Justine o Monache di Monza, che futuro ci attende?

DIARIO DELLA GRANDE PESTE E DI PICCOLE PESTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

 

Difficile, impossibile capire perché un morbo che si prende fuori casa venga curato stando in casa. E’ quando riesci da casa che andrebbe curato. Che cosa si è fatto per evitare il contagio fuori casa? Ripetere qual che facciamo in casa: distanza, lavarsi le mani… Allora tanto vale uscire! Non vi è la minima ideazione di un accrescimento protettivo fuori casa e poiché la pressione sociale sta diventando insostenibile finiremo con l’uscire di casa con la protezione di quando stavamo a casa! Se la protezione bastava, tanto valeva uscire; se non bastava, occorre impedire l’uscita senza termini o creare accresciuta protezione! E’ stato e rimane un errore non proteggerci accrescitivamente fuori casa. Se il Virus è nel circuito sociale è nel circuito sociale il bisogno di protezione. Il male va sconfitto dove esiste. C’è qualche illuso che può concepire un cambiamento tra un mese? Saremo come oggi. Che faremo? Aspetteremo cosa, se il Virus resta circolante? Aspetteremo cosa, un Virus che non muore? Invece di ipotizzare la difesa con la clausura occorre pensare la difesa nel campo di battaglia, nel circuito sociale. Nessun paese guarisce con la distanza sociale o lavandosi le mani o con la quarantena. Quest’ultima non può essere illimitata, le mani e la distanza non sono radicalmente efficaci. Occorre una tutela nel circuito sociale, sul campo operativo. Ci stiamo dondolando con i bollettini e vediamo ogni giorno una luce in fondo al tunnel. Davvero in fondo. Centelliniamo i bollettini, ma non risolviamo. E’ il metodo, sbagliato. Occorre una protezione intra sociale non asociale. Spostare l’attenzione dalla salvezza all’esterno della società, alla salvezza all’interno delle società. La Cina rovina con il Virus e con una errata difesa dal Virus. Il suo parametro reclusionario viene da una concezione di dominio segregativo, delirio di sudditanza: se controllo risolvo, se tengo in casa mia moglie non mi tradisce. E’ la cintura di castità sociale. Ma viene giorno che esci di casa, e accade come alla Justine di De Sade, se la fanno tutti! Valga il reale, in Cina dopo i trionfanti proclami di vittoria con metodo reclusivo tornano i contagi. Mi fermo. Si studino misure fuori dalle mura domestiche. Scienziati di tutto il mondo formulate protezioni fuori casa. Indagate su “questo”, vaccino eveniente! Non fissatevi, politici, sulla reclusione suggerita da scienziati reclusionisti. Non risolve, il Virus è fuori casa! Ed è fuori casa che bisogna intervenire, rimediare. Nessuna società può reggere lunghe claustralità. Non si avrà la certezza di un Virus estinto, convivere con il Virus non deve essere una formula ma un modo per sopravvivere difesi cercando le difese. Modificazione dell’assetto produttivo, maggiore attenzione alla salute che deve essere una specie di assoluto sociale, fermo restando che non si possono prevedere le malattie non conosciute, anche se certi paesi come la Germania hanno dimostrato una sapiente capacità di gestire l’imprevisto, in quanto alle imprese saranno potenziate l’informatica e la robotica, l’intelligenza artificiale, con effetti anche nel mondo dell’occupazione, le imprese avranno dei costi per la ristrutturazione antivirale, la distanza tra clienti, tra clienti e personale, prodotti igienizzanti, areazione . E tutto ciò sotto controllo. La disoccupazione diverrà basilare, molti chiuderanno, ed allora emergono evenienze di diminuzione dell’orario di lavoro per dare lavoro a tutti o ai più e di imprese di lavoratori, auto imprenditori: diverranno prospettive obbligate. La burocrazia che si è dimostrata come al solito avversa al dinamismo sociale, anche un legalismo eccessivo, sono   paralizzanti. Evitare uno Stato protettivo, rassicurante, maternopaterno che trasforma l’economia in soccorso caritatevole e addormenta il provvedere a sé con il lavoro. Lo Stato deve aiutare chi non può, agevolare chi può. Non fa parte della vita il bastone perpetuo, deve reggersi da sé, tranne che nella necessità desolata, ma non come principio generale. Come a dire: io provvedo a te purché tu stia male. Un cerchio che imprigiona il debole alla debolezza, il forte alla padronanza. Una politica del genere ha bisogno del povero, lo suscita, per rendersi caritatevole. Così il povero resta povero per ottenere il soccorso, il ricco rimane ricco per soccorrere per fare il “buono”. Assolutamente cambiare mentalità, non dipendere, non fare dell’aiuto una concezione stabile, ma di emergenza, aiutare il povero, non impoverire per aiutare (dominare con l’aiuto). Creare le condizioni di sicurezza provvedendo al riparo del morbo all’esterno, ripeto: all’esterno. Lasciato al dinamismo vitale l’italiano non ha uguali al mondo come mentalità di risorse e prodigiosa inventiva. Ma l’arte del vivere non deve mutarsi in arte del sopravvivere accattonando, accattone lo Stato, accattone il cittadino. Oggi è così. Indegno continuare.

 

Author: Cris

2 thoughts on “Justine o Monache di Monza, che futuro ci attende?

  1. Sempre impeccabile, come al solito, il Prof. Saccà.
    Una disamina sella realtà di questo coronavirus che appare condivisibile o, quanto meno, da provare.
    Considerato, anche, che i risultati finora ottenuti con l’isolamento casalingo (riuscito o meno, chi lo sa) non è che stia dando risultati del tutto rassicuranti; bensì altalenanti e non di breve durata. Il che, poi, porterà ulteriori problemi di economia e sociali.
    Pericle E. Bellofatto

    1. Siamo lieti apprezzi le riflessioni del Prof. Saccà il quale pubblica quotidianamente i suoi pensieri, in merito a questa pandemia ed ai suoi effetti collaterali, su questa press. Grazie

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