Dies natalis Soli Invicti. Il culto del Sole e la nascita del Natale

da redazione
 
Il nostro Augurio di Buona nascita intesa più propriamente nel senso di: risorgimento; risorgimento dell’anima, dell’intelletto, sociale, culturale, umana e da questo periodo di oscurantismo globale. Il Natale è un po’ una chiave di volta, un giro di boa, la chiusura di una fase e l’apertura di una nuova, segnata anche dalla tradizionale notte di San Silvestro. Ma ecco che da pochi giorni siamo entrati in Inverno, c’è stato il Solstizio, abbiamo trattato il tema, in maniera leggera, facendo riferimento al «Sol Invictus», oggi invece riportiamo un articolo tratto dal web, che offre alcuni spunti di riflessione che magari qualcuno, speriamo, troverà interessanti, se non altro per comprendere l’evoluzione di una tradizione pagana poi canonizzata dal culto cattolico. Ma Natale non è solo prerogativa della Religione Cristiana, ed ecco che quanto riportiamo affronta da più punti di vista l’argomento di riferimento, perciò, buona lettura, in attesa dei vostri interventi, commenti e critiche con l’Augurio di Buone Feste.
 
Il Direttore Responsabile Cristian Arni
(L’articolo sotto parzialmente riportato e le immagini in esso contenuto potrete trovarlo al link di seguito: :https://oltrelalinea.news/2018/12/16/dies-natalis-soli-invicti/?fbclid=IwAR3Q3Voi8nxwmAOjrBOKWjpoCXBSkI4kuZf99hNdiTVJ_jyBZGMdLW7Lhk4  . )
 
 
 
 
Dies natalis Soli Invicti. Il culto del Sole e la nascita del Natale
 

 

 

(apparso il 16 Dicembre 2018 su oltrelalinea.news)

 

Dies Natalis Soli Invicti, la festa natale del sole nascente è la festa della nascita del Salvatore Gesù Cristo, il messia. Natale, dal latino cristiano Natāle (m), discende da natālis un derivato di nātus participio perfetto del verbo nāsci, nascere. È la seconda festa cristiana più importante, dopo quella della Pasqua in cui si festeggia la morte e resurrezione di Gesù Cristo.

Secondo il calendario liturgico della Chiesa cattolica il Natale cade il 25 dicembre, la maggior parte delle chiese ortodosse orientali lo festeggiano invece il 6 o il 7 gennaio.

 

Soli Invicti, il Sole Invitto da Aton a Mitra

 

In verità è sconosciuto il giorno esatto della famosa nascita a Betlemme nella stalla; conosciamo invece molto bene come si è svolta la vicenda grazie ai Vangeli. Perché dunque si festeggia il 25 dicembre? Qual è stato il motivo che ha spinto i cristiani a scegliere questa data? La ragione è semplice: il Natale cristiano si è sovrapposto ad un’altra importantissima festa , quella pagana del dies natalis Sol Invicti.

Sol InvictusSole Invitto, era l’appellativo di diverse divinità solari tipicamente orientali come Mitra, Helios o El-Gabal, che finirono per essere identificate in una sola persona, il Sole Invitto appunto, in un processo definito “monoteismo solare”. Tutti i popoli della terra hanno da sempre venerato, amato e pregato il Sole, fonte di vita, luce e simbolo della verità trionfante. Le culture mesopotamiche, i popoli mesoamericani, le civiltà del Mediterraneo e di tutto il globo. Spesso il sole era identificato come uno dei membri dei diversi pantheon di divinità, come nel caso di Helios o Apollo per i Greci.

Dies natalis Soli Invicti. Il culto del Sole e la nascita del Natale

 

Uno dei primi a venerare il sole come unica divinità è stato il faraone Akhenaton. Costui, intorno al 1400 a.C. istituì la religione di Aton, il disco solare, in contrasto con la religione tradizionale e politeista egiziana. Una rivoluzione, la sua, condannata dalla casta sacerdotale e cancellata dopo la morte del faraone. Benché Mitra o Sol non siano direttamente discendenti della figura di Aton, il culto solare del Sole Invitto ha origine in oriente, dove veniva celebrato con grande solennità.

All’interno dell’Impero Romano venivano praticate molte e diverse religioni, la religione tradizionale dell’Urbe, declinata in tutto il bacino del Mediterraneo, si era affiancata a un’innumerevole miriade di dèi, culti e tradizioni. L’esercito fu l’organizzazione e il luogo in cui, più di ogni altro, religioni diverse si incontravano e si influenzavano vicendevolmente. Qui i legionari ispanici militavano insieme a quelli provenienti dalla Siria o dalla Britannia, i cittadini di Roma e della pianura padana combattevano a fianco di unità ausiliare di barbari, ancora senza cittadinanza, che portavano con sé i loro dèi e le loro divinità.

Fu proprio nelle legioni che divennero popolari culti orientali come quello di Mitra o del Sole Invitto. Queste divinità infatti rappresentavano la luce che trionfa sulle tenebre, il bene che, ciclicamente deve affrontare e sconfiggere il male. Nella ciclicità del ritorno della luce dopo i mesi di buio autunnali e invernali, veniva raffigurata la lotta eterna del bene e del male. Entrambe le divinità, (Mitra e Sol), sono dette “Invictus”, invitte, così come Marte, il dio della guerra, associato anch’egli ad un evento cosmico: il solstizio primaverile.

Dies natalis Soli Invicti. Il culto del Sole e la nascita del Natale
Iniziati praticano il culto mitraico in una cripta.

 

Da Eliogabalo ad Aureliano

Il culto del Sole divenne però principalmente noto a Roma grazie all’imperatore Eliogabalo, che, vista la popolarità trasversale di questa religione, tentò di imporlo a tutti i cittadini dell’impero. Intorno alla prima metà del 200, Eliogabalo costruì un grande tempio sul Palatino dedicandolo a El-Gabal, il dio del Sole della sua città natale, Emesa. Cambiò quindi il nome ad El-Gabal, chiamandolo Deus Sol Invictus (Dio Sole Invitto), e innalzandolo così sopra il grande Giove, lo Zeus romano. Ucciso nel 222 da una congiura, la rivoluzione religiosa di Eliogabalo si fermò. Ma non per questo il dio divenne meno popolare fra i soldati e la popolazione.

A riportare in auge la divinità solare nell’impero fu l’imperatore Aureliano. Durante il III secolo l’impero aveva rischiato di sfaldarsi , ad oriente e ad occidente intere province si erano dichiarate autonome mentre i barbari premevano alla frontiera e la crisi economica impoveriva il Mediterraneo.

L’azione di Aureliano fu vigorosa: cacciò i barbari, riconquistò e riannetté le provincie secessioniste e diede un nuovo impulso all’economia. Serviva ora qualcosa per saldare il nuovo ordine, per affratellare i cittadini dell’impero sotto un unica visione. Aureliano vide nel culto del Sole Invitto, di cui la madre era sacerdotessa, una religione capace di ricompattare l’impero.

Sol Invicti era infatti non solo trasversalmente popolare in tutto lo Stato, ma la sua identificazione e assimilazione con Apollo, Helios e Giove era molto semplice, se non già presente. Erroneamente poi, numerosi pagani ritenevano che i cristiani venerassero il Sole, rendendo così questa divinità una delle più famose dell’intero mondo mediterraneo. L’imperatore dunque fece venire a Roma i sacerdoti del Dio dalla Siria e ufficializzò il culto facendo costruire un grande altare sul Quirinale.

 

Dies natalis Soli Invicti. Il culto del Sole e la nascita del Natale

 

 

Il solstizio invernale e la rinascita del Sol Invicti

Durante il 274 consacrò il nuovo tempio e impose il culto del Sole come primo dell’impero, istituì anche la festività del Dies Natalis Soli Invictigiorno di nascita del Sole Invitto, già largamente praticata in oriente. Questa festa celebrava il momento in cui il sole tornava a splendere sulla terra dopo il solstizio d’inverno.

Astronomicamente parlando infatti, durante il solstizio invernale (21 dicembre), il sole raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la sua massima estensione e la luce del giorno la minima. Da quel momento in poi, la luce ritorna a trionfare sul buio fino all’apice del solstizio d’estate (21 giugno).  In questo momento il giorno raggiunge la sua massima estensione e la notte la minima.

I pagani vedevano nel nuovo sorgere del Sole dopo le buie giornate dell’autunno, il trionfo della luce sulle tenebre, del ritorno alla vita dopo la morte delle stagioni fredde. Non solo, così come l’Universo è un tutto ordinato e non caotico, così anche l’uomo deve vivere il suo Solstizio invernale. Deve raccogliersi, deve vivere il negativo e il “buio” dentro di sé per poter ritornare a splendere e a riconciliarsi con sé stesso. L’uomo, qualsiasi sia la sua religione, deve raccogliersi nel proprio centro per poter trovare e far splendere quel fuoco sacro che alberga dentro in ognuno di noi.

La decisione di Aureliano ricompattò sì i cittadini dell’impero, ma fu un’altra la religione a trionfare nel tardo III-IV secolo: il cristianesimo. La fede nel falegname della Galilea vinse infatti la competizione fra le grandi religioni del mondo antico e dopo secoli di censura e persecuzioni, divenne uno dei pilastri fondamentali della società romana.

L’azione di due imperatori fu decisiva per permettere al cristianesimo di fare il passo definitivo, prima Costantino che cancellò le persecuzioni di cristiani e quindi Teodosio, che nel 380 proibì la religione pagana all’interno dei confini dell’impero. Il passo dal Natale del Sole Invitto a quello di Cristo era dunque vicino.

 
Dies natalis Soli Invicti. Il culto del Sole e la nascita del Natale
A sinistra Sol Invictus, a destra Gesù Cristo il Salvatore.

 

Il primo Natale conosciuto

La prima testimonianza dei festeggiamenti di un Natale cristiano da noi conosciuta è del 354, ancora prima dell’editto di Teodosio. La seconda invece risale al 380 e ci viene tramandata da Gregorio di Nissa. Per quanto possa sembrare strano, un filo rosso unisce le due pratiche religiose e le due festività. Un filo di senso e significato ben colto dai primi cristiani.

Innanzitutto, benché non direttamente identificato col Sole, il simbolismo teologico Cristo-Luce è caratteristico del Vangelo secondo Giovanni, che mette spesso in evidenza il duello Luce-Tenebra. Il messia, Gesù Cristo, viene pure associato alla luce nelle epistole di Paolo ma già nella Bibbia, e precisamente nel libro di Malachia, l’annuncio del Messia è identificato con l’arrivo di un Sole di giustizia.

Author: Cris

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