Il “Codice Voynich” manoscritto del XV° secolo, esteso in una lingua sconosciuta, è il testo più misterioso ed indecifrabile del mondo

a cura di Arnaldo Gioacchini

Sul manoscritto “Voynich” c’è solo una certezza assoluta la quale è quella che, dal 1912 quando fu esibito, per la prima volta in assoluto, al pubblico, non decine, ma centinaia di studiosi hanno tentato di decifrarlo inutilmente, non riuscendovi neppure parzialmente, poiché la lingua (e relativo alfabeto di riferimento, sempre che esista – ndr) nella quale è scritto è assolutamente
sconosciuta e quindi totalmente illeggibile. La cosa, particolarmente nel terzo millennio, risulta come una sfida estremamente tale per un mondo che è riuscito a decrittare, ad esempio e non da ora, la scrittura cuneiforme assiro babilonese, i geroglifici egizi, la scrittura etrusca e quanto d’altro appartenente ai lasciti testimoniali incisi o scritti di antiche culture o di elevate menti del passato. E ciò pesa ancor di più in quanto la moderna e sempre più evoluta I.A. è venuta e sta venendo, sempre maggiormente, in aiuto dei suddetti studiosi di tutto il pianeta. Ma tutto ciò per quanto concerne il cosiddetto “Codice Voynich” risulta assolutamente inutile per cui questa interessantissima pergamena ( di pelle di capra di 204 pagine e di soli 16 cm. per 22 cm. di
grandezza) risulta, a tutt’oggi, misteriosamente e totalmente indecifrabile. La datazione al radiocarbonio ha stabilito che essa è stato redatta in un periodo che va dal 1404  e  1438 (quindi all’inizio del XV° secolo), ma, in questo caso, si tratta di una delle pochissime certezze che la contraddistinguono, come pure è certo che alcune specie di piante ivi disegnate non sono identificabili con nessun vegetale che si conosca. Tanti sono i “potrebbe” i “ma” ed i “forse” che ne hanno costellato la strada decrittativa in questi 108 anni da quando “apparve”,dopo alcuni secoli, ad una pubblica platea. Chi scrive, molti anni fa, aveva sentito parlare del “Codice Voynich” (da parte di un suo illuminato e dotto professore universitario) come del non plus ultra del libro dei misteri, del quale solo alcune delle tematiche che sembrerebbero ivi trattate sono deducibili (forse) da certe illustrazioni (molto arcane), ma lì ci si ferma, per il resto è tutto un totale rompicapo legato all’indecifrabile testo. Proprio in considerazione di quanto suddetto si ritiene solo di citare quelle che al momento sono alcune certezze ad iniziare dal nome che è stato attribuito al libro: Voynich è il nome di un commerciante polacco di libri rari che appunto fu colui il quale rese pubblico il suddetto manoscritto nel 1912, libro facente parte dei testi in possesso del Collegio Romano i quali provenivano da Villa Mondragone vicino Frascati. Risalendo ancora più a ritroso vi è la certezza che tale stupefacente manoscritto era nella particolarissima collezione di libri rari appartenente ad un personaggio molto enigmatico della Roma Seicentesca tale Athanasius Kircher uomo dalla vastissima cultura i cui interessi spaziavano dai geroglifici alla microbiologia, un grande esperto in decrittazione di lingue perdute, nonché fondatore delle moderne egittologia e sinologia. Il Kircher era entrato in possesso del suddetto libro tramite un suo carissimo amico il dotto medico, professore di medicina all’Università Carolina del Regno di Boemia, Johannes Marcus Marci che glielo inviò allegandolo ad una lettera nella quale sottolineava, fra l’altro, come il manoscritto: “Non poteva essere letto da nessun altro al mondo e che soltanto lui poteva trovarne le chiavi d’accesso con la consueta facilità”. Ma in questo caso, purtroppo, anche il Marci sbagliò perché neppure l’espertissimo Kircher riuscì a decifrarne il testo, cosa che poi, successivamente, non riuscì affatto neppure al suddetto Wilfrid Voynich. Altra cosa visibile nei disegni, è quella che l’opera “sembrerebbe” divisa in sezioni: Una tutta erboristica, una cosmologica, una farmacologica ed una, assolutamente più misteriosa di tutte, che fa vedere delle donne completamente nude immerse in incomprensibili reticoli vascosi. Ma pure qui, a parte le immagini, nulla è decifrabile di quanto ivi scritto all’interno di questo testo esotericissimo. Andando ai vari tentativi di decrittazione (andando in ordine temporale) a parte il Marci, il Kircher ed il Voynich, ci sarebbe da citare tanti altri specialisti che in proposito hanno operato pure in gruppi multispecialistici, ai quali vanno aggiunti, in tempi recenti, addirittura gli esperti di crittologia dell’esercito americano. Insomma decine di ricercatori vari che alla fine sono riusciti ad “ipotizzare”, forse e con estrema fatica, soltanto il significato di piccole frasi. Tanto è vero che, alcuni di loro, sfiniti da tale estenuante ed improduttiva ricerca, sono giunti a definirlo “un libro maledetto”; una vera e propria abdicazione (e non da poco) per degli esperti del settore. L’ultima autorità in materia che si è cimentato su di esso è l’australiano prof. Stephen Skinner  il quale è noto per aver scritto libri su  magia  ,  feng shui  ,  geometria sacra  e  alchimia , un grande studioso che ha pubblicato già 46 libri in più di 20 lingue. Ma anche il preparatissimo Skinner si è fermato solo sul dire che il manoscritto “potrebbe” essere opera di un medico- erborista- astrologo ebreo questo per alcuni dettagli nei quali gli sembra di individuare i motivi di ciò, ma per il resto nulla da fare. Attualmente il “Codice Voynich” è negli Stati Uniti esattamente alla Beinecke Library dell'Università di Yale, ove è stato definito dal prof. Robert Brumbaugh , illustre docente di  filosofia medievale , come: “Il libro più misterioso del mondo”. Dimenticavo di dire che quando il nostro genialissimo e coltissimo prof. Umberto Eco visitò la suddetta più che importante libreria universitaria, la quale è una delle più grandi al mondo ed è interamente dedicata ai libri ed ai manoscritti rari, fra quel bengodi straordinario di testi molti dei quali introvabili altrove, l’unico che l’Uomo volle esaminare fu proprio il “Codice Voynich”.

 

 

Author: Cris

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