Domenica delle Palme all’epoca del Corona Virus.

Editor e Copywriter Cristian Arni

 

 

Domenica delle Palme, per chi  è credente e seguace del rito Cattolico di Santa Romana Chiesa Apostolica, è un giorno di pace; Gesù di Nazareth entrò in Gerusalemme accolto dalla folla festante con ramoscelli di ulivo, segno di pace appunto. Oggi le Chiese sono chiuse, fuori un silenzio irreale, poca gente, qualcuno cerca un ramoscello di palma benedetta, difficili da trovare, come le mascherine, l’alcool, i guanti, le cure e il vaccino contro il Corona Virus, ma la speranza, quella si non muore mai, Buone Palme a tutti, allora e…buona lettura con il Prof. Saccà e il suo Diario quotidiano.

 

 

 

 

 

 

DIARIO DELLA GRANDE PESTE E DI PICCOLE PESTI

del Prof. Antonio Saccà

post del 05/04/2020

 

Non volevo uscire, lo spettacolo del deserto cittadino dopo qualche giorno di piacere dell’aria migliorata, della mancanza di traffico e di ostacoli umani, rattrista. Strade lunghe, lunghe, lunghe, vuote, vuote, vuote, la solitudine delle strade, la solitudine completa degli autobus, il conducente che non conduce alcuno…Siedo sulla “mia” consueta panchina, ogni tanto appaiono entità umane, una, due, tre persone, appesantite da vettovaglie come se si recassero in un luogo nel quale dovranno gran tempo senza scorte, e si riforniscono… Nessuno parla, nessuno saluta, nessun rumore… File ai supermercati attenuate dai giorni in cui sembrava una carovana senza cammelli… Molti mascherati… Ed anche padroni e cani, e chi fa corse… Automobili al minimo…Il cielo è limpidissimo, un tutt’azzurro lineare, mi tocca un venticello frescolino che gira sulla bocca, sul naso, sulla fronte, nella quale i pensieri sono tetri: c’è in questo momento chi lotta per non morire, chi teme di poter ricevere la contaminazione, chi sospetta per il mal di gola…Chiamare, non chiamare, informarsi, risponderanno, non risponderanno? Un muro senza porte sta tra il cittadino e gli organi protettivi… Sarebbe sconsolatissimo soccombere non per il male ma per la mancanza di cure…Può accadere, potrebbe accadere… Accade… A casa, dicevano e dicono. Eppure si sono accorti che stare a casa ha favorito la contaminazione, e tuttavia insistono, e siamo chiusi con il serpente al fianco… il serpente può essere la madre, il padre, il fratello, la sorella, il figlio, la figlia e noi per loro…Il recinto chiuso dopo che è entrata la volpe nel dormitorio delle galline… La Cina ha inventato questo meraviglioso ritrovato della carcerazione e tutti la copiano, ma la distruzione netta di Virus è inconcepibile, una volta messi il naso ed il piede   fuori di casa, Virus rinomina, come sta avvenendo in Cina. Bisogna volgere l’attenzione alla protezione non alla scomparsa di Virus, proteggersi non vagheggiare l’eliminazione ,anche  esistesse una diminuzione dei contagi, e gli ospedali fossero meno gravati, dopo pochi giorni la contaminazione, non esistesse protezione idonea, rimonterebbe… Tamponi, analisi del sangue, se  guarito hai degli anticorpi, forse, forse sei immunizzato, puoi tornare a vivere, a lavorare, un’ottima indagine, forse, forse può essere a fondamento di un siero che inoculato protegge in quanto vi sono gli  anticorpi, bene, benissimo…Nel frattempo io immagino maschere rafforzate, un imprenditore le ha create, io lo scrivo da mesi, bene, benissimo, non possiamo vivere e lavorare senza protezione! Che strano, però, lavoratori in certi campi della produzione, lavorano, altri lavoratori impediti, ma se i primi sono tutelati, perché non tutelare i secondi? Si vuole diminuire il contatto, rarefarlo? Non si otterrà alcun risultato, allungheremo i tempi della crisi economica, null’altro. Se ci volgessimo alla protezione non assoceremmo la crisi economica alla crisi della salute. Ripeto, come mai si lasciano lavorare milioni di persone perché in attività essenziali e non si fanno lavorare altre persone se fossero tutelate come le prime? Un negozio non potrebbe essere tutelato come un supermercato? Sì, vogliono spaziare, sminuire i contatti… Ma al presente non abbiamo risposta positiva, contagi, morti, forse obbligheranno “questa” mascherina di dubbia  utilità, mani lavate, distanza, forse Virus è volatile, nell’aria, quindi la distanza non salva, forse non esiste immunità dopo la malattia, forse mapperemo ogni individuo con il cellulare ( figurarsi in India ed in Africa!), forse avremo il siero, no, dicono che è dubbio nell’efficacia, forse  in lontananza avremo il vaccino…Io mi contenterei di una maschera radicalmente protettiva, pare esista, almeno dovrebbe essere presa in considerazione…Ma andrebbe bene tutto quel che può andare bene…Quel ce non va bene è  vagliare giorno su giorno morti e contagiati  e fare imprese a calcolare le tendenze infinitesimali  per qualche numero sopra o sotto…Intanto rimandiamo vita e lavoro, giriamo l’Europa in cerca di denaro, lo forniamo male  e senza prospettiva, al modo della carità, il che non può durare, ed invece rimandiamo, rimandiamo… aprile, maggio, giugno, luglio, l’arte del rimando ,l’arte del contagocce economico, credere che la carità  sia il fondamento dei sistemi produttivi, confondere il cristianesimo di Stato con l’imprenditorialità produttiva del capitalismo… Continuando andremo  a picco e forse ci salveranno mettendoci in qualche modo sotto tutela. Questa passione per largire senza corrispettivo di lavoro è una peste! E però, coloro che giustamente invocano una potente azione in debito che scateni l’attività imprenditoriale devono pur curarsi della protezione! Scatenare i cantieri, protetti e al di fuori della economia della carità di Stato (la privata è meravigliosa, umana!) sarebbe, è l’unica salvezza.

E’ sera, oscurità se non buio,freddino, luci tenue, tutto sprangato, le saracinesche sembrano muri, dovrei tornare a casa, per informarmi, ma taluni volti mi rendono pesante la vista e l’ascolto, certo, la situazione è gravosissima, però, ecco, non ho fiducia, non sento la passione dei difensore del Paese, di personalità che suscitano la vitalità di un popolo nei momenti tragici, un Churchill, un De Gaulle… Giovanna D’Arco… Cifre, ci frette, due, cinque, a questo, a quell’altro…Sì, sì, ma occorre animare un popolo avvilito, compresso nella sua energia, Non siamo stanchi di vivere. Occorre un Potere traente, e protezione. Maschere? Me ne resto sulla panchina. Le rade persone sono ombre, qualcuno mi saluta, addirittura… Scorrono autobus vuoti, illuminati come navi ospedaliere. Chi muore, chi teme la morte, è l’ora dei cani a spasso. Devo aver sognato, che insegnavo, dicevo di Raffaello, la sua lievitazione vitale, il tutto vita, un getto di vita dopo secoli secoli e per sempre. Colori esistenziali, rispolverati, e la bellezza delle (ma)donne che non possiamo schermare, penetrante, la bellezza immediata…L’Italia eterna!

Ahimè, ricado, leggo, mi informo. Maurizio Molinari direttore del quotidiano La Stampa …Meglio citare, è il giorno 5 aprile del 2020, scrive della responsabilità del cittadino: “ciò significa che il cittadino è precipitato al centro del sistema di sicurezza nazionale e che la protezione collettiva ha come elemento irrinunciabile la responsabilità personale dei singoli individui. Se i cittadini non collaborano-per qualsivoglia motivo- è l’intera comunità nazionale ad essere messa a rischio. Il motivo è davanti ai nostri occhi: in attesa del vaccino e in assenza di una terapia di comprovata efficacia medica l’unica vera arma che lo Stato ha per contenere il virus killer è la chiusura della vita pubblica.  E la sfida al contagio non è uno sprint bensì una maratona ossia un impegno prolungato nel tempo in attesa che la scienza cii fornisca gli strumenti per sconfiggere il nostro nemico, impedendogli anche pericoloso colpi di coda e ritorni aggressivi come quelli che sta subendo la stessa Cina Popolare che pensava di averlo definitivamente abbattuto”.

Non è che sia facile comprendere quel che il Molinari progetta. Stare chiusi fino alla scoperta del vaccino Spero di sbagliare, un’ipotesi del genere sarebbe, è la fine del mondo, nessun individuo, nessun popolo reggerebbe, nessun sistema produttivo. Ma no, c’è un terza via. Se molti oggi lavorano protetti estendiamo la protezione. Che differenza c’è tra un supermercato ed un negozio? Di Estendiamo la protezione. Maschere consussistenti od altro, dedichiamoci anche alla PROTEZIONE. E non rimproverare, colpevolizzare il cittadino! Ma se la prigionia di Stato non è servita, se la scienza non precisa a che distanza rimanere, se non si precisa il vantaggio delle mascherine, se in casa ci si infetta. Il disgraziato cittadino che deve fare? Si fa la passeggiata. Sbaglia? A quanto pare sbagliamo tutti, compresi gli scienziati! TERZA VIA: PROTEZIONE.

Author: Cris

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