E’ il primo Maggio senza il Primo Maggio: crisi del lavoro, più che festa!

Editor e Copy Cristian Arni

Siamo così giunti al Primo Maggio! Festa dei lavoratori, ossia tramutata in festa dal lavoro, più che festa potremmo dire: funerale del lavoro. Se circa dieci/quindici anni fa, o già di lì, era San Precario ad essere celebrato, ed immolato all’indomani delle forme contrattuali atipiche (si legga: sfruttamento legalizzato della forza lavoro) oggi la pandemia sta mettendo in mutande anche tutte le vergogne del sistema Italia legate al mondo del lavoro. In tutto ciò la Piazza del Concertone è svuotata dalla socialità della manifestazione ma anche di quei contenuti legati ai diritti dei lavoratori, calpestati quotidianamente. In tutto ciò le sigle sindacali, a cui si accompagnava la manifestazione, sembrano ormai obsolete, visto anche quanto i sindacati hanno “non” propriamente fatto per il lavoratore, tutto questo esprime un sinonimo: la dissipazione delle “folle” plaudenti, testimoni di quelle categorie di lavoratori atipici o in “nero”, ad applaudire, neanche rimasti ad applaudire i propri beniamini. Insomma, come dire: quei diritti conquistati a fatica illo tempore, si sono sgretolati, dissipati, man mano il tempo avanzava, fino ad oggi, che il lavoro ha abbassate le serrande, oltre che le braghe, a chi?! Ha ceduto il passo all’ iper tecnologia e a tutto il processo produttivo degenerato in sfruttamento e schiavìtù del III Millennio…vi lasciamo con l’augurio di un Nuovo Buon Primo Maggio  Futuro!  In calce all’articolo troverete delle poesie del Prof. Antonio Saccò che meritano esser lette alla luce del suo articolo odierno.

 

 

 

DIARIO DELLA PESTE E DI PICCOLE PESTI

 

di Antonio Saccà

 

Qualcuno ritiene di poter distinguere gli assoggettati alla crisi in garantiti e non garantiti, garantiti sarebbero pensionati, impiegati di Stato, ad esempio, non garantiti sarebbero i lavoratori nel privato, sovvenzionati per qualche tempo, i lavoratori in nero, imprenditori, artigiani, che vivono della loro attività. Questa opinione è vera ma parziale, la crisi coinvolgerà tutti, forse travolgerà tutti se l’andamento è quello odierno. Per mantenere pensioni, stipendi occorre una spasmodica ripresa del sistema produttivo, se questo vacilla cadono anche stipendi e pensioni. La condizione dei “vecchi” è angosciata, in qualche modo essi mantenevano i “giovani” se vengono meno le loro pensioni o si attenuano, il danno sarà duplice, per loro e per coloro che essi aiutavano. Anche chi ha risparmi non si salverà, temo che verranno predati. O le Banche permetteranno di avere dal proprio conto(!) limitatamente. Le circostanze sono ormai in atto, a mia esperienza non fanno incassare immediatamente un proprio(!) assegno. Lo stato avrà bisogno di denaro e prenderà dove potrà. Certo, l’Europa dovrebbe aiutarci, ma è il sistema produttivo che deve scuotersi, non c’è aiuto che dia vita a un sistema morto o smorto. La combinatoria del Virus e la catastrofe del sistema produttivo suscitano una sciagura epocale. Vi si aggiunge la Cina, la capacità cinese di abbassare i costi e inondare i mercati ha sconvolto gli assetti economici degli altri paesi e segnatamente degli Stati Uniti. Non è il caso di coglierne effetti positivi o negativi, ma di constatare che la Cina ha una capacità penetrativa sconfinata e vince la concorrenza, è vero che acquista ed è a sua volta un mercato immenso, ma pare che nello scambio si avvantaggi. Avendo mantenuto integro il suo sistema produttivo è di fatto la maggiore potenza mondiale. Abbia o no diffuso il Virus, dal Virus trae accrescimento. Il Presidente degli Stati Uniti cerca di coinvolgere l’Europa nel fare barriera contro la Cina ma non è ascoltato. L’Afrocina si avvicina. La Cina produce tutto, imita tutto, è difficile, troppo difficile competere. Del resto, ci roviniamo da noi stessi. Valga il caso. Dopo inviti aziende italiane decidono di trasformare i loro impianti per fornire mascherine, e talune imprese producono mascherine, quand’ecco il Presidente del Consiglio stabilisce per le mascherine un prezzo politico bassissimo che le aziende non giudicano remunerativo, e sospendono la produzione di mascherine intanto, intanto le mascherine giungevano e giungono dalla Cina! Si dirà, costano di meno. Dubito moltissimo che sulle mascherine cinesi si imporrà un prezzo politico. Vedremo. Ed in ogni caso non era opportuno discuterne prima?

 

 

 

Stupisce in questi uragani l’inesistenza della voce dei lavoratori, la classe operaia, tranne che per rivendicare sicurezza, giustamente, e la ormai associazione lavoro-sicurezza. Non basta, è una richiesta minimalista. La classe operaia deve. Assolutamente deve farsi imprenditoriale, il bisogno aguzza l’ingegno e molti imprenditori sono stati lavoratori , ora, in questa tremenda stagione ,ora bisogna concepire e attuare delle imprese  dei lavoratori in cui non vigono le normali regole ma quelle che i lavoratori danno a loro stessi, pur di sopravvivere, se bisogna lavorare quindici  ore al giorno si lavori quindici ore,  se bisogna rimodulare gli orari , diminuire  stipendi , salari, tutto sia compiuto, tutta la combinatoria purché l’impresa dia l’autoccupazione e sia  competitiva. E’ il momento di un dinamismo radicale, di provare tutte le combinatorie. Se il lavoratore lavora per la “sua” impresa faticherà anche quindici ore al giorno, questo renderebbe competitiva la “sua” impresa. E questo in ogni campo, medici, trasporti, scuole, autoccupazione associata, per abbattere i costi ed i prezzi e darsi occupazione. L’ERA DELL’IMPRENDITORIALUTA’ UNIVERSALE! Se i lavoratori non hanno capacità imprenditoriale “affittino” un imprenditore come del resto fanno le industrie: i Manager. Ovviamente esisterà l’impresa del capitalista privato. Nessun comunismo di stato, lo Stato abbia i suoi compiti ma non comprimendo l’imprenditorialità. Su tutto questo, il mio saggio: Dal lavoratore imprenditore al cittadino imprenditore, 2012, e il testo: Lavoratore imprenditore, Dino Editore. Ma tornerò sull’argomento. E decisivo. La rivoluzione informatica, robotica, l’intelligenza artificiale cambia l’economia, avendo la disponibilità di tecnologie sostitutive e di lavoratori disoccupati il capitalista non darà lavoro, quindi i lavoratori devono salvarsi da loro stessi. Ne ridirò, è questione decisiva. Intendiamoci, vi è il modello cinese, ma sarebbe uccidere la nostra civiltà.

 

 

 

Quanto possa disfare la compressione buropolitica dell’imprenditorialità lo mostra in concreto questo articolo inviatomi da un giovane laureato, Alfonso Romeo, oltretutto nipote di un consistente imprenditore del Sud, calabrese, Salvatore Gatto. Cito dal testo di Romeo che descrive l’attuale situazione di crisi al Sud : “Nel frattempo aumenta non solo l’esasperazione, ma anche la paura: fanno riflettere le parole di un commerciante del reggino alla testata StrettoWeb, dove rivela che se non ci sarà una riapertura imminente molti colleghi saranno costretti ad affidarsi alla ‘ndrangheta: “Ci riporta a pensare a quanto denunciato da molti magistrati: la consegna delle nostre vite alla criminalità organizzata, che potrebbe porsi come una sorta di ammortizzatore sociale sostituendosi alle istituzioni”, confida. Prima di arrivare a tali paradossi è necessario che lo Stato guardi la realtà in faccia, senza ipocrisie ed ulteriori ritardi. La burocrazia come al solito s’insinua inesorabilmente in questo meccanismo già alterato da altre variabili. Per ricevere un aiuto, chi gestisce una piccola o media impresa è costretto a presentare un’infinità di documenti, e soprattutto ad attendere finanziamenti che fino ad ora si sono tramutati, quasi sempre, in un nulla di fatto.

 

 

 

 

Si spera che il governo, senza ulteriori indugi, si decida a sfoltire il labirintico percorso fatto di ritardi e informazioni confuse. Un torpore che ha la sola conclusione nella rovina dell’andamento economico nel Sud, e, di conseguenza, dell’Italia intera. Solo evitando una cattiva gestione da parte di politici, magistrati e alcuni stessi imprenditori e con interventi decisi e vigorosi i prossimi mesi potranno consentire una vera ripartenza, evitando che passata l’onda pestilenziale del virus la nuova, grande malattia sia quella economica, che d’altronde sta già mietendo centinaia di nuovi poveri”.

 

 

 

 

La mia ipotesi di un capitalismo collettivista (impresa di lavoratori), ed impresa del capitalista individuale può sembrare ingenua. Lo so. Ne scriverò analiticamente. Il mondo è cambiato e cambierà e non soltanto per il Virus.

 

 

FU L’EPOCA DEL GREGGE DISTANZIATO

 

CORAGGIO

Coraggio, coraggio,

 È morta anche la disperazione!

 Segneremo questi mesi, questi giorni

Con strisce nere sulle pietre.

Al nostro funerale

Scomparvero anche le croci.

Fu quella una tragedia,

Parodiata da buffoni di cortile.

Vi furono, in quel tempo,

Volti e parole

Che ebbi vergogna ad ascoltare e a vedere.

Speravo di sognare e che l’orrore finisse.

Ma non ebbi modo di scampare.

Mi accusarono di voler fuggire.

Intimoriti, legati, sospettati,

Attori e spettatori

Subimmo la stessa sorte,

Noi   con la schiuma in bocca,

Quelli contorti in repugnante ghigno,

Infine vennero i getti del mare

Dove ondeggiano gli scarti delle fogne,

 Noi a salvare la bocca sputando…

Sia scritto a memoria dei posteri,

Perché rammentino lo schifo che ci è avvenuto.

Fu l’anno ventesimo del ventunesimo secolo.

La vita non finì con noi.

Fummo noi a finire la vita

Pur esistendo.

 

L’ANNO

L’Anno dello scarafaggio e dello scorpione.

Pensate, posteri,

Venne detto:

Distanziati dal tuo prossimo,

E gli uomini si distanziarono dal prossimo.

Venne detto:

Ai funerali di tua madre

Soltanto in quindici

E tra loro distanti.

Sì, disse la Società,

Ai funerali di mia madre

Soltanto quindici e mai sedici

E tra loro distanti.

Nessuno pianse, nessuno rise, nessuno gridò!

Fecero prove di addomesticamento

E la società fu orgogliosa di obbedire.

A questo ci hanno ridotto.

Questi siamo diventati!

Pulci e cani, ammaestrati.

Oggi tocca all’uomo.

E’ da bestie,

Obbedire alle bestie.

 

IL GREGGE DISTANZIATO

Morire abbracciati,

Non distanziati.

Vivere abbracciati,

Non distanziati,

Dimmi, prossimo mio,

Vi è concezione più disumana che distanziarsi dal prossimo?

Sei diventato a tale grado disumano

Da accettare di distanziarti dal prossimo?

Colui che fu un uomo

Può accettare ammutolito

Questo isolamento controsociale

Primitivo,

Di bestione ramingo?

E la parola, la mano,

Spariranno?

E comunicheremo per immagini visibili?

Chi vuole spegnere l’uomo?

Chi vuole questo gregge distanziato?

 

 

 

 

 

 

 

 

Author: Cris

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