DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

di Antonio Saccà

 

 

Il 18 maggio 2020 è, dovrebbe essere un giorno  allegro, perché dopo brevi e lunghi mesi, brevi in quanto al tempo, lunghi nel percepirli,infine negozi e varie altre attività ricominciano a vivere…Ma ricominciamo a vivere o iniziamo a morire, prevale la gioia dei vivi o la tristezza per i morti e la preoccupazione per i vivi? Alcuni negozi non sono riaperti, altri, a parlare con i proprietari, stanno in pericolo, altri ancora scrutano i giorni che verranno, incerti, infine coloro che affrontano terremoti e tempesrte e il Diavolo in prima persona, vogliono fare ad ogni costo! Tutti, però, temono un  Satanello sociale, un vigile poco urbano quantunque urbano, un controllore con la mano sul fucile, un guardiano del faro  ventiquattro ore su ventiquattro, una spia  onnipresente ed onnivedente, tutti temono che questa ripresa sia sottoposta ad una inchiesta di legalità  comprimente, togli fiato, che cento occhi microscopicizzino la legalità, ne verrebbe  il timore che si possa incorrere in difetto da parte del proprietario e da parte del cliente, complicando, scoraggiando l’attività. D’altro canto le ordinanze regolative sono ampie e capillari,  trasgredirle è spontaneo, non per volontà ma per impeto d’azione. Esisteva la possibilità di regole meno fitte e minute, e sono tali per cogliere in fallo il cliente ed il gestore? Insorge il morboso sospetto: che Qualcuno è avveso all’impresa. Ripeto, insorge il sospetto che Qualcuno è avverso all’inpresa. Fermiamo il sospetto. Ci accompagnerà in tutta la Pandemia.

Riusciremo a fare di queste articolate regole nuove abitudini? Non  disturbarci se portiamo le mascherine, se misuriamo la distanza,  se ci laviamo le mani spesso, se non le stringiamo, se non ci abbracciamo? Acquisiremo tali nuove abitudini? Di certo, pazienteremo. Il tremore è stato e rimane sconvolgente… Purchè non si esageri in regole, e non si dia l’mpressione di voler tenere in sottomissione intimorita la gente con una minutaglia di proibizioni e doveri da suscitare rivolta. Purchè non si dia l’impressione che la tutela della salute sia un pretesto per continunare a dominare la società impedendo ogni protesta in nome del distanziamento sociale, dei famigerati assembramenti. La proroga della stato di emergenza sanitaria proposta dal Governo  prefigura  la continuazione del dominio con regole stringenti e oltrel’ordinario. Prolungare l’ermergenza sanitaria è inquietante, oltretutto connessa a magiore retribuzione per la forza pubblica…

A parte i gravissimi errori sanitari, lo stare chiusi sani e malati, le sedi per anziani non sufficientemente protette, mascherine, tamponi allo sbaraglio, cure malnate con i respiratori omicidi, il non capire gli effetti delle infiammazioni e delle trombosi, i tavoli nei ristoranti dovevano distanziarsi quattro metri!,occrrerebbe cogliere che non sono le regolucce che contano ma le “cure”, cure non vaccini, cure, cure, cure, individuale la malattia alle iniziali manifesrazioni, prima che susciti infiammazioni e grumi di sangue che poi  causa la trombosi. Presa in tempo pare che la malattia non sia mortale,  bisogna però che non prolunghiamo la condizione fino alla possibilità di trombosi. Le regole intimoriscono, vi è una cecità psicologica, a meno che non sia voluta (ma degli “errori” deliberati scriverò, c’è del marcio in questa vicissitudine), dicevo, le regole intimoriscono, non danno impeto all’economia che non può vivere temendo multe ed osservanze con il frustino. Vi  è una trombosi sociale non meno mortale di quella nei corpi. Occorre cessare questa maniacale determinazione a regolare al milligrammo ed a largire (a parole ma talvolta realmente) senza corrispetivo di impresa, di lavoro, di occupazione. L’iper regolazione e l’assistenzialismo di massa permettono di tenere al collo il cittadino assistito che dipende dal potere e sta zitto ma recide la salvezza favorendo la passività  e paralizzando l’attività. Ho sempre scritto che dovevamo prepararci al “fuori casa”. E sia, è andata come è andata. Ora però vi è un’alta “missione”. Non regole ma cure, non solo regole ma cure. Le regole inceppano, intimidiscono, le cure…rassicurano!

Author: Cris

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