Importante rinvenimento archeologico al Foro Romano sotto la Curia- Comitium

 

di Cristian Arni

 

Presentate in conferenza stampa importanti novità emerse dai lavori di restauro alla Curia Comizio che hanno portato alla luce un incredibile scoperta.

 

Roma 21 Febbraio 2020, E’ mattina di Febbraio, primavera anticipata al Foro Romano, il cielo è limpido ed azzurro nell’aria i profumi degli alberi in fiore tra i resti del Foro Romano, l’atmosfera è di quelle uniche, che solo una città complessa come Roma può regalare ai suoi abitanti e visitatori.

La Prof.ssa Patrizia Fortini Direttrice degli scavi e dei lavori di messa in sicurezza nel complesso tra Curia e Comitium, ci ha illustrato l’incredibile ritrovamento spiegandoci la sua funzione originale al di là del mito, il suo valore storico e fortemente simbolico; oltre la leggenda che vede Romolo padre fondatore della città, e dei primi “rumors” che avevano identificato il sarcofago rinvenuto come il luogo di sepoltura del primo Re di Roma, cerchiamo di comprendere meglio e più dettagliatamente il valore della scoperta, attraverso le sue parole e quelle della Prof.ssa Alfonsina Russo.

L’area di lavoro, sotto la stretta tutela del Parco Archeologico del Colosseo di cui è Direttrice la Prof.ssa Alfonsina Russo, è in fase di scavi per la messa in sicurezza e valorizzazione del complesso archeologico; i lavori hanno preso il via con una lunga fase preparatoria di studio e servirà almeno un altro anno, o per lo meno non prima del 2021, per completare la ricostruzione filologica dell’intero percorso, strettamente collegato alla storia arcaica di Roma, al cui interno si trovano: il Lapis Niger, il Comizio e il rinvenimento, già portato alla luce all’inizio del ‘900 da Giacomo Boni, oggi riaffiorato alla memoria, dopo una attenta analisi e studio delle fonti e dei documenti, che hanno permesso di individuare e identificare l’ipogeo al cui interno è il sarcofago.

Grazie ad un progetto sistematico di scavi a sei metri dalla superficie è stato possibile osservare dall’alto alcune immagini topografiche per ridefinire il perimetro del complesso monumentale.

Nel 1899 a pochi metri dalla superficie, il Boni portò alla luce il Lapis Niger di cui, compresa l’importanza della scoperta, prosegui i lavori di scavo portando al rinvenimento  dell’ipogeo, proprio sotto la Curia Iulia, ed oggi emersi grazie ad un attento e meticoloso lavoro di equipe di: archeologi, architetti e tecnici che ottimizzando le proprie competenze stanno ricostruendo il complesso partendo dalle sezioni con laser scanner 3D per restituire immagini dettagliate della “camera” sotterranea in cui si è rinvenuta quella che è stata definita, per contiguità cronologica e topografica, la “Tomba di Romolo“, daremo conto in seguito in merito. secondo quanto illustrato dalle archeologhe su questo non trascurabile dettaglio.

La Direttrice Alfonsina Russo ha presentato alla stampa il rinvenimento descrivendo le caratteristiche dell’ipogeo e del sarcofago al suo interno, al momento databile intorno al VI sec.A.C. secondo le fonti; si tratterebbe di una cassa in tufo di circa 1.40 mt x 0.70 cm x 0.77 cm sul cui lato è un cilindro di 0.75 cm di diametro. 

Quando il Boni rinvenne sotto l’entrata della Curia, il sarcofago, al suo interno erano ciottoli e cocci di vasellami campani, ed un piccolo frammento di intonaco rosso a completare la descrizione fatta dall’archeologo, al quale apparentemente non suscitò grande interesse, invece…a far riemergere la notizia del ritrovamento di Giacomo Boni ci ha pensato, nel 1998, il Prof. Paolo Carafa che nel suo lavoro “Il Comizio di Roma dalle origini all’età di Augusto” ne dà preciso conto.

Per altro, quanto trovato dal Boni 120 anni fa poteva andare perso nel corso del tempo, specie quando negli anni trenta gli interventi sulla monumentale scalinata della Curia e i lavori di smantellamento della Chiesa di Sant’Adriano al foro potevano fortemente compromettere la “camera” sotto stante durante i lavori di restauro della Curia.

Roma si sa, è un avvicendarsi di epoche, periodi e continue trasformazioni urbanistiche, non è semplice, specie per i non addetti ai lavori, avere chiara la topografia stratigrafica dei veri interventi architettonici; gli archeologi stessi svolgono un lavoro assai complesso e delicato per ricostruire le origini di un dato ritrovamento, dovendo consultare attentamente i dati in loro possesso.

Come ribadito dalla Direttrice Alfonsina Russo, oggi all’archeologa Patrizia Fortini va il merito di questi lavori di valorizzazione, dopo aver studiati i documenti e i dati, le fonti anche di Giacomo Boni, ritrovando nel complesso monumentale il valore e la funzione del luogo fortemente simbolica, un luogo di storia e memoria, più legato alla vita che non alla morte, quale è il Lapis Niger che si trova sotto l’altare funzionale al Comitium, sede di cerimonie religiose che precedevano gli atti giuridico politici (per altro ancora ad oggi risulta essere un polla di acqua calda che sgorga da allora); in questo perimetro del Foro Romano districarsi nelle varie epoche non è compito semplice, i vari ritrovamenti sono legati a successive trasformazioni della città di Roma, sede amministrativa e centro politico dalla sua fondazione alla fine dell’Impero.

Arrivando così ai nostri giorni, siamo nel novembre 2019, viene fisicamente ripreso lo scavo e il restauro che hanno riportato al rinvenimento, affatto scontato, del contesto descritto dal Boni, individuato esattamente come descritto dallo stesso, dietro i lavori di restauro della Curia; il vano ipogeo era stato risparmiato dai rimaneggiamenti e messo in sicurezza con dei pilastrini nell’ area del portico della Curia. 

Con laser scanner 3D è stato ricostruito l’ambiente interno dell’ ipogeo, realizzato con blocchi di tufo grigio del Campidoglio: attualmente in corso i lavori di messa in sicurezza lo scavo riprenderà a fine aprile 2020 sul lato occidentale del vano sperando di confrontare la sezione stratigrafica con i dati in possesso.

La datazione del rinvenimento del blocco tufaceo del campidoglio, con elementi in tufo grigio o cappellaccio viene stimata intorno al VI sec.A.C. trovandosi in quota al piano di calpestio anche in relazione ai Rostra, si attende però ulteriore conferma a conclusione delle analisi e dei lavori.

Per concludere torniamo a quanto precedentemente anticipato: la relazione fortemente simbolica del sito con la morte e sepoltura di Romolo, che segue alcune logiche vista la peculiarità del luogo, in contraddizione però con le fonti che rimandano alla scomparsa del corpo del fondatore di Roma che lo vorrebbero smembrato oppure uscire di scena con la sua assunzione in cielo.

Altresì il Lapis Niger è identificato come luogo di sepoltura di altri due personaggi: Faustolo, padre adottivo di Romolo e Osto Ostilio, nonno del re latino Tullio Ostilio, figure emblematiche in relazione alle origini dell’Urbe.

Tra tutte le fonti consultate risultano gli scoliasti di Oratio, Epodi xvi, che riportano un’ affermazione di Varrone che conferma la sepoltura di Romolo dietro ai Rostra, in una posizione simile al ritrovamento dell’ ipogeo, vedendo nel sarcofago la tomba di Romolo ma non il luogo di sepoltura, in base a quanto sopra descritto.

Al momento però sembra più plausibile la spiegazione di  monumento funerario, quindi successivo a Romolo, per celebrarne il culto e la memoria, un cenotafio.

La scoperta darà nuova luce alla storia di Roma, specie nella sua fase iniziale dalle origine della citta eterna; i lavori di scavo e consultazione delle fonti fanno di questo cantiere un vero e proprio laboratorio di ricerca e condivisione dei dati durante il loro svolgersi.

Aggiungiamo all’emozione delle presenti la nostra emozione e gratitudine per l’impegno e il lavoro che stanno magistralmente svolgendo del quale presto, speriamo, tutti potranno godere e beneficiare visitando il sito del quale abbiamo qui descritto le caratteristiche. Un lavoro per altro condotto da un’equipe tutta al femminile che dona lustro maggiore a questa meravigliosa opera di valorizzazione storica e archeologica.

Author: Cris

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