La TV Svizzera riporta la triste condizione in cui vivono i profughi del campo di Lipa in Bosnia

a cura di redazione

Sfortunatamente la vicenda del Campo profughi di Lipa, nella Bosnia nord- occidentale, continua ad essere ad essere teatro di una situazione drammatica con i profughi costretti a vivere in condizioni di vita disumane, tra il gelo e le abbondanti nevicate, con difficoltà pratiche e logistiche di ogni tipo dopo che sono andate aggravandosi dopo l’incendio nel campo scoppiato alla Vigilia di Natale, incendio che ha mandato in fumo la già fatiscente tendopoli cui ancora oggi sono costretti a vivere un migliaio di migranti. L’esercito bosniaco da allora ha tirato su una un campo d’urgenza, ma le attuali condizioni di vita restano a dir poco gravi; da un lato si attendono i soldi dall’Europa. dall’altro ci si chiede perchè non ospitare i profughi nelle altre strutture di accoglienza, più adeguate alle circostanze, da un altro punto di vista ancora stanno arrivando le accuse, dalle ONG e di chi sta visitando il fatiscente campo profughi, della corruzione dei politici locali che avrebbero intascati i soldi destinati a risolvere la situazione. A pochi km dal confine italiano, dunque, si sta consumando l’ennesima violazione dei diritti umani fondamentali, esseri umani trattati come oggetti proprio in quello stesso comparto balcanico teatro del conflitto jugoslavo negli anni ’90. Riportiamo sotto il servizio televisivo della Tv Svizzera, che a nostro avviso informa bene sulla situazione al 31/12/2021. Per visionare la fonte riportiamo di seguito il link: https://www.rsi.ch/news/mondo/Lipa-condizioni-disumane-13792597.html

 

 

 


La tragica situazione dei migranti in Bosnia

 

 

Centinaia di migranti costretti a affrontare l’inverno in tende o ripari di fortuna – ONG e politici bosniaci si scambiano reciproche accuse di corruzione

 

 

Le condizioni di vita nel campo profughi di Lipa, nel nordovest della Bosnia-Erzegovina, devastato da un incendio lo scorso 23 dicembre, sono “disumane”. Lo sostengono da giorni le ONG e lo hanno confermato i membri di una delegazione di eurodeputati italiani che domenica si è recata sul luogo con i volontari della Croce Rossa, Caritas e Istituto pace, sviluppo, innovazione delle ACLI. Parte dei migranti ha trovato riparo in tende poco o per nulla riscaldate che offrono ben poco riparo dal gelido inverno della regione dove ha nevicato abbondantemente. Per tanti altri è ancora peggio: sono costretti a vivere in riparti di fortuna. Inoltre l’acqua è scarsa e i servizi igienici limitati.

 

 

 

“Non consentiremo che si faccia finta di niente perché il nostro dovere è anche quello di stare dalla parte degli ultimi. L’Europa non può consentire un simile trattamento contrario ai valori di umanità “, sottolineano in una nota gli eletti del Partito democratico dopo il sopralluogo, avvenuto due giorni dopo che il segretario generale del Consiglio d’Europa per le migrazioni e i rifugiati, Drahoslav Stefanek ha affermato che la situazione era migliorata rispetto alle denunce emerse nelle scorse settimane. “Ci sono tende riscaldate, sono aumentate le docce e i bagni, mentre le autorità dicono che stanno lavorando per la fornitura d’elettricità e di lavatrici”, ha rilevato facendo notare anche che alcune delle foto del campo pubblicate su internet “non corrispondono a quanto visto”.

 

 

In molti si chiedono però dove siano finiti gli aiuti stanziati da Bruxelles per la gestione dell’emergenza nel cantone di Una Sana dove si trova il campo di Lipa per la quale il 3 gennaio sono stati sbloccati altri 3,5 milioni, in aggiunta a quelli inviati in precedenza. Complessivamente dal 2018 le autorità bosniache hanno ricevuto all’incirca 90 milioni di euro. Soldi che, secondo taluni, sono stati dirottati a favore di “politici corrotti e incapaci” come sostiene la politologa Ivana Maric. I politici locali, come il governatore del cantone di Una Sana Mustafa Ruznic, respingono le accuse e le rinviano alle organizzazioni per i rifugiati del’ONU. Accuse false, sostiene, da parte sua, l’Organizzazione internazionale per la migrazione. “Siamo tra due fuochi – spiega Laura Lungarotti, capo missione dell’OIM in Bosnia-Erzegovina -, fra opinione pubblica, donatori e Stati e siamo l’obiettivo più facile, quando le cose vanno bene ma anche quando non funzionano affatto”.

 

 

Author: Cris

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