La distruzione del Teatro di Mariupol e la protesta delle etoiles del Bolshoi: il Teatro è contro la Guerra.

di Cristian Arni

 

Il Teatro di Mariupol prima e dopo l’attacco del 16 Marzo, fonte immagine Il Riformista

 

La terribile notizia del vile attacco al Teatro di Mariupol ha lasciato tutti sgomenti.

Un obiettivo civile, con sospetti di un target militare nei pressi, preso di mira è un’azione deliberatamente fuori ogni criterio di strategia militare, almeno nel 2022.

La notizia ha tenuti tutti con il fiato sospeso per via dei civili che si trovavano nei pressi, altri hanno detto nel teatro stesso, altri ancora hanno sostenuto che i civili si siano riparati in un rifugio antiaereo che avrebbe resistito agli attacchi.

Rifugio antiaereo che è in risposta ai bombardamenti messi in atto dall’aviazione russa, colpendo un obiettivo civile, come un teatro, il Mariupol Drama Theatre.

Anche sul numero delle persone che si trovavano nei pressi, per la maggior parte sembrerebbe si tratti di donne e bambini, c’è molta incertezza: c’è chi dice 500, chi 1000, chi 1200, ma un dato sembra certo: 130 persone uscite indenni dal rifugio antiaereo nei pressi del teatro.

Ora attendiamo, con il fiato sospeso, più fiduciosi, notizie certe in merito ai superstiti. Non vogliamo aggiungere ulteriore incertezza circa i dati, lasciamo a chi di dovere far luce in merito, ma vogliamo prendere per buono il dato delle 130 persone tratte in salvo per dire, un po’ prematuramente forse, che il Teatro salva la Vita!

Così detta potrebbe apparire uno slogan fine a sè, ma se guardiamo al dato sopra, come scritto nel Talmud (testo sacro dell’ebraismo) “Chi salva una vita salva il mondo“, è proprio il caso di sostenerlo.

E il Teatro ha fatto parlare di sè, per dire “NO” alla guerra!

Lo abbiamo visto la scorsa settimana quando abbiamo appresa la notizia relativa l’etoile Jacopo Tissi, primo ballerino italiano del Bolshoi di Mosca, appena nominato solo da tre mesi, ha lasciato il teatro dichiarando: «Sconvolto dalla guerra, non posso continuare».

 

Il ballerino italiano Jacopo Tissi, fonte immagine Corriere Web

 

Rientrato in Italia venerdì scorso il ballerino era stato promosso al massimo rango il 31 dicembre scorso al termine dello “Schiaccianoci”, ha scritto sul suo profilo Instagram: “Sono scioccato da questa situazione che ci ha colpito da un giorno all’altro. Onestamente, per il momento mi ritrovo impossibilitato a continuare la mia carriera a Mosca. Nessuna guerra può essere giustificata”.

Nella prima stagione a Mosca aveva affrontato dieci ruoli diversi e, da tempo ormai, aveva danzato da interprete principale in molti titoli di repertorio al fianco di stelle del calibro di Svetlana Zakharova e Evgenia Obratztsova.

A Milano alla fine di gennaio era tornato per ballare alla Scala “La Bayadère” di Nureyev in coppia con la collega del Bolshoi e diva Svetlana Zakharova, con cui ha riscosso notevole successo.

E’ invece del 16 Marzo un’altra notizia che viene sempre da Mosca, dal Teatro Bolshoi che perde la sua prima ballerina, Olga Smirnova, anche lei ha dichiarato: “Mi vergogno del mio Paese”. La Smirnova si è unita al Balletto nazionale olandese insieme al collega Victor Caixeta, del Mariinskij Ballet. così come stessa scelta ha preso il direttore del Teatro Bolshoi: Tugan Sokhiev, dimessosi il 7 Marzo scorso.

 

L’etoile Olga Smirnova, fonte Wikipedia

 

Insomma: sembra proprio che il Teatro ed il mondo della Cultura russa stiano vivendo un momento di profonda crisi, crisi di identità apparente perchè questi artisti sanno molto bene chi sono e cosa vogliono, e certamente non vogliono la guerra.

 

Author: Cris

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