Il regista Marco Carniti dirige sette attrici per dire: Stop alla Violenza sulle Donne

di Cristian Arni

 

 

 

Debutta a Roma #LostuprodiLucrezia al Toti Globe Theater a Villa Borghese. 

 

Roma, 29 Settembre, la luna piena illumina il cielo capitolino e si mostra in tutto il suo candore, pari a quello di Lucrezia profanata, segnando un lieto debutto per lo spettacolo diretto da Marco Carniti, che cura adattamento e regia di questo spettacolo nato intorno ad un intenso lavoro laboratoriale per raccontare il perpetrarsi della violenza sulle Donne attraverso le epoche.

 

Il regista Marco Carniti in un momento delle prove con le sue attrici

 

Troppe Lucrezie per altrettanti Tarquinio hanno macchiato di sangue, il cammino umano, spargendo i segni della violenza lungo i secoli, rappresentati da costumi, uno per ogni grande epoca dall’Antica Roma, fino ai giorni nostri.

Il rosso è la dominante cromatica sulla scena, a cui fa da contrasto il nero dei costumi, un nero che evoca eventi luttuosi, ma c’è anche il bianco del candore e della castità che purtroppo sarà macchiato dai segni della violenza.

E il rosso è il colore simbolo delle scarpe che raccontano di troppe vittime femminili, e ancora: il rosso è la macchia ematica indelebile nella storia dell’uomo, uomo in quanto maschio che ha commesso atti inauditi.

 

 

Il regista Marco Carniti dirige come un’orchestra le sue attrici, in maniera corale, un coro fatto ora di assoli, ora di adagi, ora di note acutissime di dolore e rabbia, che affronta un lavoro intenso, e per certi versi anche duro, tratto dai testi del Bardo: “Venere e Adone” e “Lo stupro di Lucrezia“, che il drammaturgo inglese, ironia della sorte, compose proprio quando a Londra i teatri erano chiusi per la Peste! 

 

 

Il regista adatta sapientemente il continuum narrativo, che sulla scena si racconta in terza persona, evocando l’effetto brechtiano dello ‘straniamento’, per accentuare l’epicità della narrazione e spingerla fino al climax i due protagonisti prendono vita in scena, entrando nell’azione scenica della rappresentazione.

 

 

Il passaggio graduale dalla presentazione alla rappresentazione è scandito molto bene, ben calibrato l’effetto e il momento in cui prende corpo il dramma.

Già fuori il cerchio di quella ‘O’ magica che rappresenta la scena del mondo, nel foyer- giardino, gli spettatori hanno assistito ad un vero e proprio flash- mob in cui le attrici, hanno data voce intima a fatti di cronaca più contemporanea, dolorosa connessione si ripete nel corso della storia.

Sulla facciata esterna dell’edificio, campeggia una semplice e chiara scritta proiettata: “STOP VIOLENCE” ! 

 

Il foyer del Globe con la scritta Stop Violence; foto di Cristian Arni

 

Brave le attrici, tutte di nazionalità diversa, alle prese con uno spettacolo al femminile, multietnico, perchè in questo la violenza non conosce discriminazione di: razza, etnia, provenienza geografica o di epoca storica.

Prima che inizi lo spettacolo Carniti introduce alla serata gli spettatori che sono accorsi per questo debutto, raccontando la vorticosa lavorazione della messinscena di questo spettacolo/ denuncia, all’interno della programmazione del Toti Globe Theater.

Lo spettacolo si apre sulle note dello Stabat Mater ritmato e incalzante, che apre la scena dove campeggiano, dall’alto, sei spade appese, ‘spada di Damocle’ che ci portiamo sulla testa dalla notte dei tempi, lì, pronta ad essere usata per lavare e levare via l’onta del torto subito, come estremo atto di purificazione, sacrificio e coraggio.

Le attrici agiscono vocalmente e fisicamente sulla scena, quando in coro quando singolarmente, rimbalzandosi ritmicamente il testo; narratrici e croniste, testimoni delle violente azioni di Tarquinio Sesto, che poi segneranno la fine della monarchia, la nascita del Senato e con esso l’avvio della fase repubblicana dell’Urbe. 

Tutto questo excursus cronologico però non prima che sulla scena, al bianco candore dei drappi, si sostituisca il rosso delle riprovevoli azioni compiute da Tarquinio ai danni della casta e pura Lucrezia.

 

 

Le attrici sono brave a mantenere alta la tensione drammatica, in un crescendo espositivo che trova eco nell’impersonificazione di Tarquinio e Lucrezia da parte delle due attrici, Civale Antonella brava a vestire i panni maschili, con vigore ed energia virile travolgente ai danni dell’altrettanto brava ed intensa Lucrezia, Mersila Sokoli, vittima delle ‘lusinghe amorose’ di Tarquinio.

La monarchia cadrà in quel momento della storia che combacia tristemente con questo atto di violenza e con la cacciata dei tarquini.

Belle le luci e le atmosfere create attraverso suggestioni visive a sostegno dell’azione scenica; la scenografia è caratterizzata da elementi minimi e minimal, molto significativi; niente sfarzo o orpelli scenografici pur contenendo uno stile elegantemente sobrio ed efficace alla scena. 

 

La scenografia de #LostuprodiLucrezia; foto di Cristian Arni

 

 

Suoni e musiche non sono meri tappeti sonori, bensì accompagnano drammaturgicamente il disegno che Carniti, insieme alle sue bravissimi attrici,  perseguono nel flusso dei fatti raccontati tra pathos e suspense emotiva che accada l’inevitabile: la profanazione di un tempio che esige e reclama l’accorato rispetto!

Sono brave le protagoniste che menzioniamo:Biacchi Sarah, la già citata Civale Antonella, De Rossi Charlotte, Jun Ichikawa, Marianne Leoni, Noemi Smorra e la brava Mersila Sokoli. A loro tanti applausi calorosi da un pubblico che pare aver seguito con grande attenzione lo spettacolo, applausi che vanno al regista, Marco Carniti, e a tutti coloro che in tutta sicurezza anticovid, hanno reso possibile questa piccola grande magia.

 

 

 

Author: Cris

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