LA CIVILTA’ E LA SALUTE OVVERO LA SALUTE DELLA CIVILTA’

 

di  Antonio Saccà

 

Credo di aver inteso lo scopo ultimo di certe posizioni politiche: tornare ad una presenza consistente, basilare dello Stato nell’economia. Negli ultimi anni si è data rilevanza esclusiva alla privatizzazione ponendo vincoli all’intervento dello Stato. La faccenda sembrava messa bene, la voglia di profitto, il dinamismo dell’imprenditore sono fondamentali per l’economia, successivamente, ragioni complesse, la speculazione finanziaria, le grandi multinazionali, gli investimenti in paesi dal basso costo salariale, dalle tasse minime. Paesi con salari minimi, l’evoluzione dei mezzi tecnologici hanno aggrovigliato la situazione. Oltretutto le privatizzazioni si spingevano presso che ad ogni attività, ferrovie, elettricità, perfino l’acqua, le strade, gli ospedali, i trasporti, banche e così via. E poiché lo scopo della privatizzazione, del privato è il profitto non è che il vantaggio sociale ne risulta sempre migliorato o migliorato. Sicché talune forze politiche oggi di governo nel nostro Paese intendono ridare allo Stato un ruolo decisivo. Appena vi è una crisi propongono l’intervento dello Stato, la nazionalizzazione, l’immissione di capitali statali. È un’operazione devastante, suppongo, è una supposizione la mia, spero di non sbagliare o, meglio, preferirei sbagliare, ebbene questo ruolo lo Stato l’otterrebbe con il fallimento dell’iniziativa privata. Insisto: questo ruolo lo Stato lo otterrebbe con il fallimento dell’impresa privata. Precisamente: questo ruolo lo Stato lo otterrebbe provocando il fallimento della iniziativa privata. Si spiegano gli inciampi posti alle imprese e l’avocazione della nazionalizzazione, dello Stato come soluzioni (ipotetiche). Se questa mia ipotesi fosse vera saremmo al disastro. Non è dimostrabile che lo Stato sia imprenditore migliore del privato, vi sono imprese di Stato o con porzioni di Stato che funzionano magnificamente ma generalizzare addirittura con l’immissione dello Stato nel capitale perfino delle piccole imprese, come si è vociferato mesi passati, sarebbe un disastro. Lo Stato si sta dimostrando di una burocraticità, una tortuosità annebbiante, inoltre in fondo lo Stato non esiste, esistono i governi, e l’immissione dei partiti di governo nell’economia sarebbe ancor più distruttivo. Lo Stato deve garantire la concorrenzialità e l’eliminazione della malavita, sarebbero compiti essenziali, una giustizia rapida, e, certo, intervenire come imprenditore se socialmente utile non come generale soggetto imprenditoriale. Caso per caso. Nei governi recenti abbiamo conflitto tra statalisti e privatisti. Risultato, la paralisi. Un’esperienza che è rovinoso continuare.

Sono convinto che grandissima parte dei mali della nostra società dico della nostra ma diffonderei la faccenda, deriva dalla mancanza del primato della cultura. Se la cultura non ha primato la gente non ha idea del valore della propria civiltà, un italiano che non conosce la storia italiana, la pittura italiana, la musica italiana, la scultura italiana, l’architettura italiana, la letteratura italiana e tutto il resto si rende pari a qualsiasi analfabete di qualsiasi continente, questo genera un effetto perniciosissimo, non consideriamo noi stessi, stabiliamo una eguaglianza livellatrice, al ribasso, non avendo niente da difendere perché  non conosciamo quel che dovremmo difendere: l’arte e la storia, eccetera, siamo privi di difesa, se un italiano conoscesse la storia italiana e la civiltà italiana le difenderebbe ma se non le conosce non le difende e diveniamo un popolo all’ammasso, un ammasso di popoli. Una civiltà che ama sé stessa e conosce sé stessa può affrontare anche tutte le malattie e le crisi perché ha un antidoto: salvare sé stessa per salvare la cultura .ma chi non ha niente da salvare non salva neppure la salute.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Author: Cris

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