La condanna è il processo agli innocenti, e Kafka lo sapeva bene

DIARIO DELLA RISORGENZE E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

In uno dei suoi romanzi più celebri lo scrittore Franz Kafka ritiene che la condanna è il processo, vale a dire: chi è processato per il semplice fatto di essere processato sconta sofferenza, dunque condanna, pertanto: il processo è già una condanna. In effetti lo è. Aggiungo che non soltanto il processato è condannato per il fatto di essere processato ma l’innocente diventa colpevole…..per il fatto di essere processato. Inoltre: chi è veramente colpevole si difende dalle accuse, le nasconde, cerca dì sfuggire, sa di cosa sfuggire, mentre l’innocente sta in gravissime difficoltà, anche e soprattutto in quanto essendo accusato crede di aver potuto sbagliare, talché il solo a sentirsi colpevole è l’innocente. La sua innocenza gli fa credere che ha sbagliato lui non la Legge. Come afferma San Paolo: se vi è una Legge significa che vi è il delitto. L’innocente suppone che chi accusa legittimamente, anzi, giustamente, nella sua innocenza non può concepire una Legge che accusa senza causa, se accusa ha delle ragioni, ma se ha delle ragioni, l’innocente deve aver commesso delle colpe. Incredibile: occorre essere innocenti per sentirsi in colpa.

In taluni miei libri ho sostenuto che la legalità spinta all’estremo del legalismo assoluto rende il cittadino uno straccio sbattuto. Quando la società diventa così compiaciuta di sé stessa da volere dal cittadino un rispetto assoluto, centellinato, capillare, il cittadino non ha scampo, diventa colpevole, gli nasce l’angoscia da infrazione, diventa un sempre colpevole, sull’orlo dell’errore, e, dicevo, quanto più innocente, tanto più teme la Legge e la sua eventuale colpevolezza. Eccoci! Stiamo inoltrandoci nella concezione dell’innocente colpevole attuale. L’escrescenza legalistica odierna supera la casistica dei gesuiti che distinguevano mille sfumature in un solo peccato. Siamo sottoposti ad un legalismo ossessivo, che suscita tremore, una osservanza da schiavi o una ribellione da forsennati. In casa devo portare la mascherina se coabito? Se esco, per strada? Se entro in un negozio, di sicuro, mi sgridano. Tutte le mascherine valgono similmente, un pezzo di stoffa, vale? Le mani le devo inguantare, e con quale genere di quanti, magari da cucina, o in pelle, o di lana? Sono a distanza di un metro, di un metro e mezzo, di cinque metri?  Oggi hanno enunciato le modalità delle scuole, non saranno luoghi dove si insegna e si impara, ma luoghi di esercitazioni su distanze, mani lavate, uso delle mascherine…

Queste forme ossessive di legalismo particolarizzato servono immensamente ad uno Stato tirannico, lo Stato tirannico forgia una selva di comandamenti in modo che l’individuo abbia sempre terrore di sbagliare e di incorrere nella condizione di colpevolezza, nel caso odierno oltretutto ci si richiama al rischio di suscitare danno alla salute pubblica, per cui il cittadino innocente (credulone) obbedisce perché ritiene la Legge mossa da giusta causa, e diventa osservante e vuole che gli altri siano osservanti. La salute è uno dei beni più sacri e oggetto di angoscia. I cittadini vedono con favore il potere che protegge la salute e sono disposti ad obbedire. Ma gli effetti di tale concezione sarebbero farseschi non fossero drammatici. Infatti, il risultato di questa mentalità è che non si può essere sani in un Paese che ha quale scopo la difesa della salute. Chi disgraziatamente sta bene, non può star bene, non deve star bene, è punito perché sta bene, deve portare la mascherina, deve distanziarsi, deve lavarsi le mani, non può andare al ristorante vicino ad altre persone sane anche se frequenta altre persone sane deve comportarsi da malato. Stai in salute e vivi in una regione in una città priva di malati! E che pretendi, di non mascherarti, di non distanziarti, di non lavarti le mani ogni mezz’ora! Pretendi di vantare la salute’ Sei pazzo! Devi riconoscere che la salute è un brevissimo stato transitorio tra una malattia e un’altra malattia, se non realizzate, possibili. Quindi, tu, la città, la regione dovete essere trattati da malati possibili, in potenza, potenziali malati, io, Governo, vi libero dalla colpa di essere sani e vi confermo la colpa di essere malati possibili. A sentire questo discorso, il cittadino che scoppiava di salute, scoppia di paura di essere malato. Ecco il nuovo paradigma: dalla felicità di essere sano, alla possibilità di essere malato. Ma figuratevi se non capisco! Certo, tutte queste regole per tutelare dalla malattia. E questo è l’orrore. Considerare un modo di salvare ciò che è un modo per dannare. Come il processo è una condanna, i divieti per stare bene fanno stare male! Chiaro? Ripeto: come il processo è una condanna (“la condanna è il processo”), queste regole non sono tutela della malattia, sono la malattia, fanno ammalare. Anche se non danno la morte rendono le società stente, infiacchite, elucubrate, imbavagliate, impervie, labirintiche, rovinose, discendenti, monche, atrofizzate, emiplegiche, né carne né pesce, in fila indiana, distoniche, stracotte, lumacose, mollusche… e ancora.

Mi diceva un ristoratore con un locale al centro di Roma, la gente stava fuori ore pur di entrare: “Ci hanno permesso di aprire per farci chiudere!”. Formidabile, una trovata tellurica, così il potere può durare millenni. Se qualcuno si ribella o protesta di essere sano e di non volere regole da malato perché fallisce, lo si accusa di rappresentare un “falsosano”, un portatore di possibili malattie, addirittura: un portatore malato di salute, la peggiore malattia, la salute! Nessuno deve essere sano, nessuno deve comportarsi normalmente “come prima”! Come prima? Inconcepibile. Il mondo è cambiato. Da oggi in poi tutti malati o trattati come malati. Il potere e gli scienziati canteranno lodi al Dio della Malattia e all’avvento del suo Regno. Il mondo conoscerà infine la verità: la salute è un passaggio per conquistare la malattia.

Cittadini di tutto il mondo, ammalatevi! È il tanto fantasticato Nuovo Ordine Mondiale? Sembrerebbe. Ma in capo alla Cina. Da studiare, non siamo in presenza di un episodio. C’è un disegno in questo arazzo.

In quanto alla cronaca, l’Unione Europea dovrebbe assegnare denaro all’Italia ma non è imminente e molto minore di quanto proclamato e con delle richieste di riforme, riforme che questo Governo, quali che siano, è incapace a fare, questo Governo, se dà qualcosa lo dà come carità non come progetto di sviluppo. E come detto sopra, le regole della “risorgenza” sono regole per la morte. Non vuole la guarigione, vuole la miseria e largire qualche monetina caritatevole. Ritarda, blocca, complica. Questo governo non sa e non vuole proporre la ripresa dell’economia stabilmente. E con la finta preoccupazione ambientalistica uccide l’industrializzazione. E la protesta verrà considerata attentato alla salute (divieto di assembramento). Consegnare denaro a questo Governo non servirà allo sviluppo. Infine, continua il bersaglio avverso la Lombardia, la più suicida delle polemiche, l’antimprenditorialità. Sostituita da chi, da cosa? Dalla svendita delle nostre imprese sottoprezzo? Tamponi, siero, plasma e tutto l’armamentario medico; grandi opere, apertura senza regole anientarsi. Quelle odierne sono omicidio di imprese.

Author: Cris

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