Fare o non fare, questo è il punto!

DIARIO DELLA RINASCENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

Ormai è inutile sprecare parole, credo che sia giunto il tempo di fare ossia la società prenda le redini della società al di sopra o al di sotto del Governo. Intendo: occorre inventare delle modalità per attivare l’economia impedita, bloccata, avvilita da chi governa. Se aspettiamo soluzioni da altre Commissioni, da altri Convegni precipiteremo nell’incertezza, nel rinvio, nel non sapere addirittura se il nostro futuro sarà ancora industrializzato e salverà l’ambiente, se per salvare l’ambiente occorre deindustrializzare, se avremo soltanto una economia di servizi, di elemosina reciproca, di perpetuo contagio virale, e dio sa che altro, del resto tutto è fermo, quindi possiamo immaginare…tutto. Per cui è necessario che la società corregga l’ignavia della parte governante, che la società inventi la sua salvezza, e non sarà facile. Sono ormai convinto che parte della parte governante la “salvezza” non la vuole. Non la vuole perché sa che nel momento in cui si torna alla normalità il Governo è finito. E per altre ragioni meno decifrabili o torbide… Occorre comunque tentare di risolvere per impulso della base sociale i mali della società. E queste modalità si possono attuare in in varie forme. Innanzi tutto: una fortissima pressione appunto dalla società civile. Lo so che gli assembramenti sono proibiti (evidente!) ma gli scioperi, no. Ed anche le manifestazioni assembleari, di disobbedienza civile hanno ottenuto grandi conquiste. Bisogna studiare le modalità per costringere il Governo a fare le opere in cantiere e che non vengono compiute. Gli industriali non possono limitarsi a criticare. Inoltre: scatenare contenziosi tra Regioni e Governo utilizzando la legalità, eventualmente pure i Comuni. Abbiamo verificato che il Governo cede. Tutto ciò nell’ambito della Legge, ma, lo sappiamo, la Legge può essere a maglie di ferro e tuttavia dilatabile, interpretabile, e la volontà decisa smaglia la maglia. In quanto ai “privati”, ci sarebbe, da non credere, l’obbligo per gli attori di mascherarsi e non avvicinarsi, spero non vi sia anche per l’Opera Lirica (ma forse anche l’Opera Lirica è compresa, mi aspetto ogni assurdità). Non è concepibile, gli Attori, i Registi, gli Impresari, scatenino proteste. Le sale da ballo con i danzanti distanti due metri(!), non dico lo stare in automobile…Gli spettatori del cinema con la mascherina e non possono consumare gelati…Queste misure, ed è un cenno, ne darò ampia rilevazione, costituiscono la rovina del nostro Paese, non lo faranno rinascere, anzi lo infosseranno (su Bar, Ristoranti, Alberghi, Negozi, Balneazioni ho scritto spesso). Occorre cambiare regole, altrimenti alla crisi da morbo aggiungeremo la crisi da regole. Non “senza regole”, ma “altre regole”. Queste regole furono concepite in tempi di panico, ma i tempi sono cambiati. È micidiale “aprire” in condizioni che ostacolano l’attività. Le regole vanno cambiate se cambiano le circostanze. Se è vero, ed è vero, che il contagio è minimo, il Virus depotenziato (Bassetti, Remuzzi, Zangrillo), che abbiamo strumenti per curare rendendo la malattia una malattia comune, curabile se percepita all’origine, che le morti e le infezioni avvennero per non conoscenza del morbo nuovo, continuare come nel passato è improprio. Abbiamo o no acquisizioni? Abbiamo o no meno, assai meno terapie intensive? Abbiamo o no rilevazioni, farmaci convenienti (plasma, siero, eparina, disinfiammanti)? Ma che obiettano i tifosi del Virus? Che tornerà a Settembre, e che non bisogna abbassare la guardia. Che ritorni a Settembre è profezia non scienza. Che ritorni perché noi abbassiamo la guardia non tiene conto dei farmaci e delle cognizioni. Insomma, “politiciscienziati”, “scienziatipolitici” decidetevi: abbiamo o no progredito nell’indagine nella difesa dal Virus, pensate che potremmo difenderci, adesso? Se ritenete che tutto è come prima avete fallito, se dite che è meglio di prima adeguiamoci alla migliorata situazione, non soltanto “aprendo” ma aprendo in condizioni produttive non paralizzanti. E non ripetere che ci sarà un’altra ondata del Virus, nessuno lo può sapere, in ogni caso siamo ben difesi, e vogliamo fare non stare a pensare che ci sarà il “Bivirus”. Nessuno progetterebbe. Passare dalla preoccupazione al rimedio, altri paesi lo fanno, e noi?

Abbiamo tanto da fare, non occorrono convegni, occorre voglia di fare. A vedere le periferie di Roma c’è da impegnare armate di lavoratori. Le armate ci sono, e addirittura senza occupazione. Ma il Comandante sta al Convegno. E prende note per un futuro Convegno. Non scherzo. Pensare, la Commissione Colao fa documenti di proposte ed invece di considerarlo che fanno i governanti? Un altro Convegno!

Eppure non abbiamo a che fare con degli incapaci. C’è uno scopo in questa confusione. Dobbiamo scovarlo.

Author: Cris

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