Little Richard ovvero sacro e profano sul palcoscenico

di Cristian Arni

 

 

 

 

Non è stato il Covid-19 a uccidere uno dei pionieri del Rock ‘n’ Roll, Little Richard ci ha lasciati all’età di 87 anni, per un tumore osseo, almeno così pare.

Una carriera lunga e altalenante, fatta di successi ed eccessi, in lui vivevano contemporaneamente i due volti del Rock tutto eccessi e pentimenti, tanto da dedicarsi alla conversione del fondamentalismo cristiano, del resto proveniva dall’Alabama, quindi dal Sud degli Stati Uniti, dove la religione era fortemente radicata, poi…la scintilla per la musica tramutò la sua iniziale vocazione religiosa, in uno dei padri  del Rock’n’ Roll.

Il Rock’n’Roll non ha un padre o un solo Re, ma tanti padrini e tanti Re, e Little Richard era uno di loro, avendo influenzato generazioni di cantanti, musicisti, persino Jimi Hendrix, che suonò la chitarra per lui in una  tournèe, ne rimase affascinato.

Tra un concerto ed un sermone, Richard segnò la sua strada di successi ever green, che ancora ad ascoltarli oggi, non si riesce a star fermi sulla sedia: Tutti Frutti, Good Golly Miss Molly, Whole Lotta Shkin’Going on, giusto per citare i più popolari e facili titoli di pietre miliari del suo successo planetario.

Artista versatile, voce potente, abile musicista e grande intrattenitore di folle, Little Richard riuscì a coniugare la sua anima ribelle con il lato più devoto, ad unire sacro e profano a fasi alterne sintetizzando questo dualismo in una fusione ogni volta saliva sul palcoscenico durante un concerto o un sermone,

   

Author: Cris

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