L’INMI partecipa al “COVID-19 DiseaseMap”, l’iniziativa di ricerca internazionale per individuare i meccanismi molecolari dell’interazione tra il virus SARS-CoV-2 e l’organismo umano

Editor e Copy Cristian Arni

Notizia come queste ci colmano di gioia e anche di un po’ di fiducia in più verso quanto la scienza sta tentando di fare per “mappare” e approfondire la conoscenza del comportamento di SarsCov2, meglio conosciuto con il più “prosaico” nome di sua “Maestà” Corona Virus, permettiamoci un po’ di sana ironia per alleggerire il carico, alias Covid-19. Facente parte del ceppo famigliare dei coronavirus ad alta patogenicità, il virus si è dimostrato subito molto resistente a virale, tale da diffondersi a livello globale molto rapidamente, stante anche una certa facilità di movimento da una parte all’altra del pianeta. Al di là del terrorismo psicologico fatto da alcuni Media, soprattutto tante le fake- news, più di una nota di merito vanno a quelle persone, in primis persone, e a quegli enti ed istituti, tra cui appunto l’INMI – Spallanzani di Roma, eccellenza a livello nazionale, conosciuta internazionalmente, che più di ogni altro ha contrastato il fenomeno dilagante della disinformazione scientifica con un’accurata e mirata campagna di comunicazione che ci ha permesso, non solo di sfatare alcune leggende e falsi miti, ma soprattutto di conoscere meglio questo virus “killer”. Ora, è di oggi la notizia che segue sotto, arrivata direttamente dalla direzione scientifica dell’INMI Spallanzani; noi di chpressoffice, ci congratuliamo con l’equipe scientifica, pilotata dal Dott. Giovanni Ippoliti, e con il Direttore generale dell’INMI, Marta Branca, per il grande lavoro svolto, ancora in corso, e per i risultati e l’impegno messo nel contrastare il fenomeno pandemico di Covid-19, veramente dal più profondo senso di gratitudine, le nostre felicitazioni per il progetto di cui segue sotto la descrizione, a cura del Dott. Salvatore Curiale con il quale in questi mesi ci siamo tenuti in stretto contatto con le notizie che giungevano dallo Spallanzani, a tutti un ottimo lavoro presente e futuro, perchè ancora molto c’è da fare.

 

 

 

 

a cura del Dott.Salvatore Curiale– Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.

Roma, 21 maggio 2020 – La patogenesi dell’infezione da SARS-CoV-2 costituisce una delle aree di ricerca cruciali sulla malattia COVID-19. Capire perché il virus provoca in alcuni pazienti sintomi gravi, mentre altri non avvertono nemmeno i sintomi, costituisce uno dei misteri ancora da scoprire su questo virus. In quest’ambito, uno degli approcci più promettenti è quello della network medicine, che utilizza la possibilità che oggi noi abbiamo di analizzare, in tempi ed a costi accessibili, enormi quantità di dati a livello molecolare per individuare cambiamenti genetici, interazioni proteiche, modifiche genomiche, al fine di individualizzare il profilo di ogni singolo paziente, e nello stesso tempo per costruire “mappe di malattie”, dove le interazioni e gli scambi a livello molecolare tra manifestazioni patologiche all’interno dell’organismo sono considerati come nodi di una rete, con connessioni più o meno intense con altre manifestazioni patologiche e fattori ambientali.

In questo nuovo e promettente campo di ricerca, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” ha costituito un gruppo specifico, il COVID-19 INMI Network Medicine for Infectious Diseases Study Group, coordinato da Francesco Lauria e Francesco Messina, che ha recentemente contribuito alla pubblicazione, sul server di preprint bioRxiv, di una importante analisi computazionale dell’interattoma ospite-patogeno nello studio dell’infezione da SARS-CoV-2.

La ricerca ha comparato il modello 3D della proteina spike del SARS-CoV-2 con quella di altri tre coronavirus umani (SARS-CoV, MERS-CoV, HCoV-229E), evidenziando similarità strutturali e una comune capacità di legarsi al recettore ACE2 delle cellule dell’ospite umano. La network analysis dell’interattoma sembra evidenziare che i meccanismi di immunità innata nell’ospite appaiono collegati a componenti come i recettori Toll like, le citochine e le chemochine. La ricerca apre nuove prospettive nella comprensione dei meccanismi biologici dell’infezione e nel processo di ricerca farmaceutica e diagnostica.

il gruppo di lavoro dell’INMI sulla network medicine è divenuto inoltre partner del network internazionale COVID-19 Disease Map, recentemente costituito e del quale fanno parte 162 componenti di 25 nazioni. Obiettivo del progetto, come riporta la rivista Nature Scientific Data, è la costruzione di una banca dati contenente tutte le conoscenze disponibili sull’interazione tra il SARS-CoV-2 e l’ospite umano, che permetta, in un formato leggibile sia dall’uomo che dal computer, di integrare e rendere disponibile in forma efficiente, sistematica e costantemente aggiornata tutta la letteratura disponibile ed in continua crescita sull’argomento. La COVID-19 Disease Map sarà quindi una piattaforma aperta per l’esplorazione visuale e l’analisi computazionale dei processi molecolari che regolano l’ingresso del virus nelle cellule, la replicazione, le interazioni ospite-patogeno, le risposte immunitarie, i meccanismi di riparazione e di recupero. La mappa di malattia, che sarà messa a disposizione della comunità scientifica internazionale, fornirà una piattaforma attraverso la quale clinici, virologi e immunologi potranno collaborare con data scientist e biologi computazionali per una rigorosa costruzione di modelli ed una accurata interpretazione dei dati, permettendo una più calibrata verifica dell’efficacia dei farmaci disponibili. Essa potrà inoltre mettere in collegamento sesso, età e altre caratteristiche di suscettibilità dell’ospite, progressione della malattia, meccanismi di difesa e risposta al trattamento. Infine, potrà essere utilizzata insieme alle mappe di altre malattie umane, in modo da poter studiare i meccanismi di comorbilità.

“La partecipazione dell’INMI alla costruzione di una mappa di malattia del COVID-19– commenta Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’INMI – conferma la bontà dell’iniziativa del nostro istituto di dare il via all’inizio del 2020, in era ancora pre-COVID, al progetto IT-IDRIN per applicare anche alle malattie infettive i principi della network medicine. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza le intuizioni e l’impegno di Francesco Lauria e Francesco Messina, che hanno coordinato i nostri sforzi e direi quasi costretto i nostri ricercatori a cominciare a ragionare in un modo nuovo, considerando le malattie infettive non più come entità separate tra loro, ma come un network nel quale l’ingresso del patogeno avvia una serie di scambi molecolari con l’ospite ed anche con l’ambiente, che le capacità computazionali oggi disponibili ci permettono finalmente di cominciare ad esplorare

La partecipazione dell’INMI a questo importante network internazionale – conclude Marta Branca, direttore generale dell’INMI – rafforza il ruolo del nostro Istituto come centro di ricerca internazionale di primo livello anche durante la pandemia COVID-19. La partecipazione alle iniziative internazionali che si sono innescate nella ricerca su questo virus e sulla malattia che provoca ci permette di avere sempre a disposizione le più recenti evidenze scientifiche e di poterle così mettere a disposizione dei nostri pazienti e dei centri di ricerca e cura della nostra regione e di tutto il Paese, che guardano all’Istituto Spallanzani come a una delle voci più autorevoli e si attendono da noi notizie confortanti nella lotta contro il virus”.

Francesco Messina et al., COVID-19: viral-host interactome analyzed by network based approach to study pathogenesys of SARS-CoV-2 infection. bioRxiv preprint, 7 maggio 2020.

https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.05.07.082487v1

 

Marek Ostaszewski et al., COVID-19 Disease Map, building a computational repository ofSARS-CoV-2 virus-host interaction mechanismsNature Scientific data, (2020) 7:136.

https://doi.org/10.1038/s41597-020-0477-8

Author: Cris

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