E’ tornato al Palco delle Valli “O surdat’ mericano” di Josè Fiori

E’ tornato nel primo fine settimana di Aprile, sul Palco delle Valli, lo spettacolo teatrale “O surdat’ mericano”, commedia brillante di J. Fiori che strizza l’occhio, neanche troppo celatamente, alla celebre canzone di Califano / Cannio del 1915 “O surdat’mericano”, ma ancora di più, strizza l’occhio alla farsa napoletana.

I meccanismi della commedia sono quelli tipici della scuola napoletana, De Filippo, Viviani, Scarpetta, tanto per citare alcuni nomi della sceneggiata in vernacolo partenopeo che da sempre attira, in maniera accattivante, simpatie ed affetto puri.

E’ una risata semplice, quella a cui si è assistito, una commedia senza pretese esagerate, ma onesta quella di Josè Fioriche in triplice veste di autore, regista ed attore, (forse dimentichiamo qualcosa?!)…mette in scena il dramma della guerra senza cadere nell’inciampo lacrimevole e patetico; in scena con lui: Rita Chiaramonte, Max Iennaco, Antonio di Girolamo, Amerigo Imbriano, Lorena Prisco, Giulia Iannuzzella, Emma Sommese, Michela Gigante e Diego Venditti che si sono generosamente cimentati in personaggi divertenti e leggeri, per raccontare i drammi e la povertà del “II conflitto mondiale”,  regalando al pubblico accorso numeroso un’ora e venti di “libertà”, soprattutto dagli smart phone.

Il Palco delle Valli è un’Associazione Culturale presente nel territorio del III Municipio nel quadrante Prati Fiscali – Val d’Ala – Conca d’Oro, con sede in Via Valsavaranche, 87 a Roma che da ben cinque anni porta avanti attività teatrali, con corsi di teatro comico, corso di base e di teatro avanzato; sono inoltre attivi corsi di: dizione e laboratori volti alla messa in scena di saggi/spettacolo.

Per tornare alla commedia, il ritmo era dosato in maniera equilibrata, poche “sbavature” e qualche calo di tensione in alcune parti dello spettacolo che però non hanno fatto sentire troppa insofferenza; nonostante lo spazio scenico un po’ sacrificato gli attori si sono districati fisicamente in maniera professionale ed egregia, nell’ambientazione ricostruita, un “vascio” napoletano, proprio come quelli di edoardiana memoria ( ‘o vascio di donna Amalia in “Napoli milionaria”, per intenderci); gli escamotage della commedia napoletana sono stati rimestati con discrezione, senza ostentazione, ricorrendo qua e là a qualche piccolo espediente pescato in prestito dal cilindro magico della drammaturgia partenopea: del resto è un’eredità difficile da cancellare.

Stringendo: siamo nel Febbraio del ’44, le truppe degli alleati incedono nell’avanzata contrastata dalle truppe di occupazione tedesche, ognuno si arrangia come meglio può per sopravvivere alla fame e alla miseria, in questo l’arte di arrangiarsi è una vera e propria “scuola” tutta italiana, in particolar modo a Napoli, dove al dramma della guerra si risponde con l’animo creativo tipico dei suoi cittadini. Da qui una serie di plot e mini plot innescheranno il carburante per far partire la commedia efarla giungere all’agnizione finale fino agli applausi della sala a cui è seguito un esodo del capocomico che congeda il pubblico con un monito ammiccante alla situazione geopolitica dei nostri giorni, incitando “…ad aprire i cuori invece di chiudere i porti”.

[di Cristiano Arni]

 

Author: Cris

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