di teatro, al fine di consentire una ripresa tempestiva delle lezioni didattiche;

a valutare misure di sostegno per il settore delle manifestazioni culturali popolari, con particolare riguardo a cori e bande;

a valutare la possibilità di incentivare già nel 2020 le produzioni teatrali estive compatibili con il rispetto delle norme anti Covid-19 in termini di distanziamento sociale;

a favorire, nell’ottica della ripresa dell’attività dei concerti dal vivo, un confronto con gli organi tecnici al fine di stabilire indicazioni sugli strumenti di controllo e di prevenzione da adottare in futuro, alla ripresa delle attività “live”, studiando anche un programma di «formazione» del personale di sicurezza per la ripresa dell’attività dei concerti;

ad assumere iniziative a sostegno delle piccole imprese del settore musicale per sostenere quelle figure professionali – produttori, editori, promoter, organizzatori di festival, club e discoteche – che costituiscono il vero e proprio motore della filiera della musica dal vivo;

a valutare l’opportunità di prevedere forme di tutela delle opere prodotte in formato digitale da imprese culturali durante il periodo di applicazione delle misure restrittive, in quanto rappresentano una forma di investimento che le stesse imprese hanno sostenuto;

ad adottare iniziative per destinare tempestivamente le risorse disponibili in favore degli autori, degli artisti, degli interpreti e degli esecutori;

a valutare l’opportunità di adottare iniziative volte a favorire, nel rispetto della normativa sul diritto d’autore, la libera riproduzione e divulgazione di immagini di beni culturali pubblici, compresi quelli visibili dalla pubblica via, attraverso l’utilizzo, tra la rosa delle licenze Creative Commons, di quelle tipiche dell’Open Access, nonché volte a riconoscere la facoltà dei direttori di istituti centrali e periferici del Ministero per i beni e le  attività culturali e per il turismo di licenziare immagini in rete attraverso licenze Creative Commons di libero riuso;

ad adottare iniziative per prevedere forme di sostegno economico all’intera filiera del libro, con particolare riguardo alle attività indipendenti e ai piccoli editori;

ad adottare iniziative per ampliare ulteriormente i fondi destinati a finanziare la «18App», che già ha dato ampia dimostrazione della sua efficacia nel rilanciare i consumi culturali, anche valutando la possibilità di estendere la platea dei beneficiari;

a promuovere ulteriori forme di collaborazione tra il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e il Ministero dell’istruzione, al fine di considerare nuove aggregazioni di scuole di ogni ordine e grado legate a realtà culturali quali musei, biblioteche, archivi, enti culturali, per dare vita a forme di didattica integrata e innovativa, anche attraverso progetti di digitalizzazione dei musei e dei siti archeologici, nonché di programmare iniziative formative per gli studenti, anche con il coinvolgimento dei privati operanti nel settore, e di supportare la ripresa delle attività didattiche delle scuole;

ad adottare le iniziative necessarie per assicurare la tempestiva erogazione delle risorse previste dalla legge sul cinema e l’audiovisivo di cui alla legge 14 novembre 2016, n. 220;

a valutare la possibilità di prevedere misure di garanzia e di sostegno in favore delle imprese del settore cinematografico, anche attraverso la cessione a intermediari finanziari, dei crediti di imposta già maturati da produttori, distributori ed esercenti;

ad adottare iniziative volte a tenere conto delle difficoltà operative conseguenti all’emergenza sanitaria in sede di definizione dei requisiti richiesti per l’accesso ai benefici di cui agli articoli 17 e 26 della legge 14 novembre 2016, n. 220;

 

 

Author: Cris

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