Ereticamente: la miseria nera del vizio celata sotto il segno della virtù

 

 

 

 

di Cristian Arni

Proviamo con questo “redazionale” a dare abbrivio ad una rubrica inusitata sulle pagine online di questa testata giornalistica; abbiamo deciso di battezzarla “Ereticamente”, non tanto per l’azzardo di argomentazioni quanto più per un certo senso altro di riflessione, o inflessione se preferite, sul circostante, perchè tutto ha una matrice di fondo con cui decodificare la realtà che ci vogliono “vendere”, poi magari, errando, aggiustando il tiro, raddrizzando la mira, chissà…da qualche parte si spera di arrivare, di cogliere nel segno. Non sono discorsi mirati, tantomeno riferimenti a chicchessia, bensì il frutto e lo stimolo di una osservazione da altre angolature, provandoci magari senza riuscirsi, che tentare non nuoce. Se anche solo per un’istante un piccolo brivido, simile alla pelle d’oca, attraversa il vostro corpo fisico ed enterico, allora saremo lieto aver suscitato un’emozione, altrimenti vi ringraziamo comunque della vostra preziosa attenzione, perchè essa si sarà soffermata a contemplare insieme a noi.

 

 

S-memorandum per buon e, cattive maniere e coscienze in veste di kafikiane atmosfere.

 

Talvolta siamo chiamati a compiere delle scelte, scelte difficili da prendere che mettono in discussione il nostro essere, ciò che di più intimo e profondo siamo; queste scelte possono compromettere chi eravamo prima e gettarci su un altro piano dell’esistenza così da non riconoscerci più, ma cosa assai più peggiore, da non riconoscere più chi eravamo.

Così, per mondare gli abiti sgualciti, elargiamo magnanimità, ma non lo facciamo con l’animo pulito, con il cuore puro, in maniera disinteressata e spontanea, lo facciamo perchè sappiamo chi siamo diventati e cosa abbiamo fatto, ed allora ammantiamo le nostre esistenze di una qualche forma di pietàs, che però non è propriamente una forma disinteressata.

Ellissi e controcampo…

Sappiamo che non sono le divise a fare gli e donne e gli uomini esempi di morale e virtù; sappiamo che non sono le medaglie a siglare il valore di una persona, la sua rettitudine etica; sappiamo anche che non appartiene a tutti l’essere irreprensibili, tout court.

Si può usare il bastone e la carota come si usano la Bibbia, o il Corano, e la lupara o le cariche esplosive, questo per dire che non basta indossare gli abiti di circostanza, per esser definite probe ed oneste persone. Talvolta sotto le tuniche, abbiamo imparato, si celano mostri, non importa quali siano queste tuniche, i mostri però si nascondono bene, sia sotto quelle talari che quelle civili di popolazioni mediorientali.

E non sono giacca e cravatta, o un casto e pulito tailleur a restituirci l’onestà della persona, il suo essere intimo. Tutti abbiamo il nostro lato oscuro, tutti noi abbiamo i difetti umani, e sta nell’individuarli e fronteggiarli, l’abilità cui tendere.

Ma sappiamo anche, che non basta ricoprire chissà quali ruoli istituzionali per significare titolo e garanzia di rettitudine o garanzia di chissà quale particolare specie di levatura morale, tantomeno basta talvolta, il provenire da famiglie stimate, che in molti casi esistono le così dette “pecore nere” della famiglia.

Alle volte, c’è un sottobosco compiacente che elogia i comportamenti di qualcuno, pure quando questi si pensa abbia commesso una qualche ipotesi di reato, ed è proprio allora che lo si scagiona a priori, in nome di chissà quale particolare conoscenza da parte dell’entourage del sospettato esempio di virtù.

Capita, talvolta, che anche i migliori hanno una qualche macchia che affiora dalla candida pelle, sin sui tessuti delle forme che ne fanno mostrazione all’esterno, e quella macchia si fa di tutto per celarla, occultarla, nasconderla, e guarda caso l’occhio e l’attenzione, scaltri, la individuano lo stesso, riconoscendola.

E allora vengono alla mente quelle persone, vittime e prede di errori giudiziari, che esempi mirabili di vita, modelli da imitare di virtù, caschino nelle strette maglie della Legge e finiscano per un qualche errore di giudizio sommario o peggio ancora per una sommaria valutazione delle circostanze, che queste vittime finiscano per pagare un prezzo troppo elevato alla giustizia, tal volta pagando il tributo con la propria vita.

E sovente, queste vittime, non indossano chissà quali ornamenti e non ricoprano ruoli di spicco e non abbiano titoli di cui fregiarsi, tantomeno medaglie da lustrare ed esibire. Sono dei comuni esseri umani, che magari non provenendo da alcun ambiente specifico, da nessuna famiglia onorabile, seppure cadono vittime della Giustizia non macchiano, contaminandole, le persone che conoscono, perciò possono tranquillamente pagare un prezzo elevato senza chiedere nè sconti, nè buoni.

Purtroppo la storia è piena di tristi esempi, e la cosa peggiore e quando si incensa qualcuno e poi invece, proprio l’incensato, un’insospettabile, commette atti ai limiti della legalità, perchè protetto o coperto da una fitta rete, da un sistema, che gode dei benefici di tale coperture.

Ecco, per dire: non basta essere elogiati per salvare la faccia perchè è proprio quando esaltano le virtù di qualcuno che si dice aver commesso un reato, che il sospettato potrebbe avere alcune responsabilità, alle volte in connivenza con altri, che magari occupano ruoli istituzionali che conferiscono il potere di rendere indiscutibili le riprove che scagionerebbero il presunto imputato.

Non basterà davvero, no, neanche al miglior leguleio dire qualche prece per aver salva la faccia, o la vita, a vostro piacimento, perchè siamo umani ed esiste una legge che se non possiamo ammantare di divinità per lo meno possiamo chiamare universale di giustizia.

Ecco, questo per rammentare a noi stessi quanto infinitamente è immenso l’Universo e quanto piccoli, piccolissimi siamo noi, taluni sono così minuscoli da svanire nel pulviscolo e dissolversi nell’aria.

 

Author: Cris

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