Il ponte sospeso nei cieli di Roma: inutile e pacchiana installazione destinata al riciclo degli investimenti fatti per la realizzazione

 

da redazione

 

Davvero Roma necessita di una installazione posticcia per rendere magico il suo cielo e panorama?

 

C’è un ponte sospeso nei cieli di Roma, che sorvola il Fiume Tevere, è un’ installazione di un’artista francese che ha pensato bene di “imbrattare”, o imbruttire fate vobis, il già tanto bello ed unico panorama capitolino. Roma ha già i suoi ponti, ed il suo cielo è tanto bello che non occorrono orpelli posticci.

Ora per, come dire, giustificare lo “sfregio” fatto nel cuore di Roma, abbiamo letto un po’ ovunque, una specie di meme, mal riposto nelle sue speranze, ossia che si sarebbe trattato della realizzazione di un progetto per volere michelangiolesco di un sogno tanto proibito, e proibitivo.

Nevvero nulla! Non è così che va la storia! Purtroppo scomodare il “genio”, che il più delle volte fa quello che può anziché “ciò che vorrebbe”, di Michelangelo è servito a poco, per lo meno per come è stata riportata la notizia.

Si sa, internet partorisce mostri, alcuni anche suadenti, e giù di lì, in picchiata e caduta libera, la “notizia” si reitera come un reato di cui ci si rende colpevoli, fino al suo non- sense esistenziale, ossia: non ha ragione d’esistere.

Michelangelo Buonarroti non avrebbe mai dovuto realizzare un ponte sospeso, “volante” e posticcio, altresì v’era la commissione per un ponte, a campata, che avrebbe dovuto unire le sponde romane sul Tevere, a collegare Palazzo Farnese con l’odierna Villa Farnesina, siamo all’altezza di Ponte Sisto.

Palazzo Farnese, lo sapete, è sede dell’Ambasciata di Francia, da quando di proprietà dello Stato Italiano è stato concesso al Governo Francese; circa due settimane fa poi, si è posta fine alla sosta selvaggia, che era anche ora, vista la bellezza della Piazza e del Centro Storico tutto della Capitale.

Una delibera impedisce la sosta nelle zone adiacenti la storica piazza.

Insomma, che c’azzecca tutto ciò con il ponte sospeso di questo…artista, che fa opere di cartone destinate poi al riciclo?

In realtà tutto e niente; l’inaugurazione dell’installazione è stata sostenuta dal Gruppo Webuild, è una roba di partnership, roba tra francesi che hanno piantato questa spina nel cuore capitolino con il benestare di qualcuno, chissà chi, non v’è altra spiegazione.

Ci può anche stare che per qualche settimana ci siano questi tre palloni gonfiati con questo frammento di ponte in cartone che pende sul fiume, quello che però stona è la bruttezza in sè dell’installazione con la pretesa e presunzione di aver realizzato il sogno di Michelangelo!

La solita sicumera d’oltralpe e noi italiani pron(t)i a farci rifilare la banalità da qualche parte, con la spocchia che qualcuno dall’estero, i francesi, hanno reso possibile il “sogno” di Michelangelo, ma a chi la vogliono raccontare?

Forse al più ingenuo spettatore, che si lascia suadere dalla “fantasmagoria” di una “meraviglia” fanciullesca e anche un po’ naive, perchè all’occhio esperto, fuori dalla compiacenza e dal clangore, quest’opera è un po’ come la condanna di Fantozzi a vedere e rivedere obbligatoriamente ‘La corazzata Potemkin‘, che alla fine, esausto dalla vessazione di un cinefilo incallito dichiarò: “Per me la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca“.

Ora sia mai nostra intenzione giudicare tanto severamente questa roba nella stessa maniera, ma di certo l’arroganza e la presunzione, unita alla pecorina nolontà italica, fanno irretire non di poco, rizzando il pelo.

Il 13 luglio, il giorno prima delle celebrazioni francesi per la Presa della Bastiglia, insomma ci siamo ritrovati questo bello sfregio a rovinare il panorama romano, e purtroppo, i detrattori dovranno pazientare fino al 18 luglio quando, con grande gioia degli stessi l’opera finirà tra i rifiuti di cartone, in segno della sostenibilità, così pare.

18 metri di materiale sospesi sul fiume tenuti da tre enormi palloni aerostatici che finiranno tra i materiali da riciclo, lodevole investimento.

E dicevamo sopra che l’adiacente Piazza Farnese custodisce il Palazzo destinato all’Ambasciata di Francia che ha promosso Il progetto, insieme all’Institute Français Italia, con il sostegno di Webuild e la collaborazione con Villa Farnesina-Accademia dei Lincei.

Parole quali: “sogno realizzato”, “magia”, “capolavoro” rischiano di perdere significato di fronte a tante inutili pacchianerie con la scusa della storica amicizia che da sempre unisce l’Italia con la Francia, favole per anime belle.

Non c’è nulla di magico in un ponte sospeso destinato al riciclo, in una città magica di suo, siamo a Roma, in Italia, non al parco dei divertimenti.

 

Author: Cris

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