L’enigmatico mistero di Prete Gianni

di Arnaldo Gioacchini

 

 

 

“Presbiter Johannes, potenzia et virtute Dei…”.Così inizia la versione latina della lettera del Prete Gianni. In italiano: “lo, Prete Gianni, per virtù e potere di Dio…”.Verso la fine dell’anno Millecento (1165)  appare, sulla scena mondiale dell’epoca, una peculiare figura di re, un “regnante sacerdote” che in  una “strana” epistula inviata all’’imperatore bizantino Manuele I Comneno (da lui girata al papa Alessandro III ed al Federico Barbarossa) descrive, ai potenti di quei tempi, il suo regno che è immenso, ter­ritorialmente parlando, e soprattutto è un modello di saggezza, buona amministra­zione ed anche pace ed equilibrio a tutti i livelli. Pensate al valore “dirompente” di tale “lettera” che giunge in una Europa dilaniata da conflitti politici e religiosi e la cui varia umanità non vive certo una vita, socialmente parlando, delle migliori. Da allora molte, ma veramente molte, perso­ne a tutti i livelli cercano di capire chi fosse effettivamente questo Prete Gianni, dove stesse geograficamente la sua reg­gia e se tutto ciò o almeno parte di quel­lo che descriveva di un regno al limite dell’irreale per la immense ricchezze e gli strani “esseri” e pian­te che lo popolavano fosse vero. Nella “lettera di Prete Gianni” si parla di que­sto re sacerdote cristiano che è a capo di un territorio sterminato con settantadue province che coprono le tre Indie (nel medioevo le Indie erano citate come la Prima, la Seconda e la Terza, una sorta di vastissimi territori che attualmente corrisponderebbero, più o meno, all’India vera e propria più la zona compresa fra l’India e il vicino Oriente e l’Etiopia) con l’aggiunta del deserto di Babele. Dicevamo che nella lettera si parla di una società organizzata in modo splendidamente civile con le sue istituzioni e la sua grand’etica morale, insomma un vero e proprio esempio di “amministrazione tipo” da prendere a modello universale. Prete Gianni si dilunga pure a descrive­re in maniera precisa “… fiumi stracolmi di pietre preziose, fontane dell’eterna giovi­nezza, erbe che proteggono dal diavolo, e poi le foreste di pepe, i giganti, i sagittari, gli antropofagi, le Amazzoni, i Bramani, le stirpi di Gog e Magog, la fenice, la salamandra e delle zone in cui la terra stilla miele ed è piena di latte ed ove non ci sono animali velenosi…”; queste e tante tante altre mirabilie sono descrit­te con dovizia di particolari ed incredibi­le specificità. Straordinaria è la descri­zione del palazzo reale ove si parla anche d’immensi specchi posti su alte colonne in modo che tutto il territorio circostante fosse tenuto costantemente sotto osservazione con dodici mila uomini solo dediti di giorno e di notte al control­lo di tale sistema di specchi. Sette re ser­vono ogni mese alla mensa, coadiuvati da sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti. Ogni giorno sul lato destro di Prete Gianni mangiano dodici arcive­scovi e sul lato sinistro venti vescovi insieme al patriarca di San Tommaso. Al protopapa di Samarcanda ed all’arciprotopapa di Susa. Tutto è eccezionale nella “Lettera” anche la descrizione dell’estensione del regno: “… I nostri domini si estendono da un lato, in larghezza, per circa quattro mesi di viaggio, mentre in verità nessuno può sapere di dove si spingono dall’altro…”. È evidente che di fronte a tale descrizioni ed a tante altre cose straordinarie contenute nella lettera dì Prete Gianni nei potenti d’Europa si creò una atmosfera di grandi aspettative ed un fermento di ricerche. Aspettative poiché si aveva notizia che nell’oriente pagano ed animista c’era un potentissimo monarca cristiano con cui stringere eventuali solide alleanze avendo come linea guida la comune fede religiosa. Fermento di ricerche perché le notizie propagate attraverso la “Lettera” erano, anche per quell’epoca, fuori del comune e degne della massima attenzione per quanto in essa contenuto. Che ad oriente vi fossero cose non comuni già se n’ave­va avuto notizia dopo le profonde incur­sioni di Alessandro Magno in quelle terre e la “lettera di Prete Gianni” trovò certamente un terreno fertile ed avido di notizie soprattutto se narrate straordina­riamente. Ma è veramente esistito Prete Gianni? Un Prete Gianni, avente le carat­teristiche descritte nella sua Lettera che dal testo latino originale ha avuto innumerevoli traduzioni e rielaborazioni -con le migliori in anglo-normanna ed in antico-francese (n.d.r.) – e con un’ identità storica e politica ben pre­cisa? Una domanda a cui non è facile rispondere visto che il mito di Prete Gianni è cresciuto di secolo in secolo con delle risonanze che arrivano fino ai nostri tempi ove Rene Guènon, uno dei più grandi studio­si delle dottrine esoteriche dell’Oriente, dedica appunto al mito di Gianni uno dei suoi libri più importanti: “Il Re del Mondo”. Poi vi è “Baudolino” di Umberto Eco che, nella sua seconda parte, è incentrato sulla ricerca, da parte dei protagonisti, del regno del Prete Gianni, chiamato “Giovanni” nel libro. Ma il personaggio di Prete Gianni è entrato, da protagonista, pure nella serie di libro game intitolata “Misteri d’Oriente” che è stata pubblicata dalla casa editrice triestina Edizioni EL in 5 volumi tra il 1989 e il 1990. La figura mitica di Prete Gianni è citata anche nel libro “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde al capitolo undicesimo. Il mito del Prete Gianni c’è pure nel libro di Goff “Il cielo sceso in terra” un gran bel saggio sull’Europa del medioevo. Altrettanto accade in “Uccelli da preda” di Wilbur Smith. Che un qualche Gianni potente e cono­sciuto sia veramente esistito sembra proprio essere vero, che poi questo Gianni fosse il formidabile Prete Gianni della “Lettera” è tutto un altro discorso e l’identificazione specifica è lasciata molto alla fantasia dei vari cronisti, ricercatori, storici e viaggiatori. Comunque vale la pena di andare a vedere, seppure in modo piuttosto parcellizzato, quali sono le “certezze” su un “qualcuno” famoso nomato Prete Gianni nella cronologia della storia. È Ottone di Frisinga vescovo e storico tedesco (nipote di Enrico IV e zio di Federico Barbarossa) che cita nel suo “Chronicon seu liber de duabus civitatibus” un personaggio storico di nome Gianni protagonista di uno episodio databile nel 1141 ciò sei anni prima che lo stesso Ottone seguisse, alla seconda Crociata, l’imperatore Corrado III. C’è anche Giovanni Pian del Carpine che racconta delle battaglie tra Tuluy, il figlio di Gengis Khan, e i guerrieri cristiani del Prete Gianni del quale colloca il regno nell’India maggiore. E di Prete Gianni parla pure Marco Polo che dice di un Gianni, che in questo caso viene sconfitto dai Tartari, precisando inoltre che Gengis Khan chiese a Gianni di sposare sua figlia ma ne ebbe una risposta sprezzante e una dichiara­zione di guerra. Nel racconto di Polo però Prete Gianni è ucciso ed il suo ter­ritorio viene annesso dal grande Khan. Una storia simile a quella di Marco Polo è raccontata anche da Ricoldo da Montecroce che viaggiò in Oriente verso la fine del XIII secolo. Molto interes­sante è ciò che narra invece Guglielmo di Rubruck che parla di un popolo di pastori che vivono tra i monti Khangai ed i monti Altai, cristiani nestoriani che dopo la morte di un certo Concham (re di quelle regioni) chiamavano re Gianni il suo successore. Anche nel racconto di Guglielmo entra Gengis Khan, poiché alla morte di Gianni il fratello Unc che ne prende il posto, si scontra ed è vinto dal Khan e deve concedere in moglie una delle sue figlie ad uno dei figli del tartaro vincitore. Anche Giacomo di Vitry parla di un re Gianni dell’Asia che potrebbe essere un valido aiuto contro i mussulmani. Più avanti Joinville, cronista di Luigi IX, scrive di un Gianni avversario dei Tartari e va detto che, antecedentemente, i crociati che com­battevano a Damietta quando Gengis Khan avanzò conquistando l’Asia Occidentale avevano visto in lui un discendente, un erede ed addirittura un figlio del Prete Gianni sperando così in un forte aiuto da oriente contro i mussulmani; c’e poi  nel quinto libro delle cro­nache del Villani l’autore che racconta (alla data 1202) una storia identica a quelle del Joinville. Di Gianni parlano inoltre anche Giovanni da Montecorvino e Odorico da Pordenone. La collocazione di Prete Gianni si sposta poi verso la metà del XIV secolo in zona africana e particolarmen­te etiope. In proposito Angelino da Dalorto nel 1339 nelle sue Cartografie segue la “cosiddetta terra” di Prete Gianni, mentre Giovanni dei Marignolli nella sua cro­naca dedicata al Paradiso Terrestre parla della sorgente del Paradiso dalla quale sgorgano quattro fiumi, uno dei quali scorre in Etiopia in una terra abitata da neri nomata “terra del Prete Gianni”. Sembra addirittura che nelle esplorazio­ni dei portoghesi in Africa alcune aves­sero proprio lo scopo di prendere con­tatti con il re Prete Gianni. Le stesse cronache ci narrano che nel 1489 un certo Pero da Covicha, membro di una spedizione portoghese, non rientrerà in Portogallo perche trattenuto da Prete Gianni nel suo regno. Ancora nel 1520 i Portoghesi lo cercano sempre nel Corno d’Africa e stilano in proposito una relazione dal titolo esemplificativo: “ Verdadera Informacàni das terras do Prete Joàn”. All’inizio del XVI secolo ancora si pensa di contattare un certo Prete Gianni africano che non è davvero quel­lo asiatico di qualche secolo prima. Ma a parte i viaggiatori, gli esploratori, gli storici e presunti tali e le cosiddette “diplomazie dell’epoca”, molto vasta è la produzione letteraria su Prete Gianni o comunque su di un re chiamato Gianni. Ne parla l’Ariosto citandolo nel trentatreesimo canto dell’Orlando Furioso (Prete Gianni viene chiamato anche Senapo) dicendo che il suo regno è un territorio di affama­ti e per di più insozzato dalle Arpie. Rutebeuf invece nel “Dit de l’herberie” lo cita come il regno per eccellenza della medicina fantastica. Christine de Pizan nel “ Livre du chemin de long estude ” parla di un immenso regno indiano popolato di cose strane, di ricchezze, di nobili, d’oro, d’argento e d’avorio. E a metà del XIII secolo Cerverì de Girona (importante poeta catalano) nei suoi “Vers de la terra de Preste Johan” dice che il regno di Gianni è una specie di terra promes­sa, vera ed umile nello stesso tempo, che si con­trappone allo squallore morale e materiale del viver feudale. Nello stesso periodo storico AIbrecht Von Scharfenberg nel suo “Jungerer Titurel” scrive specificata­mente della lettera di Prete Gianni come di un importante testo documentale citante il sacerdozio come l’istituzione per eccel­lenza che può garantire la pace mondiale. All’inizio del XVI secolo il vescovo di San Leone, Giuliano Dati nel suo “La Gran Magnifìcentia del Prete Janni, signore dell’India Maggiore e dell’Etiopia” interpreta, quello che già stava assumendo le dimensioni di un mito, in chiave di importante approfondimento morale. E nel coro dei citanti Prete Gianni non mancano neppure i trovatori con canzoni di sapore amoroso come nel caso di Gaucelm Faidit. Anche le novelle parlano di Lui come ad esempio in quella intitolata: “Della ricca ambasce­ria la quale fece lo Presto Giovanni al nobile imperadore Federico”. Ed arrivan­do praticamente ai nostri giorni densa è ancora la ricerca di critica letteraria sia sulla famosa “Lettera” che sul personag­gio, ove ancora oggi si dividono, si inte­grano o si contrappongono “linee di pen­siero” in chiave magica – mistico esoteri­ca o di sottolineatura morale. Va detto, per l’informazione e per la cronaca, che fra le varie versioni (certamente affascinanti) della “Lettera di Prete Gianni “un ruolo di particolare rilievo va ascritto a quella latina, a quella in anglo-normanno ed a quella in antico-francese, versioni abbastanza simili nella costruzione gene­rale e nella parte magnificativa della straordinarietà eccezionale di flora, fauna e ricchezze di tutti i tipi, ma decisamente più differenziate negli “indirizzi” politici. E’ pur vero che se Prete Gianni scrisse ai potenti anch’essi cercarono ripetutamente di mettersi in contatto con lui ed ampie documen­tazioni storiche in questo senso (porto­ghesi a parte) sono rimaste. All’inizio del XV secolo tentò di farlo Enrico IV di Inghilterra seguito dal duca di Berry nel 1430 e ci provò anche Papa Eugenio IV nel 1438, mentre nel 1530, quando a Bologna incoronavano Carlo V, molto fu discusso della dichiarazione d’obbedienza al Papa dei delegati etiopi in nome e per conto di Gianni e del fatto che lo stesso volesse muovere guerra al sultano d’Egitto per riconquistare il Santo Sepolcro. Mito, realtà, la fusione di entrambi o il sogno eterno dell’uomo di qualcuno che possa regolare le cose in modo equo e giusto in un mondo, anche ecologicamente, meraviglioso? Prete Gianni chi fu veramente costui? E la sua famosa “Lettera” fu veramente sua o di quale Gianni reale? Certo che la conclu­sione della sua “epistola” fa riflettere: “Se tu potessi contare le stelle del cielo e la sabbia del mare, allora potresti misura­re i nostri domini e la nostra potenza”. Una conclusione il linea con il resto dei contenuti del “Prete Gianni pensiero”. Fermo restando che ancora oggi il mistero su questo enigmatico personaggio rimane assolutamente intatto, forse almeno “sognare” un Prete Gianni ai nostri tempi (per tanti versi simili a quelli in cui la lettera arrivò) non farebbe male al morale, oppure no?  

 

 

Author: Cris

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