Inflazione, deflazione, disoccupazione: l’Italia dopo il lockdown

DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

Ho scritto che la situazione economica è drammatica ma può diventare mondialmente catastrofica, “marasmica”, perché congiunge, lo sappiamo, elementi devastanti, la salute e l’economia. Non c’è un’economia risanata mancando una salute risanata. Poniamo: le persone non vanno al teatro paurose di contagiarsi, né in luoghi di riunione, da ciò la paralisi o la decurtazione dei soggetti fruitori. In passato, almeno nelle società moderne (“la spagnola” è un caso specifico), questo abbinamento, crisi della salute, crisi economica, non si attuava, di sicuro meno del presente. Accettiamo la convinzione che la gente fruirà pienamente quando sarà pienamente convinta della fine del morbo. Nella fase della “convivenza”, come agire? Nel nostro Paese si escogitano “regole”, che dovrebbero garantire di non correre rischi di contagio, se categoricamente osservate. Ma queste regole, se categoricamente osservate, manderebbero a rovina l’economia più erculea dell’universo. Perché? Perché decapitano i consumatori. È un antidoto velenoso. L’antieconomia immessa nell’economia. Mentre in economia si fa di tutto per avere il massimo dei clienti con queste regole si fa di tutto per avere il minimo dei clienti! Non soltanto. Avendo meno posti ma spese sanitarie di varia natura, le consumazioni crescerebbero di costo e di prezzo, in tutti i campi, addirittura con irreperibilità delle merci oggi più utilizzate. Al dunque, le regole a scopo di salute rovinano l’economia, favoriscono l’aumento dei costi e dei prezzi, affliggono il consumatore, impoveriscono il potere di acquisto della società; una concatenazione tutta negativa, intollerabile nel lungo termine, anche perché esige una sorveglianza, un controllo oppressivo e deprimente. Il cittadino non può vivere con l’incubo della trasgressione, almeno negli stati liberali. Sento il fiato dell’obiezione: allora vuoi una società senza regole, che uno tossisca sulla faccia del prossimo, addio alle mascherine, addio ai guanti, addio alla distanza, addio a mani lavate, vuoi il contagio cosmico? Mai. Innanzi tutto: non voglio uno Stato che trasformi la società in carcere, in delazione sospettosa, in paurosa ansia del cittadino di essere punito. La legalità si transustanzierebbe in “scovanemici del popolo e della salute pubblica”, l’economia verrebbe atterrita, crollerebbe, e aggiungo: più si minacciano chiusure e dettami punitivi più la gente sciama e vuole libertà. Governanti di varie gerarchie dovrebbero plaudire che vi sia effervescenza, i popoli periscono di depressione non di animazione. Allora, nessuna regola, nessuna protezione? Mai. Lo ripeto: spostare la protezione dalla modificazione esterna agli accertamenti soggettivi. Non regole esterne ma cognizione dello stato di salute dei soggetti. Ripeto: cognizione dello stato di salute dei soggetti. La febbre si coglie in un istante, bene, se vado in luogo con altra gente, misuro la febbre, non ce l’ho? Siedo. Vi sono altri metodi a consultazione rapidissima, se ne inventino. Santo Cielo, nel secolo XXI non riusciamo a cogliere se un individuo è malato? Saremmo più sicuri, anche perché, sfido il Diavolo, nessun paese, anche il più totalitario, può controllare che si stia sempre a tanti metri di distanza, sempre con la mascherina, sempre a mani lavate. Oltretutto rovinando l’economia con processi deflattivi ed inflattivi da crollo. Al dunque, queste regole uccidono l’economia, creano inflazione e deflazione, disoccupazione, fallimenti, stato ansioso di polizia. Volgersi alle cure e a strumenti che certifichino la nostra salute rispetto al virus. Non ci sono ancora? Cerchiamoli forsennatamente, continuando come adesso crolleremo. Anzi vi sarà un urto radicale tra la società e i Regolatori. A quanto pare la società civile non si farà imbavagliare, visto che non sopporta neanche la mascherina! E non per anarchismo ma perché percepisce che certe regole hanno per scopo l’asservimento non la salute. In quanto alle imprese, specie quelle dei consumi suggerirei una espansiva politica di prezzi bassi. Ma a proposito occorre forse l’impresa dei lavoratori. L’autoprotezione. Come accennato e ulteriormente dirò.

Author: Cris

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