L’ora più nera! Gli Stati Uniti restano senza fiato.

di Cristian Arni

 

Stati Uniti alle strette: ennesimo episodio di intolleranza razziale. Dopo il brutale omicidio di George Floyd, montano le proteste e Trump si  gioca la fiducia per il rinnovo del mandato.

 

 

 

 

Minneapolis si scontra ancora una volta con il suprematismo e l’intolleranza della polizia nei confronti dei neri; la solita storia, la Storia si ripete ciclicamente e non insegna mai nulla!

Come spesso in America, il razzismo serpeggia, pronto a colpire, quando lo fa lo fa duramente. Ancora una volta, la vittima è un nero, ancora una volta è la polizia il carnefice; #GeorgeFloyd, un 46enne giunto in Minnesota dal Texas con la sua compagna, cercava di cambiare vita con una nuova professione, si dice autotrasportatore; persona di colore, definito afro- americano, ucciso brutalmente per soffocamento: dopo l’arresto un poliziotto ha esercitato pressione con il ginocchio per cinque minuti sul collo della vittima soffocandolo, motivo dell’arresto e della “condanna a morte”: l’uso di una banconota falsa, questo il movente, pare, qualcuno, la Polizia di Minneapolis avrebbe dichiarato che stesse cercando di rifilare una banconota falsa vendendola, altre versioni darebbero Floyd come uno che stesse agendo sotto effetto di sostanze alcoliche e psicotrope, nell’atto di utilizzare un assegno falso. Questo lo scenario. La Polizia avrebbe poi dichiarato che Floyd stesse avendo dei sintomi ricollegabili ad alcuni problemi di salute indipendenti a quanto successo.

Di fatto resta che il colore della pelle, da quelle parti, è ancora un problema serio, una discriminante, e in Minnesota non è la prima volta avvengono atti di violenza contro persone di colore; a Minneapolis o Murderaolis, così fu battezzata in passato per via dell’alto tasso di criminalità, non necessariamente imputabile a persone di colore o afro- americani, le proteste sorte l’indomani del brutale assassinio evocano spettri di un passato recente, non ancora del tutto dissolto; correva il 1972, quando il programma di educazione tentò di abbassare i livelli di intolleranza e i pregiudizi nei confronti delle persone di colore o provenienti da altri paesi, gli Amerindi sono stati spesso un’altra etnia che ha scontato la discriminazione razziale; nonostante molta acqua sia passata sotto i ponti da allora, la lista di vittime delle violenze da parte della polizia nei confronti degli afro- americani non fa che accrescere di continuo.

L’assassinio di Floyd, perchè dalle immagini risulta evidente essere stato un atto deliberato, rappresenta la volontà ferma e decisa di agire apertamente, affermare la supremazia, in pieno giorno, di fronte ai passanti muniti di smartphone pronti a filmare la scena o a fotografarla, in un luogo neanche troppo appartato, di fronte all’occhio “indiscreto” delle telecamere di sorveglianza; cosa possa essere passato per la testa di un agente di polizia, di razza caucasica. per compiere un gesto simile, con l’aiuto dei suoi colleghi, apparentemente non visibili dietro la vettura, lascia del tutto sgomenti.

Premere un ginocchio sul collo dell’uomo rimasto in seguito ucciso e in circostanze come quelle sopra descritte, è un atto deliberato! La Giustizia Americana tende ad essere rapida e conclusiva in tempi stretti. Nel momento in cui concludo questa nota, apprendo la notizia dell’arresto del responsabile e dei suoi complici, non è ancora chiaro se sono stati tutti e tre arrestati o solo Derek Chauvin.

Ora bisognerà fare molta attenzione a come sarà gestita la fase di ritorno ad una certa normalità, visti i disordini scoppiati in seguito all’omicidio. 

Ci sarà forse bisogno di ulteriori riscontri o prove per chiamarlo omicidio? Non mostrano forse abbastanza chiaramente le  immagini diffuse? 

Se non è stato ucciso dalla pressione di quel ginocchio allora quale altra cosa potrebbe essere stato? 

Qualunque saranno le motivazioni che verranno date all’opinione pubblica, resteranno comunque tutte innegabilmente imputabili ed ascrivibili alle conseguenze di quella folle, insistente pressione durata cinque minuti. Deceduto per la pressione di un ginocchio sul collo.

Ecco, negare l’evidenza dei fatti servirà a poco; dirà la sua fidanzata, intervistata dalla CBS: “Se non vedete un omicidio non so, cosa vedete?“.

La mia generazione, classe post sessantottina. è cresciuta tutta: “Peace and Love”, slogan caro ai “figli dei fiori”, generazione psichedelica, in bilico tra Guerra Fredda e Guevarismo; siamo stati “allevati” da principi, con una visione educativa lontana anni luce dalla dimensione anti razziale; le discriminazioni, di qualsiasi natura esse fossero, non trovavano un terreno di facile presa, eravamo immersi anche in altre vicende, tutte italiane; la cultura italiana, che pure non è del tutto scevra da fenomeni di intolleranza razziale, ascrivibili secondo le cronache, a episodi ristretti, pure oggi trova riscontro e terreno più fertile ove germogliare. Tendono ad aumentare i sintomi di intemperanze sociali, complice il malcontento diffuso dovuto alla mancanza di certezze, lavoro, diritti, assenza di tutele a garantire il proprio futuro, la casa, la sanità, vedendo tutti questi principi, sgretolarsi sempre più davanti ai nostri occhi. Le tensioni politiche, le pressioni economiche e la mancanza di opportunità, sono poi il detonatore corale di un profondo malessere, che si manifesta abbracciando spesso, anche cause lontane, per far valere i propri diritti, per combattere un nemico collettivo: il sistema. Le insoddisfazioni sociali che il sistema procura ai componenti di una comunità, poi sfociano in manifestazioni violente che hanno una forza dirompente, oggi esaltata dalla tanta tecnologia a nostra disposizione; personalmente non concepisco la supremazia nè il razzismo” mi sento di dire.

Tornando a Minneapolis infatti si sono manifestati tutti questi elementi, tutti gli ingredienti del caso di cui sopra, che ora daranno seguito a reazioni a catena, speriamo di breve durata e con il minor numero di incidenti possibile.

Ad oggi però si contano già un altro decesso, un uomo sarebbe stato colpito da un’arma da fuoco esploso dal titolare di un banco dei pegni; la protesta sociale monta a Los Angeles e Denver, in Colorado, dove colpi di pistola in strada determinano la sospensione nello State Capitol, dell’assemblea statale; stesso scenario a: NYC, San Francisco, Oakland e Chicago.

E ancora: cori contro la polizia e contro il Presidente Donald Trump, che ha già molte, troppe gatte da pelare, dai rapporti con la Cina, tesissimi, al Corona Virus, giusto per citarne un paio; la sua permanenza alla Casa Bianca rischia, con questo gravissimo incidente, di vedere compromessa una sua conferma alla presidenza, gli Stati Uniti sono stanchi di questi episodi di intolleranza razziale da parte della polizia.

A caldo la reazione del presidente Donald Trump è stata: “Giustizia sarà fatta presto“, frase laconica, lanciata su Twitter, social che adora spassionatamente per i propri “lanci di Agenzia”. Bisognerà però intendersi sul significato che darà al termine “Giustizia”.

Oggi poi non ha fatto mister che saranno usate maniere forti se dovessero continuare i saccheggi; la presenza dell’FBI e la mobilitazione di 500 Agenti della Guardia Nazionale, secondo Trump dovrebbe garantire quindi la sicurezza e un invito alla calma nonostante oggi una troupe e un reporter della CNN, sono stati fermati e arrestati per poi essere rilasciati; la stessa emittente in seguito all’episodio ha invocato il Primo Emendamento della Carta Costituzionale, quei valori su cui i padri fondatori hanno create le basi della futura Democrazia e Libertà.

Al momento a noi pare però che tutto ciò sia stato calpestato, sotto la pressione di un ginocchio fuori posto! 

 

Author: Cris

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