LA FERDINANDEA STRANA ISOLA, MOLTO CONTESA, CHE APPARE, SCOMPARE E RIAPPARE

 

di Arnaldo Gioacchini

Fra il 7 e l’11 luglio 1831 nelle acque marine comprese tra Sciacca e l’isola di Pantelleria un grande fenomeno vulcanico sottomarino, accompagnato da alcune scosse sismiche di fortissima entità, causò un evento tanto inatteso quanto straordinario, infatti in pochissimi giorni emerse e si consolidò un’isola di dimensioni inusitate che raggiunse il 4 agosto 1831 3 miglia di circonferenza, 4 chilometri quadrati di superficie e  65 metri di altezza! Tutto questo attraverso una “scenografia” naturale di prim’ordine formata da scosse di terremoto, boati e l’apertura di una bocca vulcanica  che eruttò cenere, lapilli, lava e detriti vari, il tutto “condito” da colonne di fiamme e fumo alte oltre mezzo chilometro; insomma una rappresentazione naturale incredibile di
devastante potenza e terribile efficacia. E furono due comandanti italiani, i capitani Trifiletti e Corrao, i quali navigando in quelle acque  a 16 miglia nautiche (30 km) dalla costa di Sciacca e 29 miglia nautiche (55 km) dall’isola di Pantelleria notiziarono l’orbe di ciò che stava accadendo. In questa “strana” isola non mancarono neppure alcuni “strani” aspetti idrografici rappresentati da due laghetti sulfurei costantemente in ebollizione, situati all’esterno del vulcano e da un pseudotorrente formatosi con la tracimazione dell’acqua che vi era nel cratere. A rigor del vero i primi resoconti sull’attività sottomarina dell’isola risalgono addirittura al tempo della prima guerra punica,  per   poi proseguire nel XVII secolo quando  furono segnalate varie emersioni e relativi inabissamenti. Tornando invece all’emersione top del 1831 va detto che la cosa causò una sorta di mini crisi internazionale che vide coinvolte l’Inghilterra, la Francia ed, ovviamente, il Regno delle Due Sicilie. Questi i fatti: L’Inghilterra, che col suo ammiraglio sir Percival Otham si trovava nelle acque dell’isola, ne prese subito possesso ed il 24 agosto vi piantò la bandiera britannica chiamando l’isola “Graham”. La Francia, per contrappunto il 26 settembre dello stesso anno inviò il brigantino La Fleche, comandato dal capitano di corvetta Jean La Pierre innalzando sul punto più alto la bandiera francese e  ribattezzandola “Iulia” in riferimento alla sua comparsa avvenuta nel mese di luglio. Questo forte interesse di due delle  più importanti potenze dell’epoca era dettato dal fatto che entrambe cercavano nel Mar Mediterraneo porti strategici per gli approdi delle loro flotte mercantili e militari. Ma proprio sentendosi enormemente più forti rispetto al Regno delle Due Sicilie, Inghilterra e Francia si erano ben guardate di chiedere alcun permesso al re Ferdinando II di Borbone quale legittimo proprietario dell’isola essendo questa emersa nelle acque siciliane e fu proprio il re Ferdinando II, constatando l’interesse internazionale che l’isola aveva suscitato, il quale inviò sul posto la corvetta bombardiera “Etna” al comando del capitano Corrao che sceso sull’isola, piantò la bandiera borbonica battezzando l’isola “Ferdinandea” in onore del sovrano. Se ciò non bastasse, alla fine d’ottobre del 1831, il governo borbonico inviò ai governi di Gran Bretagna e Francia una memoria ricordando che a norma del diritto internazionale la nuova terra apparteneva alla Sicilia, tuttavia i due governi non risposero neppure continuando invece a rivaleggiare per il possesso di questa nuova isola inusitatamente emersa. Ma, purtroppo per loro, la Ferdinandea, a seguito di un altro grande episodio di vulcanismo, ebbe una rapida subsidenza e scomparve tutta sotto le onde nel gennaio del 1832, ponendo fine ( per ora) al problema riguardante la sua sovranità. Va pure detto che, nel 1846 e nel 1863, l’isola è riapparsa ancora per poi scomparire dopo pochi giorni. Con il terremoto del Belice del 1968 si vide il mare ribollire e si pensò al “ritorno” della Ferdinandea e, guarda caso, fu subito segnalato un movimento di navi militari britanniche nella zona. A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superficie del banco sottomarino dell’isola (che è a soli 6 metri sott’acqua) una lapide con su scritto: “ Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano”. Nel 1986 il banco fu addirittura scambiato per un sottomarino libico e si “beccò” un missile da un aereo della U.S. Air Force in  rotta per bombardare Tripoli. Nel 2002 una rinnovata attività sismica nella zona ha indotto i vulcanologi a congetturare un imminente nuovo episodio eruttivo con conseguente nuova emersione dell’isola, per cui, immediatamente, al fine di evitare in anticipo una nuova disputa di sovranità, dei sommozzatori italiani hanno piantato un tricolore sulla cima del vulcano di cui si attendeva la riemersione (che non vi fu). Comunque vi è da chiedersi (con una certa qual ironia): “Se un giorno la Ferdinandea riemergesse in tutta la sua possanza, dichiareremmo guerra all’Inghilterra ed alla Francia?”

Author: Cris

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