L’indecenza della Forma al Teatro Basilica di Roma il 2 e 3 Maggio

 

 

Teatro di Roma
Gruppo della Creta

FRANCESCA BENEDETTI
in

INDECENZA E LA FORMA
(Pasolini nella stanza della tortura)
di
Giuseppe Manfridi

Regia di
Marco Carniti

e con
Dario Giudi

musiche e voce dal vivo
David Barittoni

Produzione Teatro di Roma
Premio Franco Enríquez

NOTE REGIA

“Sai tutto, mamma, e non mi lecchi mai. Tu che tutto sai, non mi lecchi mai …..

INDECENZA E LA FORMA è un’ elegia spietata sul potere all’interno della famiglia che penetra nelle ossa lasciandoti senza fiato. Un oratorio dissacrante. Un melologo per voce sola dove la parola si fa musica e la musica si trasforma in grido di rabbia feroce.

Un fiume inarrestabile di parole e di immagini che compongono un affresco pasoliniano da incubo che si concentra sul rapporto distorto e malato tra madre- padre-figlio.

Un triangolo familiare che dal momento stesso della creazione, il parto materno, delinea un destino di ostacoli emotivi capaci di scardinare la psicologia frantumandone la personalità e generando vuoto, solitudine e disperazione.

Unendo sacralità e perversione in un laccio inestricabile. Un cordone ombelicale che strangola senza pietà un figlio-vittima lasciando senza respiro sia l’attore che lo spettatore.

Ho dato corpo e azione teatrale a un personaggio inesistente nel testo originale che rappresenta in senso fisico e metafisico il rapporto vittima -carnefice che si instaura tra madre- figlio e padre-figlio .

Difficile spiegare le difficoltà di riuscire a rappresentare cio’ che si rifiuta di essere visto o ascoltato. Quasi impossibile da pronunciare. Una drammaturgia ipertrofica scomoda e respingente. Come era il suo film “Salò le 120 giornate di Sodoma”.

Un Pasolini capovolto che esce allo scoperto mostrando la parte più fragile di se stesso. Un vero e proprio sacrificio umano che si svolge davanti agli occhi dello spettatore al di là di qualsiasi giudizio o giustificazione.

Un Pasolini sacrificato davanti alla platea della Natura dell’uomo. Un testo che vuole superare tutti i limiti della decenza verbale e fisica scompigliando le carte del nostro destino e generando il caos che ci coinvolge tutti . “Io sono l’inferno, perché ci stò ……“ (segue sotto l’immagine)

 

 

Il nostro parere:

L’Indecenza e la Forma è uno spettacolo che abbiamo avuto occasione di vedere, prima dell’avvento della pandemia, al Teatro Vascello. Possiamo certamente dire che si tratta di uno spettacolo molto intenso, crudo, forte, viscerale, e la scrittura di Giuseppe Manfridi si fa transfer della vicenda pasoliniana. E’ una parola viva e coriacea, nel senso materico, se permettete questa espressione, parola che prende corpo, che si fa corpo, voce e suono lacerante che la brava Francesca Benedetti in scena restituisce in maniera diretta e livida insieme a Marco Guidi, diretti dal regista Marco Carniti che restituisce tutta l’eredità drammatica e violenta ma anche la pietàs di una donna che assiste al sacrificio del Figlio. Carniti crea un disegno scenico denso di suggestioni senza mai eccedere, dosando bene gli equilibri tra parola, gesto e fisicità, guidando i suoi attori in un viaggio si doloroso ma dunque per questo catartico, per i protagonisti e per il pubblico che assiste allo spettacolo. Noi lo consigliamo.

Author: Cris

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