La straordinaria Tabula Peutingeriana una sorta di antica Google Maps militare del passato

di Arnaldo Gioacchini

 

 

Tabula Peutingeriana, Mappae Mundi e Carta di Piri Reis tre cose che ai più dicono molto poco se non addirittura nulla, eppure si tratta di tre splendide realtà cartografiche del mondo antico concernenti il nostro globo che hanno acceso ed accendono dibattiti a non finire in quanto mappano, in maniera sorprendentemente dettagliata per le varie epoche in cui furono redatte, minutando, in modo graficamente splendido, le terre ed i mari del nostro pianeta. Realtà talmente straordinarie da portare alcuni studiosi “amanti dei misteri” (come Charles Hapgood, Erich Von Däniken, Graham Hancock e Flavio Barbiero) a dire che alcune di queste mappe potevano essere state disegnate solo basandosi su raffigurazioni talmente remote che potevano addirittura risalire fino a quella che fu la mitica Atlantide; asserendo, per sovrannumero, che parti di esse ( ad es. l’Antartide in quella di Piri Reis) potevano essere state realizzate solamente avendo una più che ampia visione aerea come a dire (secondo loro) con l’intervento di specifici aerei se non addirittura di astronavi aliene! Ciò per il semplice motivo che le cognizioni geografiche e scientifiche dell’epoca in cui furono create non consentivano (sempre secondo i suddetti studiosi) certamente raffigurazioni così precise di territori o pochissimo cogniti se non totalmente ignoti ( ma siamo sicuri che i nostri antenati dotti non ne sapessero di più, anzi molto di più, anche in chiave geografica, di ciò che si crede?). Al di là delle “astronavi sulla preistoria” e dei relativi voli, più o meno pindarici, che lasciamo,senza rimpianti, agli appassionati di ufologia ed alienistica, pensiamo, rimanendo con i piedi ben piantati per terra (cosa che il magnete terrestre ci consente in ogni secondo), di fare cosa gradita cercando almeno di spiegare quella che è  in assoluto la realtà più antica: la Tabula Peutingeriana, di cui  è giunta fino a noi una ottima copia della fine del XII° secolo, era una carta antico-romana che rappresentava tutte le strade usate anche, ma non solo, dai miles imperiali. Questa meraviglia che è dipinta a vari colori, per chi volesse andare a vederla, è ospitata presso la Hofbibliothek di Vienna motivo per cui viene anche chiamata Codex Vindobonensis ( Vindobona l’antico nome latino di Vienna); va anche detto, per onestà di cronaca, che ne esiste pure una copia (meno fascinosa) in bianco e nero custodita alla cartoteca dell’ IGN (Institut Géographique National) a Parigi. Il nome di Tabula Peutingeriana lo ha preso da un famoso umanista amante delle antichità: Konrad Peutinger che la ebbe in eredità da un suo carissimo colto amico Konrad Celtes che era stato il bibliotecario “principe” dell’imperatore Massimiliano I° d’Austria. La copia della Tabula giunta fino a noi vede riunite 11 pergamene fino a farne una striscia di mt. 6,80 di lunghezza per una larghezza costante di 33 centimetri, ma vi sono ragioni per credere in una sua, seppur parziale, incompletezza, ciò perché vi è l’assenza di tutta la  penisola iberica (Portogallo incluso) e della parte occidentale delle isole britanniche. In questa grandiosa planimetria topografica sono evidenziate ben 200.000 chilometri di strade! insieme a catene montuose, valichi, foreste,fiumi, mari e città, una enorme mappa che consentiva di spostarsi da un luogo all’altro conoscendo le relative distanze di percorrenza fra tappa e tappa, una rete viaria pubblica, in uso sia militare che civile, come l’aveva voluto il grande Augusto, dotata, fra l’altro, delle sue mansio (pubbliche stazioni di posta con alloggi e servizi) poste a distanze regolari. Vi sono indicate circa 555 città e altre 3.500 particolarità geografiche, come i fari e i santuari importanti, spesso illustrati da una piccola figura. Iconicamente le varie città sono rappresentate da due case, mentre quelle che erano sedi imperiali ( Roma, Costantinopoli ed  Antiochia) sono segnalate da un medaglione. La Tabula mostra tutto l’Impero romano, il Vicino Oriente e l’India, indicando il Gange e  lo Sri Lanka (Insula Taprobane) e c’è menzionata anche la Cina. Le origini della formidabile Tabula non sono poi così tanto misteriose in quanto, con buona certezza, si basa su quella che era  la stupefacente mappa del mondo realizzata da Marco Vipsanio Agrippa (n. 64 a.C. m. 12 a.C.) genero ed amico sincero dello stesso imperatore Augusto; un M.V.A. che (fra le altre cose  operò benissimo sia da ammiraglio che da generale) fece costruire, nella sua veste di edile, il  primo Pantheon di Roma. Dopo la morte di Augusto la carta fu incisa nel marmo e posta sotto la Porticus Vipsaniae, non lontano dall’Ara Pacis, lungo la Via Flaminia. La copia in nostro possesso sarebbe la certosina opera copistica di un ignoto monaco effettuata intorno al 1265, mentre la stampata di essa fu fatta a cura di quello che fu un famoso editore della fine del XVI° secolo quel  Johannes Moretus che la fece effettuare nel  1591 ad Anversa sotto il nome di “Fragmenta tabulae antiquae”. Sulla Tabula “sembra” ci siano alcune incongruenze che però si spiegano con il fatto che alcuni fogli di essa, fino ad una certa epoca, sono stati aggiornati mentre altri no, con anche notevoli sbalzi di secoli; ad esempio viene indicata la città di Costantinopoli che fu fondata solo nel 330 dopo Cristo, mentre viene dipinta come esistente Pompei che invece fu distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo senza essere più ricostruita, mentre alcune parti (ad es. la Pars IV) sarebbero addirittura antecedenti (senza essere state mai rielaborate) al 109 avanti Cristo (quindi qualcosa in proposito preesisteva anche ben prima dell’attribuzione a Marco Vipsanio Agrippa il quale probabilmente se ne avvalse) questo perché non viene indicata la Via Emilia Scauri costruita proprio nella suddetta data e poi non vengono neppure indicati alcuni collegamenti viari come nel caso di quello fra Pisa e Luni (ciò sempre nella Pars IV esattamente nel Segmentum IV). Comunque, per concludere, ma ci sarebbe tanto ancora da scrivere ma lo spazio è giustamente e giornalisticamente (la famosa sintesi) tiranno, diciamo che l’eccezionalità e la straordinarietà della “incredibile” Tabula Peutingeriana ha avuto un suo riconoscimento planetario in quanto nell’anno 2007 l’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization)  ha inserito questa vera e propria meraviglia ( in origine un antico prezioso made in Italy ante litteram) nel prezioso “Elenco delle Memorie del Mondo”.

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.