La distanza sociale: miti e riti da sfatare

DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

Trascuriamo l’origine del virus, che sia o meno naturale, che sia o meno deliberata la diffusione, analizziamo gli aspetti del virus che sembrano ormai evidenziarsi, il primo è la dipendenza del cittadino dallo Stato in questo senso, il cittadino diventa privo di esclusività, di intimità, è sorvegliato, scrutato completamente e sempre, in balia delle istituzioni che non gli lasciano una porzione propria, in nome della tutela della salute pubblica sparisce la vita privata, la tutela della salute come tutela sociale, generale rende l’individuo inferiore, sacrificabile rispetto al grande rilievo della salute collettiva,  la svalutazione dell’individuo è il primo risultato di questa pandemia. Ma vi sono altri effetti non meno drammatici, si sta compiendo una silenziosa rivoluzione, i rapporti personali anche nel campo del lavoro vengono sostituiti da rapporti informatici, elettronici e, sul piano personale, distanziati, sospetti, mascherati. Sul piano del lavoro si potenzieranno la robotica, l’informatica, l’intelligenza artificiale, con sconvolgimenti sconquassanti sul lavoro occupazionale e logistico, il lavoro da casa verrà potenziato ma l’occupazione nell’insieme si ridurrà. Azzardo nell’affermare che la pandemia accentuerà un processo esistente, la sostituzione del lavoratori con le nuove tecnologie e con il lavoro da casa. Hanno un futuro le piccole e medie imprese? Da casa puoi vendere mondo, il pranzo te lo invio in pochi minuti, gli acquisti te li reco. Temo che pochi lavoreranno rispetto al passato. E’ il secondo effetto della pandemia, un effetto velocizzato che era in atto.  Da aggiungere che i robot non si ammalano. Allora, le misure depressive del nostro governo rientrano in questo progetto di falcidia delle imprese sostituite dalle nuove tecnologie? I vari redditi a persone inattive prefigurano la disoccupazione di massa da soccorrere? Fosse così avremmo governanti lungimiranti: pochi lavorano ma da essi traiamo denaro da spartire a chi non lavora. Soluzione ingegnosa. Non è il caso, i nostri governanti vogliono solo dominare i ceti produttivi asservendoli a controlli e misure da impaurirli e tenerli sotto scacco dei controllori, oltre che rovinandoli nella loro attività. Ne ho parlato: le metratura dei ristoranti è un classico dell’annientamento imprenditoriale. Eppure ed invece il problema della diminuzione degli occupati e di che fare dei disoccupati si pone, al di là della pandemia. Aiutare i disoccupati senza che lavorino è rimedio momentaneo. Il lavoro non c’è? Ma non c’è perché si mantengono gli orari vecchi mentre le tecnologie sono più produttive. Con le nuove tecniche un operaio fa quel facevano cinque operai, per dire. Allora: o licenzio quattro operai o riduco l’orario di lavoro ed il profitto del capitalista. Meno profitto al capitalista, meno orario, mantenimento dell’occupazione. E se il capitalista non è d’accordo? I lavoratori facciano impresa. E’ la mia ida fissa. La esplicherò in tutti gli aspetti. Non c’è altra alternativa, soprattutto oggi. Si prepari anche l’impresa d lavoratori, vi sarà disoccupazione senza margini, proletarizzazione dei ceti medi. Condizione essenziale è togliersi questi governanti che illudono di soccorso futuro per tenere calmi al presente e con il terrore della malattia frenano la protesta come attentato alla salute. Non durerà, o ripresa o protesta, in ogni caso! Purtroppo vogliono o scontro. Anzi, lo causano forse credendo di poter continuare senza avversione per timore della malattia. Sbagliano.

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.