Impresa per il profitto o profitto per l’occupazione?

 

 

 

di Antonio Saccà

 

 

 

 

Innanzitutto una risposta in ritardo, giacché solo oggi ho letto quanto scritto dalla gentile amica Nuccia Bernacozzi, la quale da tempo mi rimprovera affettuosamente di sottovalutare il Covid e le misure protettive. Ed ora ritiene che la chiusura di ritrovi, ristoranti, bar, nei periodi festivi sia opportuna per evitare assembramenti. Proprio in questi giorni ben 43 mila medici a Barrington hanno sottoscritto una dichiarazione in cui ritengono inutile, anzi dannosa la chiusura. Ora, quale è il mio dubbio? Che noi compiamo una doppia catastrofe, della salute e dell’economia. I fatti sono tali, le opinioni possono differire. Ma vengo alla questione per me cruciale. Riesce la classe operaia a farsi valere? Qualche lettore piuttosto ingenuo crede che l’equità venga dal cielo (Emilio Purina). Chi stabilisce l’equità? La società vive di rapporti di forza, come tutto del resto. Quale soggetto stabilisce l’equità? Vorrei avere un’indicazione a proposito. Lo Stato? Ma anche lo Stato subisce i rapporti di forza; quale classe, quale ceto, quale gruppo, quale soggetto insomma affermerebbe l’equità? Si parla di equità, ma non si indica il soggetto agente. Sarebbe il Partito dell’equità? Voglio vedere. Mi riferisco alla classe operaia perché è il soggetto reale di questa crisi. Sta subendo danni storici, insieme alla piccola e media impresa. Ora, bisogna avere dei riferimenti sociali per compiere un’azione politica. Insisto: occorre convincere la classe operaia a farsi soggetto economico e politico. Economico, divenendo imprenditore, politico, decidendo le sorti del Governo. Ovviamente, non solo la classe operaia, ma anche la piccola e media borghesia, le piccole e medie imprese e chiunque voglia che i grandi gruppi non divorino la società. Siamo in piena lotta di classe estrema, con una spietatezza ferina che non avevo mai visto nella mia vita non breve. Si vuole disarticolare la classe operaia, atomizzarla, toglierle ogni decisione, ogni possibilità di riunione (divieto di assembramento) e in ultimo farla fuori spostando le imprese. Che resta alla classe operaia, se non proteggersi da sé? Qualcuno mi può indicare altre vie? Che cos’è l’impresa dei lavoratori? E’ l’impresa dell’autooccupazione. I lavoratori fanno impresa e aboliscono ogni precedente finalità dell’impresa. Non il profitto disoccupativo, ma il profitto per l’occupazione. Non un lavoratore che con i più potenti mezzi produttivi sostituisce cinque lavoratori licenziati, ma sei lavoratori con orario ridotto. Ma sono cenni. Tutte le alternative sono da esplorare: diminuire il salario, aumentare l’orario, purché l’impresa regga e dia lavoro. Ripeto, non c’è alternativa. Chi ritenesse il proletariato inadeguato all’impresa, non coglie che la necessità fa virtù e che i lavoratori possono affittare un manager. Ovviamente, l’impresa del capitalista resterà e gareggerà con quella degli operai. Perché l’impresa per l’occupazione alla fine vincerà? Perché un’impresa senza occupazione crollerà per mancanza di consumatori. E’ una discussione che voglio accendere con la collaborazione dell’amico Sante Blasi. Vedo però che tranne Enzo Lionetti, non si parla dei soggetti di questa trasformazione e del ruolo della classe operaia. Ma, come già dicevo, siamo al vento del divenire. Mai dimenticando che la società è fatta di uomini, di soggetti, non di sigle. Le sigle senza la soggettività incarnata sono una pura espressione verbale. Ad esempio, l’impresa di lavoratori è già una potente affermazione di equità. Aggiungo: la salute pubblica è tra le conquiste massime di civiltà, la sto sperimentando da quasi tre mesi, gratuitamente. Il lavoro non è gratuito, ma va conquistato e se lo Stato non interviene o interviene male, e poggio ancora il capitale, relativamente, sarà la società civile a autoproteggersi, a diventare imprenditrice – questo intendo.

 

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.