Fase 3: si riapre, con cautele l’Italia si muove

 

DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

di Antonio Saccà

Quello che sta accadendo negli Stati Uniti non è di poco conto e manifesta ciò che sappiamo ma che in qualche modo nascondiamo, in quell’immenso Paese vi è un sottosuolo di povertà e di esclusione incatenato che si distrugge e vuole distruggere, uccide e vuole uccidersi. Questo” luogo”, diciamo, riguarda specialmente gli afroamericani.  Sembra che il destino dei neri da sempre sia essere dominati e assoggettati, umiliati, e di vivere in condizioni di povertà e miseria, con le aggiunte della delinquenza, dell’alcolismo, della droga, almeno nell’epoca moderna ed attuale. Queste popolazioni, eredi in parte degli schiavi, sono milioni e milioni, una consistente massa sociale che ha tentato la via della violenza con Potere nero, i Musulmani neri, oppure la via del rapporto paritario tra cittadino bianco e cittadino nero con Martin Luther King, direi che non riescono né gli uni, né gli altri, sebbene alcuni diritti sussistono e certo non vi è una visibile discriminazione giuridica. Tuttavia un gran numero di afroamericani è in condizioni molto peggiori dei bianchi. Non è facile trovare uscita da questa condizione e quando accadono vicende orribili, di una crudeltà tanto spietata quanto insensata da parte di uomini della Legge che si credono autorizzati dalla Legge perché incarnano la Legge, è il caso odierno di un poliziotto che strangola con il ginocchio sul collo un giovane nero, preme con il ginocchio il collo del soffocante minuti e minuti e non lo salva, un delitto da forca immediata: uccidere lentamente una persona e non fermarsi! Un colpo di pistola è un colpo di pistola ma veder morire una persona a causa dei propri gesti e non troncare: gente simile appartiene alla razza disumana! Insorge la protesta, la giusta protesta, che è pure accumulo di rabbia, ma è una protesta eminentemente distruttiva, ed invece occorrerebbe che gli afroamericani si stringessero in uno sforzo di “autolelevazione”, costituissero una società nella società né distruttiva né autodistruttiva. Non c’è altra prospettiva, non dico un razzismo al contrario, dico elevarsi usando ogni possibilità e volontà di affermarsi non affidandosi a esplosioni   o al crollo sfiduciato. Una rivoluzione è ardua, troppo il potere dei bianchi ricchi e di una classe media che non è certamente favorevole agli afroamericani. Ma la situazione è problematica, e la malattia virale accresce questa situazione impervia, gli afroamericani sono coloro che muoiono in maggior numero, anche gli ispanici costituiscono massa d’urto. E’ un caso da osservare la situazione degli Stati Uniti.

Oggi è il 3 giugno e dopo mesi possiamo viaggiare noi italiani in Italia, vi sono delle cautele anche delle restrizioni ma insomma possiamo viaggiare. Occorre non dico abbandonare le cautele ma lanciarsi totalmente, attivarsi radicalmente. Si insiste troppo sulle cautele meno sul fatto che bisogna operare. È incredibile questo cambiamento di mentalità, sembra che se uno dice: lavorare, attivare, costui è un irresponsabile che mette a rischio la incolumità del prossimo, ed invece irresponsabili sono coloro che premono esclusivamente sulle difese, sulle cautele, e credono con questo concluso l’impegno. Ormai alcune difese le abbiamo, addirittura qualche medico(Zangrillo) sostiene che il Virus sia clinicamente scomparso cioè non abbia effetti mortali. Si disputa su questo aspetto se invece il Virus è nascosto pronto a riapparire. I fautori della morte clinica del Virus dichiarano che nei reparti non giungono persone in condizioni mortali da giorni: gli avversi(Galli) alla morte clinica del Virus reputano che questo affievolimento sia dovuto al fatto che siamo stati chiusi e non abbiamo avuto rapporti o che abbiamo superato il Virus da noi stessi. Ma se uno guarisce da sé o si presenta all’ospedale con effetti non mortali vuol dire che qualcosa è accaduto nel Virus non soltanto nelle condizioni esterne al Virus.

Al dunque, l’analisi del siero, il posizionamento dovrebbero bastare a riprendere una certa normalità. Non per forzare la situazione ma perchè sembra realisticamente possibile. Bisogna scatenare il lavoro, lavorare all’estremo, e che  le forme di questo lavoro siano le più ampie e più libere e più spregiudicate, se si riaprono i cantieri e tutte le attività già finanziate, se si attuano  gli scambi del Baratto Sociale, lo scambio di prestazioni, le imprese di lavoratori, qualunque iniziativa purché non si viva  di attesa inerte, di denaro che non viene , né nazionale nè europeo o chi sa quando arriverà , bisogna slanciarsi, per dire: vuoi fare vacanze, lavora in un albergo al mare o in montagna, scambio di lavoro se non c’è scambio di denaro. E’ un suggerimento anche per gli afroamericani e per tutti i “poveri”.

La società italiana si è attorcigliata su se stessa e non esce fuori dei suoi cunicoli, disgraziatamente ormai vive di leggi leggine, divieti, controlli, invece di rendere spedita l’esistenza la “involucra” come se la proteggesse da perpetui pericoli. Impedimenti, fossati, sbarre del tutto contrarie al flusso del vivere. La Società raggiunge il suo scopo di stringere gli uomini ed impedirne i movimenti. Tutto è controllato, tutto è mal giudicato, limitato, l’espansione vitale in queste condizioni risulta oppressa. Alcuni credono di esercitare il potere sugli altri ma diventano prigionieri dei loro prigionieri, come nelle carceri dove il guardiano non è meno imprigionato dei prigionieri, del resto sempre chi vuole imprigionare si imprigiona. Siamo diventati società contro la vita, contro   natura, troppi divieti, troppe limitazioni, eccessivo controllo. La Società nasceva per liberare la vitalità in sicurezza(Spinoza), certo, con il rischio della vitalità, non con il peso dei legacci. Invece la Società è diventata legalismo asfittico, la pseudo sicurezza domina, coarta, ferma. Dobbiamo favorire la grandiosità vitale. Viviamo come nel traffico cittadino, macchine per correre a 200 km e dobbiamo correre a50 km. Hanno vinto le istituzioni contro la vita, assolutamente contro la vita e la vita diventa un’affermazione illegale, una esagerazione, un respiro da comprimere, un sovrappeso alla Legge, all’Ordine Pubblico. Forse ci siamo liberati dal Virus ma se non ci scuotiamo dalla Buropolitica i polmoni saranno asfissiati ugualmente. I polmoni sociali, anch’essi devono respirare. Ed attenzione alle rivolte!

Author: Cris

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