ESISTENZA, CIVILTA’, SOCIETA

di Antonio Saccà

 

Sospesi alla corda del nulla. Stiamo nella ragna del Tempo aspettando imprigionati.Tutto può risolversi nella vita, tranne il ritorno del Tempo al suo passato e la Morte nel suo presente.Si ha bisogno di illusioni per credersi qualcuno. L’ambizione è l’essenza della vita in quanto rivela lo sconforto degli individui per sostenere la propria nullità. Il fare qualcosa se non altro fa dimenticare l’inutilità del fare. Viviamo intensamente per dimenticare la nostra inutilità.

L’umanità è passata dai personaggi mitici ai personaggi leggendari, ai personaggi eroici, ai grandi personaggi, dai grandi personaggi al Signor Medio, dal Signor Medio al Signor Nessuno. Che è la nostra epoca, nella quale siamo orgogliosi di includere chiunque come si fa con le pecore di sera.

Oggi stimare asino un asino e leone un leone suscita indignazione, non c’è criterio di valutazione differenziato. Lo scopo ultimo del nostro tempo consiste nella eliminazione della idea di Civiltà. Esistono gerarchie ma sono capovolte, il culto del peggiore o l’indifferenziato all’ammasso. Bisogna addirittura temere di stimare chi vale, appare sopraffazione, dominio. Far sentire colpevole la qualità è lo scopo dell’eversione valutativa.

Instillare la convinzione che a lottare per la civiltà non vale la fatica è il risultato vittorioso degli “ultimi”. Gli “ultimi” saranno i primi. Verissimo. Ma restando “ultimi”. Quando si teorizza l’inclusione bisognerebbe valutare chi includiamo. Nel passato si concepiva un miglior futuro, oggi il miglior futuro sta nel passato. Non è una frase ad effetto. Se manca lo spirito di qualità siamo perduti.

Quanto scrivo in queste note giornaliere da mesi riguarda il Virus, ma il Virus della civiltà. Il Virus della salute, contro la salute non mi impressiona, è un male maligno e contaminante, persino uccide, ma è un male esagerato dalle fonti di comunicazione. Se volgessimo l’attenzione sui morti giornalieri di tumore, o di altre cause, ci sembrerebbero enormi. Ciò che è considerato dai mezzi di comunicazione diventa grandioso quando pure non lo è (Agenda setting). In ogni caso, non lo ritengo un male persistente, non fosse congiunto a miseria, incuria, ambiente malsano, del resto non siamo certi che chi muore è morto per questo Virus. Ma sia, è un flagello. Eppure non è “il” flagello. “Il” flagello sta nella demenza della civiltà, nel ricondurre la civiltà alla società, allo stare insieme e al peggior morbo: l’inclusione indifferenziata. Come se in una casa si affollassero rifiuti e quadri eletti, vermi e gioielli. L’inclusione non selezionata fa discendere la civiltà al grado di società. Gli uomini sono uguali nell’essere viventi, ma disuguali in tutto il resto. Uno è alto, l’altro medio, uno di bell’aspetto, l’altro così così, uno rapido di mente, l’altro torpido… Si dice, gli uomini sono differenti non disuguali. Bene, sono differenti. Hanno gli stessi diritti? Certo. Ma si tratta di chi valorizzare. Se una società valorizza la canzonetta invece che l’opera lirica avrà il livello della canzonetta. È allo stesso livello dell’opera lirica? Ecco il punto virale. Decidere se esiste una scala di qualità o tutto è sullo stesso livello. Si dice: chi giudica il livello e che diritto hai di affermare, poniamo, che l’opera lirica è superiore alla canzonetta (generalizzo per rapidità)? Porre una questione del genere è la conferma che siamo nella barbarie, che abbiamo perduto il criterio della qualità. Questa la vera malattia del nostro tempo: livellare o abbassare ciò che vale. Obiezione: chi ha diritto di stabilire ciò che vale? Risposta: chi vale. Obiezione: e chi stabilisce chi vale? Risposta: chi vale. Potrei continuare. Ma confido nella comprensione dei lettori. È l’essenza della questione. Se devo spiegare significa che sarei certo di non essere capito. Invece, avete capito!

Author: Cris

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