Inferno bianco, la rotta balcanica e il nuovo lager d’Europa: Lipa, il campo della vergogna.

 

 

 

 

di Cristian Arni

(le immagini a corredare questo articolo provengono dal sito https://www.avvenire.it/ da cui abbiamo preso spunto per quanto sotto riportato; per un approfondimento dell’articolo originale si rimanda al link: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/reportage-lipa-migranti-bosnia-scavo )

 

Le disumane condizioni di vita nel campo profughi di Lipa. 

 

Mentre il mondo procede con i suoi paradigmi delle sue narrazioni, nell’angolo nordoccidentale della Bosnia, precisamente a Lipa, un migliaio di esseri umani, li chiameranno profughi ma probabilmente sarebbe più indicato nominarli prigionieri, sono “ospitati” nel campo (profughi o di detenzione) immerso nel gelo e nella neve dei Balcani.

 

 

La loro vicenda l’abbiamo già trattata, quindi se non siete informati in merito potrete trovare i riferimenti agli articoli precedenti nei tag in calce, Da una parte la Bosnia, dall’altra la Croazia, in mezzo ci sono storie di vite sospese, o meglio sarebbe dire, ibernate in condizioni disumane che stiamo conoscendo tramite le cronache e i reportage che ci mostrano scene di una crudezza annichilente,

 

 

Le condizioni di vita sono al limite della sopportazione: freddo, umido, fame, sonno, acqua calda, coperte, vestiti, igiene, pressoché assenti, nell’occhio del mirino c’è la negligenza della comunità internazionale e anche di una Comunità Europea che ha fatto finta di nulla fin tanto non si è tornato a parlare di queste persone bloccate vicino al confine croato dalla polizia di frontiera.

 

 

Persone in cammino per trovare condizioni di vita diverse da quelle di provenienza, che ora si trovano nel freezer del comparto balcanico, con ancora l’inverno in corso a fare la voce grossa; tra qualche giorno le condizioni meteorologiche potrebbero inasprirsi ulteriormente per l’acuirsi del freddo che, a detta dei meteorologi, potrebbe risultare particolarmente intenso per un’avvezione gelida direttamente dalla steppa siberiana, e le condizioni di vita nel campo profughi di Lipa potrebbero aggravarsi ulteriormente, come risulta evidente dalla mappa previsionale elaborata dai modelli matematici.

 

 

Così nel frattempo si è tornati a parlare di questo angolo remoto di mondo, dove però l’attenzione è alta; i quattro europarlamentari italiani, I deputati: Brando Benifei, Pietro Bartolo, Alessandra Moretti e Pierfrancesco Majorino, si sono recati sul posto per accertarsi delle condizioni di vita nel campo, superando le difficoltà imposte dalle anomale circostanze, hanno poi riscontrato una situazione terribile, denunciando la crudezza e l’asprezza della drammatica circostanza che persiste a Lipa ormai da tempo. Sono mesi che queste persone, questi profughi sono prigionieri in un limbo. Da un lato si invoca la chiusura del campo, dall’altro si preme perchè vengano migliorate le condizioni di permanenza fin tanto che non venga aperto loro un’orizzonte di speranza.

 

 

Per molti di loro questa speranza si chiama: Italia, Germania, Francia, Spagna; provengono da Afghanistan, Pakistan, Iran, dal Bengala ed hanno attraversato: Turchia, Macedonia, Grecia per giungere alla meta prefissa. In questo cammino della speranza hanno deciso di battere la “rotta balcanica”, al solito con mezzi di fortuna, a piedi, pochi effetti personali con loro, bisogna viaggiare leggeri, muoversi rapidamente. Purtroppo per molti di loro questo viaggio è iniziato da oltre quattro mesi e momentaneamente si trovano in quello che è stato definito il “lager” d’Europa, sebbene la Bosnia sia di fatto già Europa, pure non fa ancora parte della Comunità, ma nel 2019, dall’Europa i soldi per affrontare l’emergenza dei migranti, si dice siano stati stanziati.

 

 

La situazione frustrante dei profughi sono esacerbate dal fatto che nessuno li costringe, apparentemente, a stare nel campo di Lipa, non sono chiusi sotto chiave, si dice, eppure, tentando di intraprendere il cammino impervio verso le mete prestabilite ecco che si devono confrontare con mille e una difficoltà. E purtroppo spesso, tra queste difficoltà si annoverano i mercanti, i trafficanti di esseri umani che speculano biecamente sulla pelle di questi “reietti”, facendo affari vantaggiosi. Intraprendere la via della fuga, chiamata «game» è un rischio notevole, il più delle volte si è braccati dalla polizia croata, malmenati e riportati indietro. Tra queste storie c’è quella di chi tenta di avventurarsi in un giro a vuoto per le montagne rischiando la vita tra sentieri e burroni pericolosi, insomma: occorre che presto si ponga rimedio a questa ennesima vergogna disumana affinché non echeggi solo la retorica di certi slogan umanitari che paventano i Diritti Civili poi però ci si ferma solo alla facciata.

 

 

Per fortuna però la macchina umanitaria si è mossa, consegnando viveri, abiti, coperte e generi di prima necessità grazie al mondo delle ONG e alla CRI è stato possibile consegnare qualche pacco, pasti caldi, coperte e un minimo di assistenza. La ONG IPSIA è stata autorizzata dalle autorità locali a istituire un refettorio, quindi qualcosina si sta iniziando a fare ma non bisogna abbassare la guardia, perchè le condizioni di vita nel campo/lager di Lipa sono ai limiti della sopportazione.  

Author: Cris

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