Diario della Grande Peste e di Piccole Pesti

Editing, copywriting Cristian Arni

 

 

Oggi è il 159° dell’Unità d’Italia…siamo sotto attacco epidemiologico: il Covid-19, per caso ne avete sentito parlare? Dell’unità, intendo…e no, perchè alle 18 tutti affacciati a cantare: “Azzurro”, “Ma il cielo è sempre più blu”, “Roma nun fa la stupida stasera”, “Felicità”…e così via. Ma l’inno di Mameli com’è che dice, aspettate…”Fratelli d’Italia…”, va bene, insomma a parte canzoni e canzonette, per carità di valore musicale ed esecuzione canora discutibili, possono piacere come no, le originali versioni intendo, di quelle astruse esibizioni alle finestre sorvolerò per decenza, anche se non mancheranno i fenomeni…dicevamo, ma l’inno d’Italia non sarebbe stato davvero un bel Flashmob…che tradotto in Italiano, sarebbe…no, non c’è una parola per tradurlo, ma Wikipedia, il Gotha dell’ enciclopedia, ci informa che:

“Flash mob è un termine coniato nel 2003 per indicare un assembramento improvviso di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, che si dissolve nel giro di poco tempo, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita”, per l’appunto: assembramento improvviso, a me non pare proprio è ormai una consuetudine; si dissolve nel giro di poco tempo, anche qui avrei da ridire, la performance dura una buona mezz’ora; finalità un’azione insolita, che puntualmente ricade quotidianamente? Ma allora, non sarebbe stato meglio veramente una vera adunata per un’azione insolita e via? Tipo: cantare tutti l’inno italiano alle finestre!

E così, il nostre dovere di ricordare questa giornata lo concludiamo, anzi lo apriamo con un’anteprima: il penultimo Capitolo del romanzo del Prof.Antonio Saccà intitolato: “Il professore, la morte e la ragazza”, che danno abbrivio alla rubrica Diario quotidiano della Peste. Noi se non altro vi auguriamo buona lettura, che magari augurare altro non è il caso forse per molti. Ci teniamo inoltre a comunicarvi che presto, su queste “pagine” verrà pubblicato per intero il romanzo di cui sopra, per gentile concessione dell’autore e della Casa Editrice, Armando Editore.

 

 

 

(dal romanzo “Il Professore, la morte e la ragazza” di Antonio Saccà)

LV

Il cielo è stellato e le stelle puntigliose e limpide si disperdono senza regolarità ovunque. Guardo il cielo e le stelle e mi rendo conto di guardare il cielo e le stelle. Quale distensione lontanissima e placata, lassù! E il cielo che scorgo non è che un angolo del firmamento, in altri luoghi avrei visto porzioni di cielo diverse che unite a quella che vedo si sarebbero ampliate a dismisura. E neppure quelle ampiezze avrebbero dato minima concezione della vastità dei firmamenti. Di sicuro quei cieli si inoltravano in cieli ulteriori, quel firmamento in altri firmamenti che esistevano negli spazi al di là del nostro firmamento. Oltre il mondo che noi abitiamo e dell’insieme organizzato dei mondi che al nostro sono avvinti, quali mondi vi sono, quanti firmamenti, quante galassie, quanti miliardi di stelle, quali nebbie tra stella e stella! Nella direzione perpendicolare al mio sguardo nitida e ripulita rifrangeva una stella dai folgorii di un brillante. Il cielo sopra di essa appariva di una azzurrità velata dalla notte ma ancora riconoscibile. Che altezza aveva la stella? Da me alla sua collocazione quanti milioni di metri o milioni di anni di luce di metri o non so quale altra misurazione, quanto distacco vi era tra me e la stella? Vidi il tetto della casa di fronte alla mia, una lampada ancora accesa nella stanza. Le tendine mi schermavano l’interno della camera. Eppure, al sommo della notte, veniva da quella stanza una musica religiosa e un canto di implorazione, in parole di antica lingua. Tornai a guardare il cielo, cercai di ritrovare la stella fulgente e solitaria. Non vi era esistenza dell’umanità nei meandri stellari del cielo. Una stella, un gruppo di stelle, una stella perduta in se stessa, sciami di stelle, lassù non vi era traccia di noi. Talvolta nebbiose polveri si stabilivano in qualche angolatura del cielo, quasi le stelle si fossero

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dissolte e volatilizzate. Niente di noi esisteva, lassù. Un silenzio che era un giudizio. Un giudizio che era scherno per tutti noi e per ciascuno. Ecco quel che siete, una forsennata agitazione di cui l’universo non ha cura e preoccupazione e alla quale l’universo sopravviverà per migliaia e milioni di anni, mentre voi siete impediti di vivere, oltre che fugaci. Così mi parlò la stella che io avevo ritrovato e mi parlò davvero, io sentii scandire le sue parole come se la sua luce me le dicesse negli occhi. La musica contribuiva alla notte. Sì, proprio cosi, sì, appunto. Avevo fatto il male. Che male c’è ad avere fatto il male? Ad avere fatto quello che nella vita non si può evitare! Sì, vero, ero stato capace di uccidere. Forse che i delitti avevano mai impedito alla vita di conti-
nuare ad esistere? Se la vita fosse esistita soltanto non esistendo il male, la vita non sarebbe attecchita su questo universo tanto maligno! Vi è tutto in questo mondo, dolori, violenza, morte. Vi è tutto. Vi sia tutto. Ho deciso la sorte di un’altra persona. Potevo farlo. L’ho fatto. Dovevo farlo. Ho ucciso chi mi ha ucciso l’esistenza. Ho ripreso il debito che la vita non mi pagava. Me ne gravo la decisione. L’ho voluta. Oltre la stessa vendetta. Perché è stato un delitto senza vantaggio. Non mi ha ritemprato. Non ho avuto piacere neanche dal male. Che non rinnego. Serene e terse le stelle, leggere, anche, e prodigiosamente di- sperse negli spazi. Nessuna colpa in cielo. Nessuna colpa in terra. E se colpa esiste, è quella di non annientare chi cerca di annientarci. Il cielo è limpido come il canto che ascolto dalla finestra di fronte alla mia casa. Domani tornerà il giorno, io mi affaccerò alla luce. Non perdo tempo a giudicare il bene, non perdo tempo a giudicare il male. So chi sono, oggi: un assassino tra assassini. Alla deriva. Nessun orientamento, mescolanze, svalutazioni, invasioni. Perché dovrei continuare la severità verso me stesso in questa sommergente palude dell’accadere! Ho ucciso, ma non sono neanche un assassino distinguibile. Mi trascina la tumultuosa indifferenziata equivalenza del procedere.

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Ce ne andremo nell’ aldilà, dopo essere stati sogni sognati da noi stessi, evanescenti, imprecisi nell’ andamento, ombre del vento, foglie sconfitte dall’ inverno. Non vi sarà traccia dell’intera umanità tra qualche milione d’anni e i suoni emessi negli spazi da organismi lontani o da lontanissime vallate di stelle non conterranno un vagito di tutta la terra e di tutta la nostra misteriosa specie. Non resterà pietra su pietra di questo immane edificio di sciagurati assassini, di portento- se opere che sembravano definitive. La scopa del Niente spazzerà i nostri residui sotto le altissime porte dell’Universo. Non diverremo neanche polvere sufficiente a comprimere i tarli del legno del Tempo. Le colonne del castello dell’uomo si spezzano. Siamo stati buffoni, ora capisco, al servizio del Dio Nulla. E abbiamo replicato il peggio- re spettacolo per il sorriso dei suoi divertimenti, millenni, millenni e ancora millenni. Il Dio Nulla, sbadigliando e chiudendo gli occhi, infine allontanerà da sé l’evanescenza recitata che ci ha entusiasmato lentissimi secoli e subitaneamente precipiteremo dai confini della no- stra galassia nell’ estesissimo vano vuoto universo. Niente Dio. Niente uomo. Niente niente. Astri pesanti e spogli gireranno inconsapevoli nell’ inconsapevole universo. Un’esplosione o un esaurimento planetario, in ultimo, chiuderanno il sipario degli astri, di me, di te, di tutti noi. Raggiungeremo così la ribalta dello Zero, dove ci sarà impedito di recitare la grande commedia del divenire, di cui fummo i più esperti,
inutili, indomiti protagonisti.

 

A cura del Prof.Antonio Saccà

post del 17/03/2020

È il 17, martedì, del 2020 , ci svegliamo e ci accorgiamo di essere ancora vivi ma dopo sogni non festosi. Guardiamo delle finestre il cielo, il giorno e usciremmo a passeggiar ma non è il momento… Più tardi uscirò senz’altro, non reggo a stare a casa,uscirò anche per delle necessità. Una coperta di ferro ci sta asfissiando di preoccupazioni, manca, però, l’animo della guerra, lo spirito delle guerre, l’animo combattivo, è che il male di questo male e di questa società, questo mondo politico, soprattutto, non attinge alle forze naturali del popolo, come è è nelle guerre , l’entusiasmo della lotta, non vi è la mentalità della tragedia, piuttosto sfiducia, noia, delusione, invece bisognerebbe insieme soffrire e volere la felicità, sentire estremamente, impegnarsi strenuamente, tutto un popolo! Troppo infelici per non volere la felicità. Questa mentalità nebbiosa, inerte, reclusa non risolve.Restare a casa è una condanna,restare a casa da soli una doppia condanna,e questa concezione degli anziani come se fossero merce di scarto… Anche le misure economiche sono desolanti, debiti, debiti, debiti e rimedi provvisori, ne usciremo con le ossa rotte…Del resto, dopo la spesa di venticinque miliardi, le Borse sono scemate lo stesso. Che significa? Che non risolveranno alcunchè, ed ho la convinzione che raggiungeremo la polverizzazione borsistica. Vedo nero. Dico:visto che il sistema produttivo non è paralizzato perchè, con rigorosi accorgimenti, non aprire i cantieri fermi da anni! Un Paese si salva producendo non dando a carità e in debito! Non risolveremo la crisi, si lanci un prestito nazionale per grandi opere, gli italiani hanno possenti risparmi inattivi! Ma per tal fine occorrono altri uomini, uomini che congiungono energia, decisione ad amor patrio. Il popolo scala le cime se ha guide che scalano le cime, non impiegati di Stato. Non c’è slancio, non c’è tragedia, abbiamo
presidenti non CAPI DI STATO, STATISTI!

O ci fermiamo totalmente e puntiamo sulla riduzione annullatrice dei contagi o, se le imprese continuano,trasformare il Paese in un cantiere materiale e psicologico. Che Milano crei un ospedale nella Fiera, ecco una bella notizia. Fare. Fare. Ripeto, o bloccare radicalmente o lavorare con precauzioni ferree. Sopra tutto cacciare questa mentalità di inerzia, riparata, passiva. La Chiesa è stata ritirata in questa vicenda, ora cerca di riprendere iniziati e fidarsi nei Santi, in Dio e nella preghiera. Che non sia una fede in qualsiasi evento quasi che dovessimo soffrire per espiare chi sa quali peccati. Non ci meritiamo nessuna punizione. Occorre pregare, chi lo sente, per fare non per rassegnarci! E oltre ai miracoli credere nella scienza, pare che siamo prossimi ai vaccini, così dicono dall’Istituto Negri di Bergamo.

Le persone che oggi Italia non sono adeguate alla tragicità del momento, ritengono di mantenere la calma ,di non impaurire ma in realtà non avvertiamo passione, dicevo: presidenti non statisti. Uno sforzo di salvezza nazionale, una crociata non un bollettino. Ciascuno deve avere compiti. Dobbiamo fare, non annoiarci al chiuso. La faccenda sarà lunga ed il morbo depressivo è un virus .Leggere, studiare, lingue , tutto, insegnare ai ragazzi anche telefonicamente, telematicamente, i docenti comunichino con gli studenti, conversatori per gli anziani, assegnare case abbandonare da restaurare dandole in proprietà, trasformare i mezzi di comunicazione radiofonici e televisivi in tetri d’opera e di prosa, in musei, in scuole, suscitare canali con docenti, e sopra tutto prepararsi a imprese di lavoratori, moltissime imprese falliranno, i lavoratori saranno costretti ad auto- impiegarsi. Sarà la svolta oltre a quella informatica- robotica. Siamo in mare oceanico, occorrono nuove mentalità.

Un’ipotesi gravissima , infondata, fondata, la riferisco: la Cina ha deliberatamente contaminato se stessa sapendo che poteva circoscrivere la “peste” ma sapendo anche che poteva estenderla nei paesi liberi,nel mondo e soprattutto quello europeo e nordamericano con effetti catastrofici non soltanto nel campo della salute ma anche dell’economia e della “mente”? Non so, sta di fatto che questo Virus arrecherà la disfatta del capitalismo occidentale ,avremo situazioni ingovernabili, un’economia finanziaria e produttiva colpitissima, e chi ne uscirà indenne sarà la Cina. Cominciano le voci che elogiano il modello cinese, sia nella sconfitta del Virus, sia nel sistema produttivo. Addirittura si fa passare la Cina come il Paese che soccorre l’Occidente, in specie l’Italia. Ma la Cina è imperialiste non meno o più degli Stati Uniti, anzi, essendo paese comunista non lascerebbe muovere una pagina. Ma in tale situazione è concentrata la vicenda storica di quel che stiamo attraversando. Sia o non sia un Virus naturale o un Virus di Stato l’Occidente ne verrà accasciato, ed avremo vicende economico-sociali memorabili.E sapete chi ne
profitterà? La Cina.

Author: Cris

2 thoughts on “Diario della Grande Peste e di Piccole Pesti

  1. Toccanti pagine di letteratura!
    Omaggio alla ricorrenza che è rimasta nell’ombra dai riflettori dell’informazione di massa. Forse al riparo.

  2. Sono pagine di alta letteratura, quelle tratta dell’opera del prof. Saccà. Una varietà senza remore, ma amorevole, anche quando severa, dei volti dell’umanità. Solitudine e molteplicità del vivere umano, di oggi e di sempre, narrano ritratti esistenziali e sociali che oggi diventano uno specchio.
    Anche nella ricorrenza celebrata da Press Office.

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